Dopo aver disegnato scenari ampi in esterni pericolosi e cupi, la seconda parte si stringe su traiettorie di sguardo tra protagonisti spesso senza staccare nel montaggio, o con un leggero anticipo sincopato. Desplechin obbliga soprattutto le due donne (Seydoux e Forestier) a piccoli gesti e micro-espressioni. Ne scaturisce un cinema raffinatissimo: un gioco di specchi apparentemente impalpabile, ma profondamente vibrante (Hitchcock docet), accompagnato da un sottofondo sonoro persistente e struggente. E poi non c’è niente da fare: Zem, con questa sua tonante presenza, oscillante tra il rassicurante e il pervicace, è un attore fottutamente devastante, in testa a decine di colleghi europei della sua generazione.