cry macho
5,7/10

Cry Macho – Ritorno a casa

Regista

Clint Eastwood

Cast

Clint Eastwood, Dwight Yoakam, Eduardo Minett

Sceneggiatore

Nick Schenk, N. Richard Nash

Produttore

Malpaso Productions, Ruddy Productions, Warner Bros.

Durata

104 min

Offerte
Data di uscita

2 dicembre 2021

Un'ex stella del rodeo accetta il lavoro di riportare a casa dal Messico un giovane ragazzo. L'improbabile coppia affronta un viaggio inaspettatamente impegnativo, durante il quale il cavaliere insegna al ragazzo cosa significa essere un uomo buono.

Cry Macho – Ritorno a casa, il nuovo film diretto ed interpretato da Clint Eastwood

Sessantacinque film come attore, quarantuno come regista, una vita dedicata al cinema. Clint Eastwood, questo maggio, ha compiuto novantun’anni (clicca qui per leggere lo speciale che gli abbiamo dedicato per l’occasione) e nonostante lo sguardo sperduto, la sua tendenza a parlare alle sedie e qualche difficoltà a deambulare, è ormai chiaro che solo la morte potrà allontanarlo da un set, che sia davanti alla camera o dietro. Una dedizione commovente, ma che non riesce a nascondere la stanchezza data dagli anni. Cry Macho – Ritorno a casa, l’ultima opera di Eastwood, ed è molto lontana dai suoi fasti.

cry macho

Cosa significa essere un “macho”

Cry Macho (tratto dall’ononimo romanzo di N. Richard Nash) ha un chiaro intento: prendere la figura del tipico burbero cowboy protagonista dei western e decostruirla. Non più il duro senza scrupoli e senza remore, l’uomo che non deve chiedere mai. Non più, quindi, il tipico personaggio che ha interpretato Clint per grand parte della sua carriera. Mike Milo (Clint Eastwood) è una ex star del rodeo, ormai decaduta, a cui viene affidato un compito: recuperare il figlio di un suo amico, Rafael, rimasto in Messico con sua madre, coinvolta nel crimine organizzato. Mike, Rafael e il suo gallo da combattimento Macho (il miglior personaggio della storia) iniziano così una fuga dalla donna e dai suoi scagnozzi. Una fuga che farà nascere un legame importante tra i due (o tra i tre, considerando il gallo). Il giovane ragazzo, immischiato anche lui nel crimine, imparerà cosa significa essere un macho, un cowboy, un uomo rispettabile. Qualcosa che nulla a ché fare con l’essere senza paura, anzi. Per diventare maturi bisogna imparare la pazienza, la gentilezza, l’amore. Rafael, che non aveva mai avuto un padre e che nella sua vita ha conosciuto solo la delinquenza, abbandona presto tutte le sue convinzioni. Si libera di un concetto di mascolinità tossica che lo aveva da sempre traviato. Clint Eastwood sfida anni di western, sfida la sua stessa filmografia. Rinnega quello che è stato il suo personaggio simbolo in tutti i suoi aspetti e con un’intenzione ammirevole. Peccato, però, che l’intento della pellicola sia l’unica cosa riuscita del film.

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La poca cura sui personaggi

Obiettivi di questo genere pretendono, infatti, una scrittura accurata. Bisogna creare un personaggio stereotipato che sveli, pian piano, la propria vera natura, grazie all’intelaiatura di relazioni profonde e significative. Già dai primi minuti della pellicola capiamo che non sarà così. Tutti i personaggi, nessuno escluso, sono di una banalità disarmante, partendo dal giovane ribelle e arrivando alle due donne, rappresentazione canonica (e conservatrice) del diavolo tentatore una e dell’angelo del focolaio l’altra. Il protagonista Mike non subisce alcun cambiamento, è fin dall’inizio un tenero vecchietto desideroso di affetto che si lancia all’avventura solo perché una persona con cui non ha più alcun rapporto da tempo gli dice che “gli deve un favore”. La presenza magnetica di Eastwood non basta a salvare la situazione, anzi, alza un muro insormontabile. Perché se già scindere l’attore dal personaggio è sempre complicato, quando si parla di volti noti come quello di Clint Eastwood, l’impresa rasenta l’impossibile. Lo osserviamo cavalcare un cavallo, affrontare criminali messicani, dormire su panche ed essere corteggiato da donne avvenenti. Un solo pensiero rimane fisso nella nostra testa: quell’uomo ha novant’anni. E per questo, niente di quanto succede in Cry Macho può avere anche solo una parvenza di credibilità.

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Clint Eastwood e l’inesorabile passare del tempo

Il problema non si porrebbe neanche in maniera così preponderante se Clint non dimostrasse così vistosamente la sua età, ma l’attore traballa sotto il peso della vecchiaia e si costringe in un ruolo che proprio non è alla sua portata. È quasi comico il momento in cui a sostituirlo in groppa a un cavallo imbizzarrito è un vistoso stuntman, le cui inquadrature si alternano a mezzi busti dell’attore che goffamente si agita e finge di domare la bestia. Purtroppo, ad inficiarne terribilmente, è tutto il film e non soltanto una scena o due. Nulla vieta all’attore di continuare a recitare, ma ci saranno sicuramente ruoli più adatti di quello di un ex campione di rodeo in missione in Messico. Dopotutto, nessuno sceglierebbe un bambino per recitare la parte del presidente degli Stati Uniti. A meno che non si tratti di un film demenziale. E non è questo il caso.

Un drama senza dramma

È pur vero che dare una connotazione di genere a Cry Macho è alquanto difficile. Di western è presente solo l’ambientazione, ma anche di drama o thriller c’è ben poco. Mike sfugge da una minaccia invisibile, uno stuolo di cattivoni che si presenta di rado e che viene liquidato rapidamente e con metodi che sfiorano il comico involontario. Il pericolo è pressoché inesistente, il duo in fuga lascia oggetti incustoditi, si separa di continuo, trova velocemente una soluzione ai loro problemi, sosta per giorni e giorni nella stessa cittadina. Quella della madre non è una vera minaccia ed è totalmente ininfluente ai fini della trama, tant’è che il personaggio sparisce completamente durante il secondo atto. Cry Macho è un film drammatico senza un dramma e un thriller senza tensione. E rimane solo la noia.

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Ma se non ci sono conflitti e inseguimenti, cosa vediamo, quindi, in Cry Macho? Un tenero signore anziano che riscopre i piaceri della vita in un paesino del Messico (paese dipinto più pericolante e precario della schiena di Clint, giusto per aggiungere qualche stereotipo culturale) insieme a una ragazzo bisognoso di una figura paterna. E non ci sarebbe nulla di male se il film fosse intriso di dolcezza e ironia. Solo che non è così. La mano di Clint è tutto fuorché leggera e la commedia non è il suo genere (come già aveva dimostrato nel mediocre Jersey Boys). C’è poco da empatizzare, poco da commuoversi, soprattutto quando i personaggi parlano per frasi fatte, hanno backstory stereotipate e basano le loro interazioni su lezioni di equitazione. Senza conflitto, senza tenerezza, senza credibilità, non rimane che un noioso incedere della vita di campagna.

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Commento finale

Non si può screditare a cuor leggero una pellicola di Clint Eastwood, ma neanche essere clementi con essa solo perché è il suo nome a firmare la regia. Non si può lodare il reparto tecnico quando è il minimo che si può chiedere a una pellicola del genere e non si può soprassedere con leggerezza sugli enormi errori di sceneggiatura. Eppure alla scrittura c’è Nick Schenk, autore del sublime Gran Torino. Un film che davvero sapeva creare commozione e turbamento, che raccontava di un’anima divisa e tormentata e che già trattava della vecchiaia, della bontà, dell’insegnare ai giovani cosa significa prendersi le proprie responsabilità. Cry Macho lo ricorda negli intenti, ma fallisce su tutto il resto, non riuscendo mai veramente ad emozionare.

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Recensione di: Matilde Tramacere.

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4.5

Brutto

Trivia

  • Tutto il reparto tecnico è all'altezza delle aspettative.
  • La condanna della mascolinità tossica è sempre un messaggio da lodare.

Goofs

  • Clint Eastwood, per quanto sempre carismatico, è totalmente inadatto al ruolo.
  • La recitazione del ragazzo protagonista è alquanto discutibile.
  • Personaggi stereotipati con poco arco narrativo.
  • Mancanza di emozione, tensione e ritmo.