5,7/10

Falla girare

Regista

Giampaolo Morelli

Genere

Azione , Commedia

Cast

Giampaolo Morelli, Ciro Priello, Michele Placido, Giovanni Esposito

Sceneggiatore

Gianluca Ansanelli, Tito Buffuini

Produttore

Giulio Steve

Durata

99 min.

Offerte
Data di uscita

25/11/2022

Un misterioso virus colpisce il pianeta e improvvisamente muoiono tutte le piantagioni di canapa. In un mondo senza più cannabis, l'influencer napoletano Natan trova per caso una piantina maschio e, insieme a una banda di amici, decide di mettersi sulle tracce dell'ultimo esemplare femmina per far rinascere la specie e diventare il re degli spacciatori.

La cicatrice del coronavirus è ancora ben visibile su quasi ogni aspetto della società umana, e lo rimarrà ancora a lungo: il suo topos sembra riflettersi a macchia d’olio, infettando molti dei prodotti mediali degli ultimi due anni. Declinato in diversi modi (nella narrazione, lo stile, i contenuti e le modalità di produzione) si può ben scommettere sul suo destino anche per quanto riguarda i film che verranno negli anni a venire. Il setting distopico (o utopico per Giovanardi e la sua eredità?) di Falla girare lo dimostra attraverso vari mezzi e mezzucci, gag più o meno riuscite e un’ambientazione nostrana, intrisa di elementi che richiamano, quale più quale meno, alla pandemia iniziata nel 2020.

 

La trama

Il film di Giampaolo Morelli, nel film Nardo, in arte Natan, il nostro protagonista amante delle citazioni e famoso influencer napoletano su Instagram, è ambientato in un futuro prossimo, dove un virus infetta tutte le piante di canapa del mondo, portandole sull’orlo dell’estinzione. Una pianta maschio è stata tenuta nascosta a Napoli ed è finita nel mirino della mafia cinese. Toccherà proprio a Natan cercare di salvare il destino della pianta della canapa e farla rifiorire nel mondo, assieme all’aiuto del giornalista Guglielmo (Ciro Priello), del fratello Arturo (Giovanni Esposito), lo spacciatore Oreste (Fabio Balsamo) e della poliziotta sotto copertura Sara (Laura Adriani), assieme ad altri comprimari che si contrapporranno alla criminalità organizzata rappresentata da coloratissimi camorristi e mafiosi cinesi fuori dalle righe.

 

Un web prorompente

La pellicola è un pot-pourri di vari generi, ritagliati a dovere all’intero di una commedia stravagante e non lineare (spesso con diverse incoerenze e buchi di trama), spaziando dal crime alla fanta-politica, passando per i film di azione e spiluccando qua e là alcuni luoghi comuni dei road movie e heist movie. Ovviamente, l’intento di Morelli (conosciuto ai più per il suo ruolo nei panni dell’Ispettore Coliandro). Il creatore del film ha una piccola, seppur coerente, ambizione: una satira leggera sul mondo dei social media e i mezzi di comunicazione di massa in generale. Natan ci mette poco a mostrarsi per quello che è, ovvero una facciata fatta di superficialità e false citazioni che nascondono un’inquietudine di fondo.

La centralità dello smartphone nel film (usato da Guglielmo per parlare del tasso di suicidi crescente, per ingannare una telecamera ai giardini del Vaticano, per chiamare i propri cari) è un collante che serve a mostrare l’assurdità dell’intreccio, facendolo sfociare ben presto nel demenziale. Un demenziale che da un lato pare abbia intenzione di criticare il vuoto dei social, dall’altro strizza l’occhio a questo vacuum che i social stessi hanno creato (basti pensare all’utilizzo di comici del web come The Jackal come comprimari del film). Insomma, il film di Morelli cerca di tenersi bilanciato per quanto riguarda lo sfruttamento degli aspetti più tipici del mondo dei social, dall’altro li critica senza troppe remore. Per questo, la sua critica rimane un po’ azzoppata e ingenua, ma l’intento è genuino.

 

Sia Morelli che i coprotagonisti (Priello, Balsamo e Adriani) danno delle prove attoriali di tutto rispetto, purtroppo non aiutate da un copione sempre brillante (come primo esempio, le gag scialbe e irritanti affidate al personaggio di Giovanni Esposito che si sarebbe meritato qualcosa di meglio). Il film non ha comunque troppe preoccupazioni a dare un’immagine non stereotipata della criminalità organizzata e dei cinesi, i principali antagonisti: queste rappresentazioni portate all’eccesso sono controbilanciate da tutta una serie di costumi sgargianti e coreografie esplosive.

 

 

Una Napoli ben dipinta

Gli elementi sopra citati portano alla luce un aspetto di Falla girare che passa forse in sordina: la pellicola non ha tecnicismi, ma si avvale di tecniche che la rendono, a tratti, visivamente appagante: la scelta della fotografia e dei colori nel complesso, le scene di azione e di combattimento nella seconda parte del film, alcuni scorci regalati dai campi lunghi e il character design (anche quello dei più coatti e stereotipati) sono comunque da apprezzare, e chi ci ha lavorato si è sforzato di renderli quanto più soddisfacenti.

 

Commento finale

Falla girare è una commedia senza troppe pretese, che ha come intento quello di intrattenere per un’ora e mezzo tirando in ballo alcuni temi triti e ritriti in molte produzioni contemporanee. Alcune scelte estetiche, apprezzabili nel complesso, non riescono a tenere su una trama di cui non si capisce bene l’avvio iniziale e che presenta alcune scene gratuite con tempi comici sfruttati male. La demenzialità che pervade l’intera pellicola rende in diverse occasioni quasi fastidioso l’incedere della storia, mentre le parti più drammatiche sono ben giostrate grazie alle buone prove attoriali di tutti i personaggi principali. Per dirla con le parole di Bazin: “Non c’è peggior film di quello che non sa in che direzione prendere”.

Non lo ha mai detto, ma raccatta comunque like sui social. E mo’, taggami!

 

Recensione a cura di Alessandro Barbetti.

 

Per vedere Falla girare, ecco il link alla pagina del film su Amazon Prime Video. Per ulteriori articoli, visita la nostra homepage!

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5.5

Mediocre

Trivia

  • Scelta dei costumi e coreografie azzeccata
  • Buone prove di recitazione

Goofs

  • Comicità talvolta fuori tempo, demenzialità non adatta
  • Sviluppo di trama poco comprensibile
  • Personaggi poco approfonditi, spesso lasciati sulla macchietta
  • Incoerenze di intreccio