pieces of a woman
6,9/10

Pieces of a Woman

Regista

Kornél Mundruczó

Genere

Drammatico

Cast

Vannessa Kirby, Shia LaBeouf, Ellen Burstyn, Iliza Shlesinger, Benny Safdie

Sceneggiatore

Kata Wéber

Produttore

Martin Scorsese

Durata

2 h 6min

Offerte
Data di uscita

7 gennaio 2021

Quando il parto in casa di una giovane madre finisce in tragedia, inizia un'odissea lunga un anno in cui la donna deve imparare a convivere con la propria perdita per andare avanti.

pieces of a woman

Uniti nel dolore. Chiunque lo abbia detto, è un bugiardo. Il dolore divide, ferisce, strappa, lacera, frantuma. Il dolore scompone il puzzle della vita. Per andare avanti, non resta che raccogliere i pezzi, uno ad uno. Di questo gioco logorante al ricomporsi racconta Pieces of a Woman, primo film in lingua inglese del regista ungherese Kornél Mundruczó (White Dog, Una luna chiamata Europa), scritto con la compagna (di set e di vita) Kata Wéber.

Presentato alla 77° Mostra del Cinema di Venezia, il film è riuscito a portare a casa una Coppa Volpi grazie all’incredibile performance di Vanessa Kirby (The Crown, Mission Impossible: Fallout), già in profumo di Oscar. Ad affiancarla, un fantastico Shia LaBeouf (Honey Boy, American Honey) e una magnifica Ellen Burstyn (L’esorcista, Requiem for a Dream), anche lei papabile candidata alla statuetta d’oro. Noi di Cinewriting vogliamo iniziare il nuovo anno consigliandovi questo ultimo titolo del catalogo Netflix, prodotto da Martin Scorsese e disponibile sulla piattaforma dal 7 gennaio.

Lutto in due atti

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Martha (Vanessa Kirby) e Sean (Shia LaBeouf) in una scena del film

Pieces of a Woman racconta di Martha e Sean, una giovane coppia di Boston. I due sono in procinto di diventare genitori di una bambina. Per far sì che la piccola nasca il più naturalmente possibile, Martha ha scelto di partorire in casa, litigando con la madre (Burstyn) con la quale è scontro su tutto, a partire dal compagno “proletario”, che la donna giudica poco consono alla famiglia. Quando le acque si rompono, l’ostetrica di fiducia della coppia è impegnata, ne arriva un’altra, la cosa li destabilizza. Al dolore fisico di Martha e alla goffaggine di Sean si aggiungono l’angoscia, l’incertezza, i dubbi su quella scelta, le domande nel tempo del parto. Il tutto, come ci si aspetta, finisce in tragedia.

Un evento traumatico, che prende spunto dalla vicenda personale dei due autori. Il film si configura dunque come un’elaborazione del lutto in due atti. La prima, ambientata in casa, interessa il micro-mondo della coppia che si sfalda, sottolineato dalla fotografia calda e accogliente. Il secondo vede il confronto con il mondo esterno, incapace di comprendere e tenuto a debita distanza. In mezzo, un inizio stravolgente, con un piano sequenza magistrale che vi lascerà con il fiato sospeso.

Excursus sul piano sequenza 

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Una scena del film

La parte meglio riuscita di Pieces of a Woman è indubbiamente il piano sequenza iniziale: 23 minuti che sbattono lo spettatore nel bel mezzo della storia, nel pieno del travaglio. La camera sta appiccicata al corpo della Kirby, in maniera epidermica, senza mollarla un attimo. Tutto è ancora integro, unito, come i movimenti di macchina, che riprendono l’insieme della coppia e della casa, un attimo prima che la tempesta distrugga tutto.

Si sa che finirà male e il regista è bravissimo nel farci percepire l’ansia (l’eccessiva tranquillità dei protagonisti), eppure si rimane sospesi tra le spinte e i sussulti che sembrano infiniti, mentre pensieri e stati d’animo si accavallano. L’impulso è quello di fuggire, ma alla fine vice l’empatia. Il dopo sono le macerie. Il montaggio si spezza, le carrellate e la fluidità della steady-cam si trasformano in inquadrature fisse, in spostamenti pesanti e bruschi. Ciò che viene restituito è il ritratto non tanto di una donna a pezzi, ma i pezzi di una donna che, per andare avanti, dovrà rimescolare il proprio puzzle per cercare di ricomporre un’immagine nuova, magari mai vista prima.

Un cast impeccabile

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Martha e sua madre in una scena del film

Non si esagera a dire che la cosa migliore (e più bella) di Pieces of a Woman è Vanessa Kirby. Attrice britannica, dopo una lunga gavetta, approda finalmente al suo primo ruolo da protagonista che le frutta una meritatissima Coppa Volpi. Sicuramente, sentiremo ancora tanto parlare di lei! Un intenso Shia LaBeouf (che ci piace tanto, con la sua faccia da cucciolo bastonato) è una delle rarissime figure maschili, accanto a Benny Safdie (uno dei due registi di Diamanti grezzi), qui poco più che una comparsa. Ma scompare quasi subito, fagocitato dalle performance femminili.

Nei panni della madre di Martha/Kirby, la grande veterana Ellen Burstyn; poi Molly Parker (House of Cards e prima ancora Deadwood), in quelli della sfortunata ostetrica; e anche Sarah Snook (una dei pilastri della serie Succession), che compare come la cugina avvocata; infine la stand-up comedian Iliza Shlesinger, che interpreta la sorella di Martha e che ci aspettiamo di ritrovare in ogni film ambientato a Boston.

Scivolone finale

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Ellen Burstyn è la madre di Martha

Pieces of a Woman è uno degli inizi cinematografici più attesi dell’anno. La regia sicura di Mundruczó trasmette molto più di quello che effettivamente mostra la sua camera (capace per esempio di farci quasi sentire come può essere gelido l’inverno di Boston). Il merito va diviso anche con la sceneggiatura di Kata Wéber. Però, c’è un però. Innanzitutto l’impianto metaforico del film. Compare il correlativo di oggettivo della mela, dai cui piccoli pezzi Martha cerca di far germogliare qualcosa di nuovo. Bello, efficace, ci sta. Ma con il simbolo del ponte qualcosa comincia a scricchiolare.

Metafora fin troppo elementare: Sean è un costruttore di ponti, e per tutto il corso del film l’immagine di un ponte in costruzione, incompleto, rimarca l’impossibilità di riallacciare i legami: le sponde rimangono distanti, non c’è comunicazione. Dopo tutto il potenziale svelato nel piano sequenza iniziale, è un peccato sprecarlo così. Soprattutto riguardo la scelta del finale, frettoloso e semplicistico. Si ha come l’impressione che la protagonista abbia ricevuto (in maniera non troppo naturale) qualcosa per cui gioire dopo tanto dolore. Forse sarebbe stato preferibile trovare un’altra soluzione creativa, o piuttosto lasciare il tutto sospeso. Nonostante queste ultime bucce di banana, Pieces of a Woman rimane un film interessante e dal potenziale innegabile.

Commento finale: un’altalena di emozioni forti e respingenti

Il dolore che lacera, allontana. C’è qualcosa di respingente in Pieces of a Woman, qualcosa di indecifrabile che rimane solo del film, inaccessibile. Proprio come la protagonista, che tiene a distanza e non permette allo spettatore di avvicinarsi troppo, di entrare nel proprio dolore. Come a dire: tu che ne sai? Come fai anche solo a immaginare cosa voglia dire? Il tono gelido del film si adatta perfettamente al mood dei personaggi, mentre la neve ricopre gli spazi con il suo silenzio ovattato. Un film che fa entrare immediatamente nella storia con un piano sequenza indimenticabile, ma che si perde in metafore troppo semplicistiche e in un finale (troppo) forzato e melenso. Sicuramente non all’latezza della storia, ma la regia si difende bene e la scrittura scorre implacabile, perfettamente a ritmo. Un film imperfetto, ma da vedere assolutamente, se non altro per godere appieno delle interpretazioni femminili (Kirby su tutte).

Recensione a cura di: Margherita Montali

 

 

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7

Buono

Pro

  • Vanessa Kirby è sublime
  • Shia LaBeouf intenso come non mai
  • Ellen Burstyn è la vera sorpresa: incredibile!
  • Il piano sequenza iniziale
  • La fotografia calda e avvolgente
  • Il tono glaciale e distaccato che ben si adatta all'implosione della protagonista

Contro

  • Finale frettoloso e scontato
  • Metafore semplicistiche