7.3/10

Petite Maman

Regista

Céline Sciamma

Cast

Joséphine Sanz, Gabrielle Sanz, Nina Meurisse, Stéphane Varupenne

Sceneggiatore

Céline Sciamma

Produttore

Lilies Films, France 3 Cinéma

Durata

72 min.

Offerte
Data di uscita

21 ottobre 2021

Nelly ha appena perso sua nonna e sta aiutando i suoi genitori a pulire la casa d'infanzia di sua madre. Esplora la casa e i boschi circostanti. Un giorno incontra una ragazza della sua età che costruisce una casa sull'albero.

Le aspettative per una nuova pellicola di Céline Sciamma erano alle stelle dopo Portrait de la jeune fille en feu (2019). Non possiamo dunque negarvi la nostra gioia nell’apprendere dell’uscita di Petite Maman, suo quinto lavoro. Un film che avrebbe potuto sancire la definitiva consacrazione della regista francese, e che, d’altro canto, avrebbe dovuto tener testa all’opera precedente. Presentato in Italia lo scorso 21 ottobre – seppur con una distribuzione non propriamente capillare – Petite Maman è riuscito nel non facile compito di soddisfare con garbo e dolcezza ogni nostra più rosea e accesa aspettativa, proponendo una fiaba moderna dalle tinte tenui. Un racconto sussurrato, una storia delicata e gentile che si snoda poeticamente in poco più di un’ora: ecco a voi in breve Petite Maman.

Una dolce ninna nanna

Nelly è una dolce bimba di otto anni. In seguito alla morte dell’affezionata nonna si trasferisce con la famiglia – per qualche giorno – nella casa d’infanzia della madre Marion. Quando tuttavia quest’ultima lascia il già problematico focolare domestico, Nelly si ritrova a convivere con la monotonia della vita quotidiana ed un padre assente. Così, tra le pulizie di una casa ricolma di affetti e ricordi, e la ben più avventurosa esplorazione del bosco fuori casa, la bimba trascorre le sue giornate nell’attesa della madre. Un giorno, per puro caso, incontra nella fitta boscaglia una bambina sua coetanea, dal nome familiare: Marion. Tra le due sboccia un’immediata simpatia e, divenute amiche, iniziano a trascorrere sempre più tempo insieme. Qualcosa tuttavia di tremendamente familiare nella piccola Marion fa drizzare le orecchie a Nelly, sempre più convinta di una sua surreale e fiabesca idea.

La trama di Petite Maman procede linearmente, in maniera pacata, dolce e rassicurante. Non mancano di certo i momenti più spiccatamente dolceamari, ma la sensazione è quella di assistere ad una soave ninna nanna sussurrata dal bordo del letto. Il rapporto tra le due giovani protagoniste, l’elaborazione di un così difficile lutto, l’abbandono della figura materna, la necessità di tessere saldi legami, l’infanzia come un paradiso perduto; sono tutte tematiche raccontate con la leggerezza di una fiaba. Non si parla di retorica spicciola, ma di fine minimalismo. Non si spinge lo spettatore in una forzata condizione nostalgica, ma lo si culla dolcemente nelle sinuose acque di un racconto semplice e dotato pertanto di una forza unica. E’ proprio la semplicità della costruzione estetico-narrativa, la scelta di agire per sottrazione, a rendere Petite Maman un’opera tanto diretta. Vi è solo ciò che risulta strettamente necessario, null’altro.  E’ tutto lì, in appena un’ora.

L’estetica del bello

Tale minimalismo narrativo trova il suo corrispettivo formale nell’estetica registico-fotografica della Sciamma. I movimenti di macchina, quando presenti, non sono volti a sottolineare una padronanza barocca del mezzo, ma scivolano sullo schermo come un fresco ruscello. Le immagini statiche, d’altro canto, nella loro estesa configurazione temporale, godono di un’esaltante semplicità compositiva. Veri e propri quadri in movimento dagli accesi colori pastello che, con la loro elegante ed essenziale ricercatezza visiva, compongono immagini di una grazia disarmante. Con poche ma significative inquadrature la Sciamma è in grado di esaltare la più romantica ed elegante bellezza. La regista francese non ricerca l’eccesso, il pezzo di bravura, ma si muove nel mezzo, nella mediocritas, con equilibrio, proporzione ed armonia. Il montaggio stesso, nonostante alcune scelte piuttosto intelligenti e ben al di fuori della norma del più classico dei découpage, riesce ad apparire lineare, continuativo, a nascondere continuamente la natura finzionale dell’opera. Una ricerca stilistica minuziosa e preziosissima, celata da un velo d’innocenza e genuinità, che confeziona un prodotto pressoché perfetto. Un sicuro passo in avanti rispetto alla ben più appesantita e matura infanzia raccontata in Tomboy (2011).

E’ infine opportuno fare un plauso alle squisite performance delle due giovanissime protagoniste. In costante bilico tra la più gioiosa giovinezza e la ben più agrodolce realtà, Nelly e Marion danno vita ad un nostalgico e variopinto affresco dell’infanzia. Una delicata parabola sulla bellezza e sulla semplicità, sull’amore e sulla perdita, sulla capacità, del tutto pascoliana, di riuscire infine a vedere davvero il mondo con gli occhi dell’innocenza, e saperlo apprezzare anche nella sua banalità.

Commento finale:

Petite Maman è una poesia. Una di quelle che da piccoli, nella loro semplicità, ci facevano imparare a memoria a scuola. Non erano complesse od eccessivamente lunghe, né volevano assurgere magari a capisaldi della letteratura. Erano poesiole. Bignami di bontà, di delicatezza. Scritti nostalgici, capaci in pochi righe di sprigionare la più agrodolce nostalgia, di ricordarci luoghi, momenti, persone care. Microcosmi di affetti e passioni. Dolci madeleines assaporate lentamente una fredda sera d’inverno.

Recensione di: Giorgio Fraccon.

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9

Fantastico

Pro

  • Una fiaba moderna dalla dolcezza disarmante
  • La regia della Sciamma si conferma tra le più interessanti del cinema contemporaneo
  • Le performance delle due giovanissime attrici
  • Una fotografia impeccabile
  • Ottimo sound design

Contro

  • Probabilmente non tanto impattante quanto lo splendido Ritratto della giovane in fiamme