Opera senza autore
7,7/10

Opera senza autore

Regista

Florian Henckel von Donnersmarck

Genere

Drammatico , Thriller

Cast

Tom Schilling, Paula Beer, Sebastian Koch, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci

Sceneggiatore

Florian Henckel von Donnersmarck

Produttore

Florian Henckel von Donnersmarck

Durata

188 min.

Offerte
Data di uscita

04/10/2018

Mentre la Germania passa dal Terzo Reich alla costruzione del Muro di Berlino, due giovani, un artista e una studentessa di moda, intrecciano le proprie esistenze mentre le ombre del passato si proiettano su di loro.

Il proemio di un artista

Opera senza autore nasce dalla grande ispirazione che il regista Florian Henckel von Donnersmarck iniziò a maturare per il pittore tedesco Gerhard Richter. Il personaggio di Kurt Barnert è tratto dalla storia della vita (privata e artistica) del pittore.

È il 1937 e ci troviamo alla mostra sull’arte degenerata di Dresda. Un bambino e la sua giovane zia osservano divertiti – e forse leggermente spaesati – le opere d’avanguardia, spiegate in modo critico da una guida bizzarra e grottesca. Il contesto storico e politico è quello del Terzo Reich, pronto ad iniziare la Seconda guerra mondiale. Hitler e il nazismo fungono da sfondo a questa prima parte del film.

Sin dall’inizio, possiamo notare il grado di realismo relativo all’approccio artistico: come veramente accadde negli anni ’30, le avanguardie artistiche venivano denigrate e demonizzate. Cubismo, astrattismo, espressionismo erano le nuove forme d’arte, non tollerate dalla società nazista e tradizionalista. L’arte è lo specchio della società: chi vuole uscire dagli schemi – come Vasilij Kandinskij o Paul Klee – viene considerato diverso, pazzo, quasi eretico. Persino il titolo della mostra descrive questa nuova arte come degenerata . È proprio questo tipo di arte ad interessare profondamente sia alla giovane zia Elizabeth, sia al nipotino Kurt che, sin da piccolo, esprime il desiderio di voler fare il pittore. In una buia soffitta, che è anche la sua cameretta, mentre il tempo scorre inesorabilmente, Kurt mette su carta le sue straordinarie doti artistiche.

La guida della Mostra d’arte degenerata (Lars Eidinger) di Dresda denigra i quadri di Kandiskij davanti al giovane Kurt Barnert (Tom Schilling), che ha una predisposizione innata verso l’arte.
Il piccolo Kurt Barnert disegna nella sua soffitta.

L’arte come essenza della verità

Inizia così lOpera senza autore di von Donnersmarck, regista conosciuto soprattutto per il capolavoro Le vite degli altri (2006), vincitore del premio Oscar come Miglior Film Straniero. Nella Dresda nazista, la zia Elizabeth si prende dolcemente cura del piccolo Kurt, insegnandogli i dettami di un’arte pura, vicina all’essenza delle cose. I due vivono in una dimensione idilliaca, che però ha durata breve. Elizabeth, a causa dei suoi atteggiamenti anti convenzionali ed eccentrici, viene bollata come schizofrenica. La malattia mentale era considerata dai nazisti una piaga da estirpare per preservare la purezza della razza ariana.

Kurt con la zia Elizabeth.
Il piccolo Kurt assiste ad un trauma che segnerà la sua vita per sempre.

Verità attraverso l’arte

La figura di Elizabeth è centrale per capire il fulcro del film: la verità, ricercata attraverso l’arte. L’educazione – breve ma molto intensa – che il giovane Kurt riceve è quella dell’estetica del bello, trasmessagli dalla zia. In lui si instaura la parabola che darà senso alla sua intera esistenza: ciò che è vero, è bello.

E’ come la lotteria. Se prendete sei numeri qualunque non vi dicono nulla. Ma se quei sei numeri vincono alla lotteria, allora assumono un gigantesco potere di verità. Diventano belli.

Kurt Barnert (Tom Schilling)

È proprio questa l’ottica in cui Kurt Barnert cresce e continua a ricercare il senso della propria esistenza nell’arte. Intorno a lui tutto cambia: gli anni passano, la guerra finisce, i costumi sono soggetti ai cambiamenti sociali e politici, inizia la guerra fredda con tutti i mutamenti che ne comporta. Ma una delle principali costanti del film (e della vita di Kurt) rimane ferma e solenne, come un pilastro portante: la ricerca della verità attraverso l’arte, nelle piccole e nelle grandi cose. Sarà l’incontro con una donna a cambiare la sua vita: lei diventa la sua musa ispiratrice e anche il nesso con una verità non ancora scoperta.

Kurt Barnert alle prese con un meraviglioso dipinto.

Un riscatto mai avvenuto

C’è del thriller in questo film magistrale. La dimensione oscura è data dalla presenza di un medico nazista (Sebastian Koch) che, sotto Hitler aveva l’incarico di commettere crimini indicibili. Egli rappresenta il male, senza margini di recupero.

Anche quando il nazismo è ormai sconfitto e siamo in piena guerra fredda, i connotati nazisti rimangono ineludibilmente impressi nella psiche di quest’uomo. Quello che a volte ci si aspetta – inconsciamente – guardando un film, è una trasformazione del “cattivo” in “buono”: un percorso formativo che fa crescere la persona in meglio. Opera senza autore non è un film tradizionale: i cattivi rimangono cattivi, anzi, la loro cattiveria aumenta proporzionalmente alla bontà degli altri. La cosa interessante è che i crimini commessi molti anni prima da questo medico, ritornano nel “presente” del film (anni ’60) sotto forma di casualità. Ma l’importante è che, in qualche modo, la verità emerga. Dopo essere venuta a galla, viene superata, attraverso la forza dell’arte.

Il professor Seeband, medico nazista.

La delicatezza

Alcuni penseranno che sia banale parlare di delicatezza riguardo ad un film. Dedicare ad essa un paragrafo poi, può essere scambiato per mancanza di altri contenuti. Invece la delicatezza in questo film gioca un ruolo assai decisivo, ed è riscontrabile in diverse forme. Nella fotografia, esteticamente poetica, nella psiche dei personaggi, fornita allo spettatore in maniera empatica e persino nei nudi.

Ci sono diverse scene di nudo in Opera senza autore: ciò che le caratterizza è l’estrema abilità registica di rappresentarle con una delicatezza estetica davvero raffinata. Il regista non cade neanche una volta nella rappresentazione del nudo volgare, mera e rozza. Al contrario, le scene di nudo alle quali assistiamo non sono altro che il consolidamento di un amore profondo fra i due giovani protagonisti. Non c’è ostacolo che possa interporsi tra loro. E forse è proprio questo che von Donnersmarck vuole comunicarci: l’amore sovrasta ogni cosa. L’amore puro e vero, come l’arte, non conosce cattiveria anzi, è la chiave per giungere all’essenza della vita.

Kurt ed Ellie in una scena del film.

Commento Finale

Opera senza autore è senza dubbio un film magistrale sulla vita, sull’arte, sulla cattiveria, sull’amore e sul riscatto personale. Il protagonista è alla continua ricerca di un proprio stile, un proprio posto nel mondo. Sensibilità e predisposizione all’arte, perseveranza e determinazione: questo è Kurt Barnert. Nonostante egli viva i numerosi cambiamenti storici ai quali è sottoposto, in lui rimane costante e fissa l’idea della ricerca della verità, che trova attraverso la propria arte. Il titolo ci invita ad una riflessione profonda sulla verità, che non ha un vero autore, ma è l’insieme delle piccole (e grandi) cose che, sommate, costituiscono la bellezza della vita di ognuno di noi.

Recensione di: Francesca Bradascio

 

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9.5

Fantastico

Pro

  • Regia formidabile
  • Ottima panoramica sul mondo dell'arte e sulla sua evoluzione nel tempo
  • Analisi fedele e realistica dei mutamenti della società e della relativa percezione dell'arte
  • Fotografia esteticamente sublime
  • Buono spunto di riflessione sull'impatto ideologico delle varie epoche affrontate, su giovani e adulti
  • Luci e colori nitidi e performanti, dotati di una sorta di
  • Emozionante, avvincente, profondo
  • Il film è un viaggio nel tempo e nelle varie dimensioni sociali e artistiche relative ai tempi affrontati

Contro

  • La durata: 3 ore possono diventare, per alcuni,- pre giudizialmente - un ostacolo alla visione