Poster Earwig e la Strega recensione
4.7/10

Earwig e la strega

Regista

Gorō Miyazaki

Genere

Animazione , Fantasy

Cast

Jazmím Abunín (voce originale)

Sceneggiatore

Diana Wynne Jones, Keiko Niwa, Emi Gunji

Produttore

Studio Ghibli

Durata

1h23min

Offerte
Data di uscita

21 Luglio 2021 (Italia)

La piccola Earwig viene adottata da un orfanotrofio in tenerissima età. Qualche anno dopo finisce col vivere in una casa in cui i proprietari praticano la magia.

Erwig e la strega: la Ghibli inciampa

Lo Studio Ghibli, dagli anni ’80 fino ad oggi, ci ha regalato una splendida filmografia ricca di personaggi, magia e atmosfere fantastiche, entrando nell’immaginario collettivo del pubblico. Con uno stile inconfondibile è entrato nel cuore degli spettatori. Essi si lasciano ancora oggi affascinare dalla cultura del Giappone, dai suoi paesaggi caratteristici e dagli elementi spirituali. Se pensiamo soprattutto ai capolavori del regista Hayao Miyazaki, queste storie meravigliose portano la Ghibli su un piedistallo che difficilmente può essere demolito.

O almeno così si credeva finora.
Erwig e la strega di Gorō Miyazaki arriva dopo sei anni dall’ultimo film diretto da Hiromasa YonebayashiQuando c’era Marnie (2014), e a Luglio 2021 in Italia. Questo atteso ritorno doveva confrontarsi inevitabilmente con le aspettative degli spettatori ma, a quanto pare, non le ha soddisfatte.

Ghibli

 

Il trailer svela quello che è il primo tratto non del tutto convincente: la grafica 3D. Per la Ghibli è una mossa innovativa ma azzardata per chi è affezionato a ciò che lo Studio ha proposto per anni. Il fatto che piattaforme streaming come Netflix e Amazon Prime Video mettano a disposizione di tutti l’intera filmografia Ghibli rende forse questo distacco ancora più evidente, ora che lo spettatore ha quel noto ed inimitabile stile sempre davanti ai propri occhi. Questo elemento, che soddisfa o meno un piacere perlopiù estetico, non deve essere tuttavia causa di un pregiudizio nei confronti dell’opera cinematografica nella sua totalità.

Streghe e magia

Come il titolo suggerisce, la storia, tratta dal romanzo della scrittrice britannica Diana Wynne Jones, è ambientata in un universo fantasy, dominato da streghe, incantesimi, animali parlanti e piccoli demoni. Earwig viene portata in fasce in un orfanotrofio: resta per alcuni anni, fin quando una coppia non decide di adottarla e portarla con sé. Si scopre subito che i due personaggi, Bella Yaga e Mandragora, sono in realtà una strega e un mago. La piccola Earwig dovrà aiutare Bella – una donna insolente – a sbrigare faccende domestiche mentre cercherà in tutti i modi imparare ad usare la magia. Mandragora, un uomo misterioso e solitario, si rivelerà molto affettuoso nei confronti della piccola protagonista.

Ghibli

 

La trama e la sfera di personaggi si avvicinano molto al carattere magico che la Ghibli ha spesso proposto. Per certi versi ricorda proprio Kiki – Consegne a domicilio (1989) di Hayao Miyazaki: una piccola strega apprendista lascia il luogo dove è cresciuta e deve adattarsi ad un nuovo ambiente, sbriga faccende, stringe un’amicizia con un gatto nero parlante.

Ghibli

 

“Niente di nuovo” si potrebbe pensare, eppure in Erwig e la strega c’è qualcosa di diverso.

 

Un’atmosfera avvolgente

Ciò che rende il film apprezzabile è la minuziosa attenzione con cui Gorō Miyazaki rende l’atmosfera magica e stregonesca. Non solo in Kiki ma anche in film come La città incantata (2001) o Il Castello errante di Howl (2004) la figura della strega e l’elemento dell’incantesimo convivono con storie magnifiche e  personaggi incredibili, “peccando” forse in qualcosa che invece Earwig riesce a rendere proprio.

Una storia che si svolge quasi unicamente nello stesso luogo non può mancare di una minuziosa attenzione per i dettagli. Legato al mondo fantasy britannico, l’universo che Miyazaki crea propone il suo più piccolo aspetto con una ricercatezza forse mai vista finora nell’universo Ghibli. Gli amanti di questo genere possono affacciarsi sul mondo della magia, delle pozioni e degli incantesimi non rinunciando ad alcun elemento, persino il più macabro. Il magazzino di Bella Yaga è pieno di barattoli, vasetti, ampolle, strani ingredienti, ossa, vermi, resti di animali e tanto altro ancora possiamo associare al mondo della magia come le famose saghe fantasy britanniche ci hanno insegnato.

Ghibli

 

È un’atmosfera che a me ha anche ricordato la cucina del Conte Olaf in Una serie di sfortunati eventi del 2004: se da un lato questo dimostra che è uno scenario che appartiene già all’immaginario collettivo, dall’altro lo sforzo con cui Miyazaki ha cercato di distaccarsi dalla tradizione Ghibli e di garantire una totale immersione in questo contesto è sicuramente da apprezzare.

 

Aspettando una svolta che non arriva mai

Questo mondo fantasy nasconde, naturalmente, una trama più profonda. Un primo quesito fondamentale è quello che ruota intorno alla donna misteriosa che lascia Earwig alle porte dell’orfanotrofio. Ancora, ci si chiede che legame ci sia davvero tra la piccola e gli altri personaggi. Il ritmo della narrazione, la quale si concentra sui segreti che la casa di Bella e Mandragora nasconde, avanza in modo da porre lo spettatore in attesa di un turning point che possa cambiare totalmente le carte in tavola. Questo, però, arriva in un modo che assolutamente non ci si aspetta, e non in senso positivo. Quella che sembrava essere solo la base per un’incredibile storia diventa il succo dell’opera cinematografica.

Tutti gli intenti vengono fraintesi: i dubbi che la storia lascia all’immaginazione del pubblico arrivano, invece, come mancanze da parte degli sceneggiatori. Lo spettatore non prova il piacere del sottinteso, ma nota soltanto una marea di lacune che lasciano Earwig e la strega incompleto, non soltanto nel suo finale.

 

Ricapitolando…

Earwig e la strega è nato come una scommessa da parte della Ghibli, la quale forse non aveva previsto la sconfitta. Sicuramente penalizzata anche dall’atteggiamento prevenuto da parte del pubblico, l’ultima opera di Gorō Miyazaki rappresenta una piccola caduta di stile per tutto lo Studio. Dal regista di un capolavoro come I racconti di Terramare (2007) non ci si aspettava un flop e questo ha sicuramente alimentato la delusione nel vedere come una storia potenzialmente ricca di spunti si sia poi ridotta a un progetto che risulta semivuoto. Ciononostante, l’ambientazione e l’atmosfera sono piacevoli e godibili. Un film da guardare con nessuna aspettativa se non quella di rilassarsi, cercando di non farsi divorare dalla voglia di sapere che ahimé non verrà soddisfatta.

Recensione a cura di Livia Soreca.


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