Diabolik
6.4/10

Diabolik

Regista

Antonio Manetti, Marco Manetti

Genere

Azione , Crime

Cast

Luca Marinelli, Miriam Leone, Valerio Mastandrea, Serena Rossi, Claudia Gerini

Sceneggiatore

Angela Giussiani e Luciana Giussani (soggetto), Manetti Bros. (sceneggiatura)

Produttore

Carlo Macchitella, Manetti Bros.

Durata

133 min

Offerte
Data di uscita

16 Dicembre 2021

Diabolik ed Eva Kant si incontrano a Clerville per la prima volta. Un avvenimento sconvolgente, l'arresto di Diabolik, creerà una serie di fraintendimenti fino al colpo grosso finale.

Diabolik: il fumetto italiano arriva sul grande schermo

Il 16 Dicembre 2021 è una data importante per il cinema italiano. Diabolik, il nuovo film dei Manetti Brothers, ha riempito le sale. Luca Marinelli, uno degli attori italiani più apprezzati negli ultimi anni, interpreta il famoso criminale dei fumetti di Angela e Luciana Giussani. Il cast si arricchisce con l’elegantissima Miriam Leone nei panni di Eva Kant e Valerio Mastandrea nel ruolo dell’Ispettore Ginko.

Il film targato Rai Cinema ha già un importante precedente. I fan ricorderanno Danger: Diabolik (1968), film diretto da Mario Bava che riprende alcuni episodi della serie a fumetti, intrecciandoli tra loro, e che gode, tra l’altro, delle musiche dell’impareggiabile Ennio Morricone.
Quello del 2021 è un esperimento ben riuscito, che riesce a fare i conti con l’opera cinematografica degli anni Sessanta e, naturalmente, con l’opera grafica. Vediamo dunque quali sono i suoi punti di forza.

 

Chi è Diabolik?

Diabolik è il criminale mascherato più intelligente di sempre. Genio della fuga e del travestimento, riesce sempre sfuggire all’Ispettore Ginko, il quale gli dà la caccia senza sosta. È un uomo che si aggira nell’ombra, nessuno conosce la sua vera identità né tantomeno il suo passato. Un criminale “in calzamaglia” che dal 1962 ha attirato milioni di lettori. Un eroe negativo, come spesso viene definito, un personaggio anticonvenzionale che rapina e, se necessario, uccide, servendosi della più alta tecnologia e di sistemi supersofisticati.

Diabolik
Diabolik nella serie a fumetti

La trama di questo lungometraggio è ispirata al Vol. 3 della serie di fumetti, dal titolo “L’arresto di Diabolik”. La vicenda ruota intorno al primissimo incontro del criminale con Lady Kant, vedova di un uomo ricco, appena tornata dal Sud Africa per stabilirsi a Clerville, luogo immaginario in cui si svolgono gli avvenimenti. Segue il primo grosso colpo in banca nella città di Ghenf, prima occasione per i due amanti di lavorare insieme, non prima di un avvenimento che sconvolge tutti: Diabolik è finalmente smascherato e arrestato.

 

Un ritmo incalzante

Impossibile accennare ulteriori dettagli del plot principale senza rischiare pericolosi spoiler. Tuttavia non posso non soffermarmi sulla potenza dell’incipit. Avvolto dall’oscurità della notte, Diabolik indossa il suo costume e la sua maschera e sfreccia con la sua Jaguar nera, inseguito dalla polizia. Il criminale più temuto di tutti riesce a seminarla, facendo saltare l’auto da una rampa e diffondendo un gas tossico per fermare le guardie. Ginko fallisce ancora una volta e, nel frattempo, la Jaguar si perde nell’oscurità; la parola “Diabolik” color rosso sangue si staglia nel cielo sulle note di “La profondità degli abissi”, brano cantato da Manuel Agnelli e principale colonna sonora del film. La voce del frontman degli Afterhours torna più avanti con un altro singolo, “Pam Pum Pam”.

Diabolik
Diabolik guida la sua Jaguar

Pur durando la bellezza di 133 minuti, il ritmo della narrazione non è affatto lento, anzi il continuo susseguirsi degli eventi non lascia spazio a lunghi momenti di riposo. La struttura narrativa riesce a catturare l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine, pur presentando qualche piccolo difetto che, nel complesso, è trascurabile.

L’incontro tra Diabolik ed Eva avviene la prima volta nella sua camera d’albergo. La velocità con cui Lady Kant si invaghisce di Diabolik è micidiale se si pensa che ella stessa afferma di non aver nemmeno mai sentito parlare di lui prima di allora. Lo stesso Diabolik rivela subito alla donna la sua identità e il suo nome, Walter Dorian, con una  credibilità su cui avrei dei dubbi. Sono passaggi molto veloci che però, un po’ per il tempo e un po’ per richiamare certi meccanismi tipici di storie poco verosimili proprio come quella del criminale mascherato, sono in qualche modo in linea con l’opera, pur lasciando lo spettatore un po’ perplesso.

 

Il magnetismo di Eva Kant

Con la scelta del cast non si può dissentire. Luca Marinelli è noto per la sua capacità di interpretare i ruoli più svariati, spesso opposti tra loro. Impossibile non conoscere il suo personaggio più celebre, ossia Fabio Cannizzaro, detto lo Zingaro, in Lo chiamavano Jeeg Robot (2015) di Gabriele Mainetti. Eccentrico, esuberante, caratteristiche che si allontanano enormemente dalla vera personalità di Marinelli, uomo estremamente posato e riservato. La sua poliedricità gli permette di essere l’attore giusto per qualsiasi ruolo gli sia assegnato. Nei panni di Walter Dorian, Marinelli è di poche parole, con uno sguardo vitreo che riesce a comunicare per sé.

l personaggio che, infatti, ruba più volte la scena è quello di Eva Kant. L’attrice Miriam Leone veste benissimo i panni di Eva: molto bella, elegante nel vestire ma anche negli atteggiamenti e nei movimenti, estremamente scaltra. Lady Kant è una donna molto forte, indipendente, una protagonista a cui, finalmente, non viene assegnato un ruolo marginale e – diciamo così – prevalentemente d’immagine. Si nota subito quando un personaggio femminile ha la fortuna di essere creato da autrici donne.

Eva
Eva Kant

Tantissimi sono i dialoghi che vedono la donna coinvolta ma, soprattutto, ella è anche l’unico personaggio che vede uno sviluppo, seppur minimo, nel corso della vicenda. Il suo carattere dominante, come già detto, si confronta subito con quello di Diabolik, a cui bastano uno sguardo e poche parole per ammaliare la donna. La performance di Miriam Leone, più presente se così si può dire, affianca quella più silenziosa di Marinelli senza però oscurarla, proprio per la capacità dell’attore di essere altrettanto convincente con il minimo sforzo.

 

Mai dimenticare il fumetto

Al di là della storia avvincente e della bravura del cast principale, il nuovo film di Diabolik può vantare una splendida direzione della fotografia. evidente nell’uso dei colori e nella scelta delle sequenze o addirittura delle singole inquadrature, spesso poco ordinarie. Un sapiente gioco di luci crea degli effetti particolari; fasci luminosi evidenziano in più occasioni lo sguardo di Walter, richiamando la sua maschera nera che lascia solo gli occhi scoperti.

Diabolik
Walter Dorian nel suo covo segreto

Qualche ripresa dall’alto e qualche inquadratura imperfetta rischiano di rovinare l’estetica dell’opera, tuttavia ci sono alcuni elementi che non possono non conferire al film dei fratelli Manetti un marcia in più. Si insiste molto sulla fedeltà allo stile grafico, introducendo spesso transizioni tipiche del fumetto. Vere e proprie vignette dominano lo schermo, mostrando contemporaneamente personaggi situati in luoghi diversi o facendo susseguire degli eventi velocemente, chiudendoli in una piccola sequenza visiva. È un espediente molto efficace per condurre la narrazione, nonché un bellissimo omaggio alle origini.

Commento finale

Diabolik è un film crime e d’azione che, grazie ad una serie di scelte stilistiche, riesce a restituire la grandiosità dell’opera originaria. Luca Marinelli e Miriam Leone, l’uno l’opposto dell’altro, sono perfetti per i ruoli di Diabolik ed Eva Kant in quanto riescono a conferire loro le caratteristiche fondamentali, convivendo in armonia. L’attenzione dello spettatore è alta dall’inizio alla fine; è un prodotto cinematografico che sicuramente non ha deluso i fan del criminale mascherato.

Recensione a cura di Livia Soreca.

 


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8

Ottimo

Trivia

  • Ci sono continui rimandi all'arte del fumetto
  • L'incalzare degli eventi tiene viva l'attenzione fino alla fine

Goofs

  • L'incontro tra i protagonisti nasce con un ritmo veloce e perde credibilità
  • Alcune inquadrature imperfette contaminano l'estetica dell'opera