il guardiano invisibile
6,3/10

Il guardiano invisibile

Regista

Fernando González Molina

Genere

Drammatico , Thriller

Cast

Marta Etura, Elvira Mínguez, Nene, Francesc Orella, Itziar Aizpuru

Sceneggiatore

Luis Berdejo, Dolores Redondo (romanzo)

Produttore

Adrián Guerra, Peter Nadermann, Mercedes Gamero, Núria Valls, Mikel Lejarza

Durata

2h 9 min

Offerte
Data di uscita

3 Marzo 2017

Un'agente di polizia addestrata dall'FBI torna nella sua città natale nella provincia di Navarra, in Spagna, per rintracciare un assassino seriale. Allo stesso tempo, la donna si confronta con il proprio passato.

Un ritorno traumatico

Il guardiano invisibile si apre con il rumore del vento e un immenso paesaggio boschivo avvolto dalla nebbia. Diverse inquadrature sempre più strette mostrano poi diversi luoghi della valle mentre la pioggia inizia a cadere. La macchina da presa ora segue un fiumiciattolo con un movimento lento in discesa, posandosi alla fine sul cadavere di una ragazza. In lontananza una figura che non sembra umana si muove tra gli alberi. Stacco sulle parole di William J. Barkley: “Dimenticare è un atto involontario. Più vuoi lasciarti alle spalle qualcosa, più quella cosa ti segue”. Si conclude così una sequenza iniziale di pura suggestione visiva, ma già pienamente in grado di introdurre alcuni degli elementi narrativi del film.

il guardiano invisibile

Accolto con grande clamore e successo critico in Spagna, il film racconta la storia di Amaia Salazar, un’agente di polizia costretta a ritornare nel proprio paese natale per indagare su una serie di omicidi. A Baztàn infatti, un serial killer uccide delle giovani ragazze e le mette in posa in quello che sembra un tenebroso rituale: senza vestiti, con mani sistemate in posa virginale e, sopra il pube, un dolce tipico locale. Allo stesso tempo però, Amaia deve fare i conti con un passato famigliare tutt’altro che risolto e che sembra essere sempre più collegato alla serie di omicidi. La donna metterà in discussione tutte le sue scelte, compreso anche il suo stesso lavoro, pur di trovare le risposte che cerca e il tanto temuto assassino, soprannominato dai media “el Basajùn”, come la creatura mitologica protettrice della foresta.

L’antica tradizione sullo sfondo

Chiariamo subito: non si tratta del classico film poliziesco a cui siamo abituati. Il motore della storia è sicuramente la caccia all’assassino, ma la trama è talmente imbevuta dal folclore dei paesi nordici spagnoli da rendere l’intera pellicola un caso piuttosto singolare, proveniente dal cinema iberico. Secondo una sapiente tessitura drammatica, viene infatti usato il contesto delle indagini per esplorare al meglio la propria componente mitologica basca, generando così una storia realista ma con influenze di stampo soprannaturale. Lo conferma in primis la presenza simbolica del Basajaùn; la gente della valle, dato il modus operandi dell’omicida, pensa si tratti appunto della creatura mitologica e inizia a considerarlo come una sorta di vero e proprio idolo. Amaia è l’unica a non crederci, generando così un confronto tra razionalità e folklore, elemento estremamente importante nel film.

Nonostante la forma narrativa sia confezionata in una struttura già vista del genere (ricostruire l’identità del killer partendo dai segni lasciati sui cadaveri), questa sua componente leggendaria viene valorizzata grazie alla presenza di un’atmosfera cupa e a tratti grottesca, proveniente dal cinema horror. Si tratta di una scelta stilistica davvero azzeccata per il tipo di narrazione e che riesce almeno un po’ a compensare la poca fantasia strutturale del racconto.

Amaia non è il solito ispettore 

Il guardiano invisibile è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice Dolores Redondo ed è il primo capitolo della cosiddetta Trilogia di Baztàn, cui fanno seguito Inciso nelle ossa e Offerta alla tormenta. In qualità di primo capitolo, il suo obiettivo è quindi quello di presentare al meglio il proprio protagonista; Amaia Salazar è infatti un personaggio assolutamente convincente e ben scritto, molto lontano dal classico cliché dell’ispettore di polizia.

il guardiano invisibile

Amaia è una donna razionale e tenace, con uno spiccato senso per il suo lavoro. Sin da piccola, i traumi provocati dall’odio della madre Rosario portò la donna a scappare e a lasciare la propria famiglia senza mai più voltarsi indietro. Dopo tanto tempo, Amaia sembra essersi finalmente risollevata; ma ritornare a Baztàn significa tornare sui suoi passi e a rivivere quell’esperienza.

Attraverso l’uso di flashback ben costruiti, il film svela il passato della donna con assoluta cura e tensione, senza mai mettere in secondo piano le indagini sul serial killer. Dimostrando sia un senso di fragilità che una forza straordinaria, Marta Etura si rivela bravissima a interpretare Amaia e a farsi tramite per la messa in scena di una tematica molto importante per il film: il matriarcato come struttura famigliare.

Un assassino poco convincente

Non tutti i personaggi secondari sono approfonditi ma comunque ben caratterizzati. Tra tutti però, l’assassino è quello meno riuscito, poiché è stato costruito proprio in maniera semplice per creare facili similitudini a livello simbolico. Davvero un peccato, soprattutto perché il film costruisce molto bene la sua componente simbolica (legata anche all’essenza del Basajaùn), ma poi non ne riesce più a mantenere l’interesse costruito nella prima parte del film e si dimostra troppo scontato, in quello che si rivela anche essere un finale troppo precipitoso.

 

il guardiano invisibile

 

Un paesaggio del tutto particolare

Il guardiano invisibile

Inquadrature inutili del paesaggio solo in apparenza però, rivelano il notevole lavoro da parte del regista, che ha saputo ritrarre Baztàn in maniera assolutamente originale. Grazie all’utilizzo di una fotografia tendente al blu, l’intera valle viene accentuata ulteriormente dalla propria componente soprannaturale, guadagnando anche una particolare caratterizzazione durante i momenti introspettivi. Il paesaggio va a delinearsi così in una dimensione propria, quasi lontana dalla realtà, ma decisamente in sintonia con il racconto filmico.

Al di là del suo utilizzo per creare facili simbolismo con l’antica tradizione, l’ambiente è legato strettamente anche alla figura di Amaia. Al bosco avvolto nella nebbia viene contrapposta infatti la notte piovosa del paese. La pioggia su Baztàn è interminabile e non permette sonni tranquilli alla protagonista. Non riuscendo a dormire, fa emergere tutta la sua razionalità. Inizia a riflettere, mettendo in discussione ogni cosa. La sua stanza diventa così sede delle sue incertezze, portandola a rivivere i drammi della sua infanzia.

 

Un’ottima troupe per il guardiano invisibile 

Fernando González Molina realizza una regia coinvolgente ma al tempo stesso asciutta e semplice. Alternando per lo più movimenti di macchina lenti e composti con inquadrature più veloci, ottenute con la camera a mano, il regista riesce a rappresentare ogni situazione col giusto tono e spessore narrativo. Il guardiano invisibile guadagna così un ritmo solido e costante, merito anche di un montaggio ben eseguito.

il guardiano invisibile

Oltre alla fotografia particolare di Flavio Martinez Labiano, anche la colonna sonora svolge un ottimo lavoro. Il compositore Fernando Velàzquez infatti realizza un sottofondo strumentale delicato/triste a base di violino e archi, assolutamente perfetto per accompagnare l’intero sviluppo psicologico di Amaia.

Commento finale

Il guardiano invisibile è davvero un ottimo titolo per il cinema spagnolo, ma si fatica a credere riuscirà ad impattare un mercato globale. L’essere infatti intimamente legato alla cultura del luogo potrebbe decisamente renderlo piuttosto fragile fuori dal paese di produzione. Oggettivamente, la storia è si banale, ma la presenza di un ottimo protagonista e di un’atmosfera profonda permette comunque di essere apprezzabile.

 

 

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Recensione a cura di: Emanuele F. D’Andrea.

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7.5

Buono

Pro

  • Gestione e caratterizzazione delle location
  • Costruzione del personaggio principale
  • Regia
  • Colonna sonora
  • Fotografia

Contro

  • Finale precipitoso
  • La figura dell'assassino
  • Struttura narrativa già vista
  • La presenza di troppi riferimenti simbolici rende il film fragile a livello mondiale