la scuola cattolica
5,9/10

La scuola cattolica

Regista

Stefano Mordini

Genere

Drammatico

Cast

Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca

Sceneggiatore

Massimo Gaudioso, Luca Infascelli, Stefano Mordini

Produttore

Picomedia, Warner Bros, Ministero della Cultura (MiC)

Durata

106 min

Offerte
Data di uscita

7 ottobre 2021

In un quartiere residenziale di Roma sorge una nota scuola cattolica maschile dove vengono educati i ragazzi della migliore borghesia. Le famiglie sentono che in quel contesto i loro figli possono crescere protetti dai tumulti che stanno attraversando la società e che quella rigida educazione potrà spalancare loro le porte di un futuro luminoso. Nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975 qualcosa si rompe e quella fortezza di valori inattaccabili crolla sotto il peso di uno dei più efferati crimini dell'epoca: il delitto del Circeo. I responsabili sono infatti ex studenti di quella scuola frequentata anche da Edoardo, che prova a raccontare cosa ha scatenato tanta cieca violenza in quelle menti esaltate da idee politiche distorte e un’irrefrenabile smania di supremazia.

La scuola cattolica, il film di Stefano Mordini sul massacro del Circeo

1975, Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira sono tre ragazzi della così detta “Roma bene”. Il 29 settembre rapiscono e segregano due ragazze in una villa. Per più di un giorno e una notte, le stuprano e picchiano. La violenza del gesto è indimenticabile, la vicenda rimarrà nella memoria di molti con il nome “il massacro del Circeo”. Per la regia di Stefano Mordini, La scuola cattolica mette in scena il cruento fatto di cronaca. Ma raccontare i fatti drammatici di quei giorni non è l’intento principale del film.

la scuola cattolica

Il libro, la storia, il contesto

Edoardo Albinati frequentava la stessa scuola dei fautori del massacro. Sulla loro educazione e su quella degli altri compagni, ha deciso di scrivere un libro, La scuola cattolica, un trattato di milletrecento pagine. Una vera e propria ricostruzione di un contesto storico marcio, in cui una nuova destra fascista insorgeva, appoggiata da un’educazione scolastica asfissiante e aiutata da figure genitoriali assenti. Albinati è mosso dall’urgenza bulimica di raccontare la propria versione dei fatti, il suo è un memoir che quasi si avvicina a un flusso di coscienza. Rischioso trarne un film, difficile trasporne l’urgenza e la completezza, ma non impossibile. Mordini, però, non è riuscito nell’impresa.

la scuola cattolica

La visione de La scuola cattolica non può che lasciare perplessi. Lo spettatore, che si aspetta principalmente di veder narrato il fatto di cronaca o, per lo più, la vita dei criminali coinvolti, si ritrova invece a seguire vicende sconnesse di giovani uomini alle prese con l’adolescenza, la scoperta di sé e i disagi famigliari. Narrazioni che sono essenziali per creare un contesto, per capire il tipo di pensiero ed educazione che ha portato (in parte) alla tragedia, ma che molto poco possono attirare l’attenzione e l’interesse dello spettatore. Non c’è noia, non c’è lentezza, ma la spiccata impressione che non si arrivi ad alcuna conclusione. E le poche conclusioni che si riescono a trarre, fanno rabbrividire.

L’ingiustificabile violenza del massacro

La voce narrante (affidata al personaggio di Edoardo Albinati) è la grave pecca della pellicola. Edoardo si lancia in improbabili analisi psicosociali dei “maschi” dell’epoca, cercando di trovare il punto di genesi di un comportamento malato. Disgraziatamente e disgustosamente, però, pare quasi anche giustificarlo. Si pronunciano frasi come “malattia del maschio”, “sessualità vista come un’oppressione”, “dover necessariamente compensare la loro educazione restrittiva”. Si suggerisce, neanche troppo velatamente, che nascere maschi e dover trattenere i propri impulsi possa essere di una difficoltà tale, di un peso così insostenibile, dal poter sfociare in violenza inspiegabile. Come se quasi facesse parte della loro natura. Sono discorsi estrapolati dal quadro generale, riferibili al contesto storico, più che ai personaggi e a ciò che andranno a compiere. Ma lo spettatore sa cosa andrà ad accadere e quelle parole stridono come unghie su una lavagna. Non è possibile trovare alcuna giustificazione per ciò che i tre carnefici commetteranno.

benedetta porcaroli

Anche quando finalmente mettiamo piede dentro quella villa per iniziare a trattare quello che (non) è il fulcro della storia, qualcosa manca. Manca carica emotiva, mancano un trasporto e un disgusto che dovrebbero insorgere in maniera naturale quando si parla di stupro e violenza. Eppure la camera si tiene distante, i dettagli e primi piani sono rari, se non del tutto assenti, la recitazione è discreta, ma non abbastanza credibile per dare alla scena il giusto impatto. La violenza è mostrata al minimo, ma non c’è bisogno della pornografia del dolore, dell’esplicita brutalità per scaturire emozioni. A volte basta un primo piano di un volto martoriato, come quello di Benedetta Porcaroli che chiude il film in una struggente ultima inquadratura. Ma è, appunto, solo l’ultima inquadratura e non è abbastanza.

Gli alunni de La scuola cattolica

Come è poco efficace la rappresentazione del fatto di cronaca, allo stesso modo è poco efficace la costruzione del contesto in cui è inserita. Le tante linee narrative non subiscono una vera e propria conclusione, né tanto meno ci donano un qualche tipo di morale o messaggio. Quello che si può trarne di più è la croce dell’omosessualità repressa e osteggiata, ma lo spazio concessogli è troppo poco per poter pensare che la tematica sia ben trattata. Non si ha nemmeno il coraggio di fare allusioni esplicite alla politica e al fascismo, lasciando che sia lo spettatore a dedurne da solo il ruolo nella vicenda. Alla fine della pellicola si ha l’amara sensazione che ogni storyline sia stata fine a sé stessa.

la scuola cattolica

Non si ha il tempo e il modo di approfondire nessun ragazzo che si presenta sullo schermo. Le caratterizzazioni sono scarse, l’arco narrativo inesistente, la loro utilità nel film dubbia. Forse la storia che più intriga e porta a una riflessione è quella di Picchiatello, il compagno di classe ritenuto dai ragazzi un po’ stupido, strano, con comportamenti infantili e asociali. Colui che, in apparenza, è il poco sano di mente del gruppo. Eppure Picchiatello, che pur avrebbe le occasioni e “motivazioni” per perdere il controllo, non lo fa. E ci insegna che il marcio, spesso, non si vede, non è scontato e manifesto. Ci insegna che i pazzi sono ben altri.

Pregi e difetti tecnici e attoriali

Il giovane cast di promesse italiane riesce, stranamente, a non risultare del tutto incapace e fuori luogo, regalando anche qualche discreta interpretazione. Il peggiore, spiace dirlo, è proprio la voce narrante del film, colui che ci intrattiene con giudizi non richiesti e conclusioni ambigue. Il tono monocorde non aiuta a rendere più piacevole l’inutile monologo che avviene fuori campo, ma Emanuele Maria Di Stefano non si redime neanche di fronte alla cinepresa. Il migliore, invece, è il giovane Luca Vergoni, l’interprete di Angelo Izzo. Non solo l’attore ha un’incredibile e inquietante somiglianza con l’assassino, ma lo impersona anche egregiamente. Chi trova esagerate le sue espressioni, teatrali i suoi occhi sbarrati e forzati i suoi sorrisi, dovrebbe dare un sguardo alle foto del vero Angelo Izzo per rendersi conto di quanto questa forzatura sia voluta e perfettamente coerente con il personaggio.

valeria golino

Riguardo agli adulti, i genitori e insegnanti dei ragazzi, poco da dire: cast pregevole, ma sfruttato il meno possibile, un carosello di volti noti che si aggiungono alla carrellata di storylines inutili (avevamo davvero bisogno di vedere Valeria Golino portare la merenda a due ragazzi che studiano? Io credo di no). Il vestito estetico del film risulta, invece, piacevole, sia nella scelta delle inquadrature, sia nella color, a metà tra lo stereotipato seppia spesso associato agli anni 70 e i colori attuali. Peccato il montaggio, colmo di errori da principianti, come jump cut non voluti, l’alternarsi di inquadrature troppo simili tra di loro e sequenze stroncate con poca grazia.

Commento finale

La scuola cattolica è figlio di un errore di valutazione. Era impossibile portare in scena un libro di una mole tanto importante. Sarebbe stato giusto concentrarsi su pochi ragazzi, sui carnefici della violenza, principalmente, costruendo un arco narrativo logico e dandosi un filo da seguire. Così, invece, ci troviamo davanti a un’opera discreta, ma di cui non rimane nulla. Nulla rimane del periodo storico, nulla rimane di questi ragazzi e nulla rimane, purtroppo, della violenza su cui si dovrebbe concentrare. L’elemento più doloroso e significativo del film è la realtà che c’è dietro, rappresentata dalle consuete scritte finali che informano su ciò che è accaduto dopo. L’instabilità della giustizia, l’ingiustizia del destino. Quelle sì che colpiscono.

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Recensione di: Matilde Tramacere.

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5

Mediocre

Pro

  • Cast giovane, ma in parte.
  • Fotografia e regia piacevoli.
  • Spaccato (seppur approssimativo) di un'epoca.

Contro

  • Troppe storyline inconcludenti.
  • Voce fuori campo irritante e fraintendibile.
  • Montaggio con errori da principiante.
  • Sconsigliato a chi vuol informarsi o sapere di più sul massacro del Circeo.