Diamanti grezzi
8.0/10

Diamanti Grezzi

Regista

Josh e Benny Safdie

Genere

Crime , Drammatico

Cast

Adam Sandler, Lakeith Stanfield, Kevin Garnett, Julia Fox

Sceneggiatore

Ronald Bronstein, Josh e Benny Safdie

Produttore

Elara Pictures, IAC Films, Scott Rudin Productions, Sikelia Productions

Durata

135 min.

Offerte
Data di uscita

31 Gennaio 2020 (Uscita Netflix)

Nel quartiere dei diamanti di New York, Howard Ratner, proprietario di una gioielleria e rivenditore per gente ricca e famosa, deve trovare un modo per pagare i suoi debiti quando la sua merce viene rubata.

Diamanti Grezzi: La tragedia di un gioielliere ridicolo

Diamanti Grezzi” è il terzo film del dinamico duo dei fratelli Safdie che, dopo “Heaven Knows What“e “Good Time“, tornano alla centralità di New York, alle infinite idee del cinema americano degli Anni Settanta e regalano ad Adam Sandler il ruolo della vita. Disponibile dal 31 Gennaio su Netflix.

Un nuovo punto di riferimento per il cinema indipendente

Arriva finalmente in Italia, dopo l’uscita natalizia nelle sale americane ed alcune incertezze distributive, “Diamanti Grezzi“, “Uncut Gems” in originale, il nuovo film di Josh e Benny Safdie, fratelli registi indipendenti, originari del Queens, di origine ebraico-siriana, messi in luce grazie ad una serie di cortometraggi ed ovviamente grazie ai loro primi due film (il loro film precedente, “Good Time“, ha riscosso molto successo) con i quali hanno già tracciato un solco nel cuore della cinefilia contemporanea per quanto riguarda il contesto cinematografico indipendente. Adesso è il momento del loro terzo film, “Diamanti Grezzi“, frutto di uno script di lunga gestazione (prima di “Good Time“, Adam Sandler rifiutò la parte del protagonista), finalmente spinto in avanti grazie alla distribuzione di A24 ed alla produzione esecutiva di Martin Scorsese.

This is how I win

Il film è ambientato nel 2012. Nella 47esima strada di Manhattan, dov’è concentrato il maggior numero di banchi dei pegni, di gioiellerie, dove si acquistano e si vendono pietre preziose. Ed è la storia di questo gioielliere ebreo, Howard Ratner, invischiato progressivamente in molteplici guai che lo faranno precipitare in una situazione di assoluta disperazione e violenza.

Howard è nei guai con un gruppo di strozzini capeggiati niente poco di meno che dal proprio cognato. È nei guai perché ha acquistato illegalmente un opale etiope molto prezioso (i diamanti grezzi del titolo, le pietre grezze non lavorate, oggetto del desiderio già presentate nell’inusuale prologo).

È nei guai perché affida questo suddetto opale, con molta leggerezza, ad un campione di basketball, un campione NBA come Kevin Garnett (che, nel film, interpreta stesso ed, all’epoca, stella dei Boston Celtics). Ed è nei guai perché fedifrago. Ed in bivio tra la moglie che chiede il divorzio e la formosa amante, una delle dipendenti del suo negozio, che vorrebbe vivere più concretamente la relazione con Howard.

Attacco di panico

Al vetriolo con il sogno americano. Cauto nel raccontare la ludopatia. Cinicamente ironico nel delineare la comunità ebraica assimilata alla società americana, “Diamanti Grezzi” è essenzialmente un attacco di panico lungo due ore e dieci minuti. Un film frenetico, eccessivo, dinamitardo, che non dà un attimo di tregua.

Potente nella sceneggiatura non solo nel modo di rendere memorabile ogni personaggio (dal citato Kevin Garnett nel ruolo di se stesso al Demany di Lakeith Stanfield, che porta clientela famosa ad Howard, passando per un cameo piuttosto rocambolesco del cantante The Weeknd) ma anche per come vengono pronunciate le battute, per come vengono mosse le pedine di questa scacchiera cinematografica: tutto procede con folle velocità, in un febbricitante flusso di parole ben aderente ad una colonna sonora che spazia da sonorità in stile John Carpenter, alla musica R&B fino ad arrivare alla musica classica.

Nella centralità di New York, rimestando, talvolta, nella derivazione di cinema americano anni Settanta (c’è molto spirito da neorealismo metropolitano in stile “Mean Streets” di Scorsese), “Diamanti Grezzi” è una discesa infernale e claustrofobica tra la tragedia e la commedia di un personaggio complessato. Di un ilare avventuriero a caccia dell’occasione giusta. Là dove sembra andare nel verso giusto ad Howard Ratner, ecco che la situazione vacilla e la catastrofe si manifesta.

Autolesionismo

La questione dell’opale etiope con Garnett, i debiti di gioco col cognato, la ludopatia. Howard sembra avere una certa predilezione autolesionista verso le scelte sbagliate. Quasi ad identificarle come una forma di catarsi che appare alquanto problematica visto che, nel corso del film, si assiste alla disperazione sempre più crescente. Ad un’imperante crisi di nervi di un uomo che non riesce a capire perché la vita gli va così male e non riesce a capire che è lui stesso l’origine dei propri problemi.

La magnifica caratterizzazione di Howard si riversa sui co-protagonisti proprio per la capacità dei fratelli Safdie di essere degli ottimi narratori. In grado di proporre un congegno perfetto in cui essi conoscono fino in fondo i propri personaggi. In cui quello che conta di più è il cuore dei personaggi. E questo rappresenta il cuore della 47esima strada, di New York City che palpita, che batte, che racconta solitudine, angoscia e violenza ma che rimane sempre vivo e vibrante.

L’Amour Toujours

Basti pensare al protagonista, al personaggio di Howard (basato su alcune esperienze lavorative del padre dei Safdie) ed interpretato da uno straordinario Adam Sandler capace di mettere sguardo e corpo non in chiave stanislavskijana ma con una maniera di assoluta credenza e fede nel personaggio. Sandler è Howard ed Howard è Sandler. In una sintesi, in una fusione che va oltre il Barry Egan di “Ubriaco D’Amore” di Paul Thomas Anderson. Che va oltre il Danny Meyerowitz di “The Meyerowitz Stories” di Noah Baumbach. Da abili cineasti, i Safdie colgono questa intesa attore-personaggio e costruiscono tutto il film su quello sguardo e quel corpo.

Non ci si staccherà mai dalla figura del gioielliere ebreo, dalla colonoscopia ad inizio film, alla continua inquadratura di spalle dell’ebbra camera a mano che inquadra Howard spostarsi da un luogo ad un altro, che interagisce con quel personaggio o con quell’altro personaggio. Fino ad arrivare al finale dove il dettaglio diventa grandezza, dove lo sguardo verso la cinica New York diventa uno sguardo a contatto con l’universo, dove l’attacco di panico diventa quiete, silenzio e poi… L’Amour Toujours di Gigi D’Agostino.

Commento Finale 

Diamanti Grezzi” è il manifesto cinematografico dei fratelli Safdie. Ogni cosa presente nei film precedenti qui è espansa a dismisura in una commisstione pressoché perfetta tra regia, sceneggiatura e scelta del cast. Il metropolitano ritratto al vetriolo del sogno americano. La tragedia di un gioielliere ridicolo, distrutto dalle proprie ossessioni. Ed il cuore di New York delineato in tutto il suo vibrante ed angosciante splendore/orrore.

 

Recensione a cura di Ettore Dalla Zanna

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9

Fantastico

Pro

  • Il talento nello storytelling dei fratelli Safdie
  • La straordinaria interpretazione di Adam Sandler
  • Tutto il vasto campionario dei non-protagonisti

Contro

  • Il doppiaggio italiano potrebbe affossare la qualità di alcune interpretazioni.