dogtooth
7,3/10

Dogtooth

Regista

Yorgos Lanthimos

Genere

Drammatico

Cast

Christos Stergioglou, Michele Valley, Angeliki Papoulia, Hristos Passalis, Mary Tsoni

Sceneggiatore

Efthymis Filippou, Yorgos Lanthimos

Produttore

Boo Productions, Greek Film Center, Horsefly Productions

Durata

97 min

Offerte
Data di uscita

27 agosto 2020

Una famiglia composta da padre, madre e tre figli, vive in periferia in una casa circondata da un grande recinto. I ragazzi non hanno mai oltrepassato il muro che li separa dal resto della città e sono stati educati e istruiti per volere dei genitori senza alcuna influenza dal mondo esterno. L’equilibrio viene spezzato quando il padre, per soddisfare gli istinti sessuali del figlio, introduce in casa un elemento esterno: Christina.

Dogtooth arriva finalmente in Italia

Dogtooth, film greco del 2009, uscirà nelle sale italiane il 27 agosto. Ci sono voluti ben 11 anni per portarlo nei cinema nostrani. Non è bastato il premio Certain Regard a Cannes nel 2009, né la nomination agli Oscar come Miglior film straniero nel 2011. Avrà di certo aiutato la (meritata) fama che si sta guadagnando il suo regista, Yorgos Lanthimos, autore di The lobster, Il sacrificio del cervo sacro e La favorita. Viene da pensare, però, che l’elemento decisivo sia stato un altro: il non lontano lockdown che ha costretto il popolo italiano a restare chiuso in casa. Perché proprio di reclusi parla questa pellicola. Una mossa di marketing difficilmente criticabile, sopratutto quando è messa in atto per portare nelle sale un’opera così difficile. Non bisogna, infatti, farsi ingannare dal trailer italiano: questo film è un’opera drammatica, criptica e disturbante.

Dogtooth

Un’opera che crea disagio

Una villa dal grande giardino e dai muri alti. Due genitori e tre figli, un maschio (il maggiore) e due femmine. Una famiglia unita, che mangia ogni sera a tavola tutta insieme. Insieme guardano filmini di famiglia, giocano, allestiscono spettacoli di danza. I ragazzi sono vestiti in maniera impeccabile, sono educati, puliti, atletici. Professano dogtoothun amore immenso verso i genitori. Un ambiente all’apparenza idilliaco, ma che fin dai primi minuti ci disturba. Ci crea disagio. Perché in Dogtooth niente è come sembra. I muri alti servono a tenere le persone dentro, non ad impedire a degli estranei di entrare. I figli (che non hanno un nome) non sono ragazzi, ma ventenni che si comportano come bambini, costretti da un padre padrone a non uscire mai di casa. Potranno farlo solo nel momento in cui perderanno un canino. Tra di loro sono competitivi, violenti, apatici. La loro vita è totalmente programmata, il loro mondo costruito a tavolino. Per loro il gatto è un predatore temibile che uccide le persone, “zombie” è il nome di un fiorellino giallo, il cinema non esiste, il cibo non ha etichette e “Fly me to the moon” di Frank Sinatra è un inno alla famiglia e all’amore paterno.

Corpi incompleti

L’apparenza inganna. Vestiti bianchi o dalle colorazioni pastello, casa ordinata e impeccabile, ossessione per l’igiene e le regole, rigore comportamentale. Tutto è asetticamente volto alla perfezione. Eppure tutto è sbagliato, fuori posto. L’ambiente claustrofobico in cui i ragazzi sono costretti a crescere (bloccato in maniera inquietante intorno agli anni ’70) li sovrasta, li ingloba. Si confondono con le pareti, occupano lo spazio in maniera rigida, impostata, come fossero soprammobili. L’inquadratura spesso tagli i loro corpi. Busti senza testa, petti senza braccia, gambe che sorreggono il nulla. Sono incompleti. Il loro tono di voce è monocorde. Si muovono come fantocci, come se non abitassero il loro corpo, che sembra non provare dolore o desiderio sessuale. Quelli che manca davvero è un’identità, un nome, una vita che possa essere loro e che possa renderli liberi. Per assurdo, la loro libertà richiede un’ulteriore privazione: quella del loro canino, l’unica parte di loro stessi che sembra inesorabilmente ancorata a loro.

dogtooth

Padre padrone: violenza e manipolazione

La famiglia, da sempre intesa come guscio protettivo, diventa artefice di totale perdita dell’individualità. La figura paterna è più simile a una figura dittatoriale, un capo che predica di fare quel che fa unicamente per il bene dei propri cari. Nel frattempo, forse involontariamente, li distrugge. Le sue armi di controllo sono la paura e la manipolazione. Paura dell’esterno, dipinto come pericoloso e ostile e paura delle punizioni corporali che le sue vittime dogtoothsubiscono in caso di disobbedienza. Al padre sembra non sfuggire niente. Il suo sguardo è onnipresente, come suggeriscono anche le pareti bianche della casa, simbolo di trasparenza. Bianco che più volte nel film si sporca di rosso. Anche la sua voce, insieme a quella della madre, aleggia continuamente nell’aria, come fosse un monito divino. Spesso i volti dei genitori sono fuori campo mentre ascoltiamo le loro parole ammonitrici. Il linguaggio è una forma di controllo, una forma di potere. Ogni mattina i tre figli ascoltano un’audiocassetta e imparano il significato di alcune parole. Il “mare” è una poltrona di pelle. Il “telefono” è il nome della saliera. Sono le parole a costruire il modo in cui vediamo la realtà.  Se non sappiamo cosa sono il “mare” e il “telefono”, non sapremo mai della loro effettiva esistenza. I tre protagonisti sono spesso bendati, nel film. Lo sguardo è strumento di conoscenza, ma non può essere manipolato come il linguaggio. Per questo va il più possibile limitato. Loro possono solo ascoltare.

Il cinema come fuga

Nel film non è presente un vero e proprio sviluppo narrativo. È assente una trama da seguire, si tratta soltanto di conoscere un mondo e vederlo svilupparsi sotto i nostri occhi. Questo fa il cinema, ci mostra la realtà sotto una luce diversa. Lo sa bene la figlia maggiore (interpretata da Angeliki Papoulia), l’unica dei tre ad avere ancora dentro di sé un barlume di ribellione. Quando riesce a guardare (ovviamente di nascosto dal padre) film come Lo squalo, Rocky e di Flashdance, impara qualcosa sul mondo esterno e la sua curiosità diventa dirompente. Il cinema le apre la mente. Ironico che siano film del genere, film dell’hollywood più commerciale, muscolare e patinata a darle un assaggio della realtà. Ironico, ma efficace. Dopotutto, dopo aver visto un film come questo, viene naturale domandarsi cosa possiamo definire “realtà”.

dogtooth

Il caso Fritzl: quando la realtà supera la fantasia

Nel 2008 venne alla luce la storia di Josef Fritzl, un ingegnere austriaco che tenne rinchiusa sua figlia per 24 anni in un bunker, dove abusò ripetutamente di lei. In un’intervista, il regista Yorgos Lanthimos, ha dichiarato che non importa quanto sia assurda la storia che pensi, da qualche parte, nel mondo, c’è chi ha fatto o farà la stessa cosa, se non peggio. I “perché” non sono importanti, in Dogtooth non verranno spiegate le motivazioni dietro le gesta del padre. È un qualcosa che può succedere ovunque e per molteplici ragioni. Il punto sta proprio nella sua attuabilità. Dogtooth racconta una storia assurda eppure racconta una storia verosimile. Vedendolo con questa consapevolezza non può che risultare ancora più potente.

dogtooth

Commento finale:

Dogtooth è un film viscerale, disturbante e psicologicamente violento . In un’ora e mezzo di film vengono scardinate le nostre sicurezze riguardanti il concetto di famiglia, di libero arbitrio, di società. Infila un pensiero subdolo nella testa dello spettatore. Tutto quello che sappiamo, tutto quello che crediamo, ci è stato insegnato o imposto dalla società in cui viviamo. Non esistono realtà assolute. Sapendo che la nostra vita si basa su conoscenze che altri ci hanno indottrinato, potremmo mai definirci liberi?

Con la riapertura dei cinema Cinewriting torna più attivo che mai! Clicca qui per seguirci su Facebook oppure qui per raggiungere la nostra home e non perderti nemmeno un articolo.

Recensione di: Matilde Tramacere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Fellini degli Spiriti: ritratto pittoresco di un cineasta

Per tre soli giorni è stato proiettato nelle sale di tutta Italia un piccolo ma preziosissimo gioiello di storia del…

Inland Empire: la poetica del surrealismo

È impossibile non provare una particolare sensazione di disagio e smarrimento durante (e anche dopo) la visione dei film di…

DC FanDome: tutte le novità!

DC FanDome, l'atteso appuntamento per tutti i fan dell'universo DC, ha svelato diversi progetti e dato la possibilità di dare…
cristo compagnone

Politically Incorrect: la top 10 delle commedie più scorrette

E' solo una mia impressione o il mondo sta diventando più orrendo del solito? Se anche voi state raschiando il…
Tutti gli uomini del presidente

Storie vere al cinema: i migliori 5 film sul giornalismo

Oggi vi racconteremo di cinque casi giornalistici (realmente accaduti), che sono stati raccontati in altrettanti meravigliosi film. Opere, queste ultime,…

9

Fantastico

Pro

  • Un film che rimane impresso
  • Non ha paura di osare e disturbare
  • Regia studiata ed originale
  • Tematiche di spessore

Contro

  • Per alcuni potrebbe creare troppo disagio o al contrario, causare comicità involontaria
  • La mancanza di una vera e propria trama