Il mondo dell’Ultimo Impero: alla scoperta dei Mistborn.

La trilogia di Mistborn, una piccola perla nascosta dell’High Fantasy.

Che siate lettori sporadici o divoratori di libri, certamente nella vostra carriera vi sarete imbattuti nel fantasy, un genere letterario ormai famosissimo. Quel tocco di libertà dato da un mondo immaginario popolato da creature surreali è sempre stato il fascino di questo tipo di narrazione. Tolkien ovviamente fu il maestro che diede risalto alle imprese di elfi, nani, draghi e quanto di più “classico” si possa ricondurre alla categoria. Da lui furono ispirati tanti altri racconti, e molte famose saghe cinematografiche od opere videoludiche si basano fortemente su questi canoni. Tutto questo viene raccolto nel termine “High Fantasy”, ovvero quel sottogruppo che tratta la classica distinzione tra Bene e Male in quanto assoluti, e nel confronto diretto tra di essi. Quello di cui si tratterà in questo speciale, Mistborn, mostrerà una propria personalità che lo fa emergere di fronte a tanti altri scritti di questo tipo.

Le Nebbie secondo Sanderson

Innanzitutto, una premessa: il mondo di Mistborn sembra soltanto lievemente fantastico. Ciò che Sanderson mostra nelle prime battute è una realtà simile alla nostra, sebbene ambientata in una sorta di tardo Medioevo. Il mondo è ammantato da una coltre di cenere, che viene ormai considerata parte della routine quotidiana. Assieme a questa, le nebbie si spargono per tutto il territorio durante le ore notturne, e causano alla maggior parte della popolazione un timore reverenziale. Nella notte pare si aggirino strane creature, che agli uomini appaiono come dei mostri, così come persone dotate di capacità soprannaturali. Mentre gli spettri delle nebbie sono perlopiù innocui, tuttavia, i secondi non sempre lo sono altrettanto. L’autore parla quindi della differenziazione dei poteri in gioco, dato che si tratta pur sempre di magia – sebbene governata da leggi molto precise.

Mistborn 8
Uno spettro delle nebbie.

Le regole della magia

Punto di assoluta forza di quest’opera è difatti la caratterizzazione minuziosa dei dettagli riguardanti i poteri di cui sono dotati gli abitanti dell’Ultimo Impero. L’allomanzia è, ad esempio, basata sul consumo dei metalli ingeriti dall’uomo: questi deve “bruciarli” nel proprio stomaco ottenendo così differenti capacità. Viene specificato inoltre che esistono due categorie di allomanti: Misting, che possono bruciare un solo metallo, e Mistborn, che possono utilizzarli tutti. Spesso vengono affibbiati ai Misting dei nomignoli in base a ciò che sono in grado di utilizzare, ma in generale ogni allomante è visto con timore e rispetto (soprattutto se dotato di un’abilità particolarmente potente). Vi sono inoltre altre capacità uniche, sebbene vengano viste più nel dettaglio nel corso della narrazione (e ne siano parte integrante). Tutte condividono però questo aspetto: l’impossibilità di agire liberamente, ed essere sempre guidate da meccaniche ferree.

La descrizione dei principali poteri allomantici (con le dovute censure anti-spoiler)

Lo scorrere degli eventi

Sanderson è scrupoloso in tutto quello che descrive, ma sa di doverlo fare per il suo preciso motivo. Ogni aspetto trova un posto preciso nell’evoluzione della trama, ed il lettore se ne rende conto pagina dopo pagina. Con il suo stile fluente, lo scrittore sa come invitare al proseguimento e lo fa senza perdere di vista alcun dettaglio. Ciò che sembrava insignificante nel capitolo precedente, ritorna in seguito collegandosi al momento opportuno. La sensazione è quella dell’esplorazione di un mondo creato per quello scopo, che ha tanto da offrire e vuole farlo tramite dei personaggi e delle ambientazioni studiate per l’occorrenza. Anche il primo incontro coi misteriosi Inquisitori, che appaiono come terrificanti non-umani, ha il suo compito da svolgere all’interno di tutta la trilogia.

Mistborn 5
Un Inquisitore del Culto d’Acciaio

I protagonisti dell’opera

Un altro tratto distintivo sono di fatto i personaggi che compaiono nel romanzo. Si inizia con Kelsier, l’ambizioso Mistborn al centro della storia fin dal primo libro, che ha intenzione di rovesciare l’attuale Lord Reggente. Si tratta di un individuo a tutto tondo, carismatico e fin da subito padrone di un grande potere, che vuole utilizzare per il bene della popolazione. Intende liberare gli skaa, ovvero gli operai ed altri lavoratori di basso rango, dalla supremazia dei nobili e dell’Impero con un piano molto audace. Verrà aiutato dal suo gruppo di ladri, di cui egli stesso è la figura di spicco, e dalla seconda protagonista delle vicende: Vin.

Mistborn 1
Kelsier, il primo Mistborn che si incontra nel racconto

La crescita di un fiore

Vin è un personaggio che appare come secondario, salvo poi crescere ed acquisire un’identità molto più marcata. Nel corso della trilogia, la giovane skaa viene addestrata da Kelsier stesso ed percorre un sentiero composto di difficoltà, gioie ed emozioni brucianti. Questo le provoca una profonda evoluzione psicologica, trattata ampiamente da momenti riflessivi e ragionamenti coerenti con la sua personalità. Questo incantesimo viene però gradualmente espanso a tutti i membri di spicco della trama, e Sanderson non si risparmia in tale senso. Egli dedica cura soprattutto alla ragazza, ma spesso e volentieri soddisfa anche qualche possibile curiosità del lettore. Il risultato è uno sviluppo omogeneo che contribuisce a rendere la storia davvero indimenticabile.

Mistborn 3
Vin, mostrata sulla copertina del primo volume.

La certezza dell’ignoto

Un altro caposaldo della produzione di Sanderson è controverso, poiché è già stato introdotto ad un pubblico molto ampio da un’altra saga. Come Martin ha introdotto in Game of Thrones, nel corso della trilogia si deve sempre convivere con il futuro che diventa sempre più incerto. Nessuno si può giudicare al sicuro, ogni attore della storia vive sempre sul filo del rasoio, proprio come vivrebbero dei veri criminali. L’audacia talvolta premia, come nei classici fantasy, ma non è sempre la soluzione a tutti i problemi ed anzi, talvolta peggiora irrimediabilmente le cose. Il risultato è un universo dinamico, realistico, nel quale tutto è possibile, e l’unico modo per avere risposte certe consiste nel proseguire.

Mistborn 7
Una veduta di Luthadel, la capitale dell’Ultimo Impero.

Considerazioni finali

Mistborn è un racconto che ha una personalità, e questa si genera tanto dalla propria trama quanto da coloro che la vivono. Sanderson sa come spiegare la natura umana e ci mette passione, creando un universo in cui è piacevole immergersi. Andare a fondo nelle vicende dell’Ultimo Impero è un passo importante che sembra leggero, ma snocciola numerose questioni di incontestabile attualità. Lasciarsi coinvolgere è l’unico vero requisito, poiché una volta dentro è pressoché impossibile lasciare andare un’opera di questo calibro.
In conclusione, Mistborn non deve essere apprezzato a priori e non necessita di pregiudizi, perché ha tutti gli strumenti per conquistare il lettore al suo interno. Ritengo, personalmente, che sia un prodotto autosufficiente, in grado di lasciare un ricordo indelebile nel cuore di chi lo rivela per quello che è: un esponente di spicco di un genere famoso, che nulla ha da invidiare ad altri lavori più diffusi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.