Dunkirk. Il nuovo film di Christopher Nolan ha spopolato tra la critica e il pubblico. È veramente un grande film? Ecco il punto di vista di Ettore Dalla Zanna.

Dunkirk

Il mio rapporto con Christopher Nolan e il suo cinema

The Following

“Wow, scambiamoci i numeri di cellulare, rimaniamo in contatto. Sei una persona molto interessante”.

Memento

“Magnifico! Ma quanto sei bravo. Sei un grande, cavolo. Noi due dobbiamo uscire molto spesso a far baldorie.”

Insomnia

“Ma come? Mi dici che sei malato e poi ti vedo uscire con un altro gruppetto di amici. Cos’è successo?”

Batman Begins

“E’ bello quello che stai facendo per tutti noi. Non mollare mai.”

The Prestige

“WAAAAAAAAAAAAAAA. Sai cosa ti dico, Christopher, questo potrebbe essere il tuo capolavoro.”

The Dark Knight

“Ma cosa stai realizzando in questi tempi. Sei incredibile.”

Inception

*Volano piatti, bicchieri, sedie e tavoli. Io cerco anche di soffocarti, tentando di metterti una trottola in bocca.*

The Dark Knight Rises

“Ma non ti vergogni a farmi questo? Noi eravamo amici. Hai distrutto tutto. Tu eri il prescelto, Christopher. Dovevi portare equilibrio nel Cinema, non lasciarlo nelle tenebre fatte di remake, sequel e reboot.”

“Io ti odioooooo!!!”

“Eri mio fratello, Christopher. Ti volevo bene.”

Interstellar

*Percepisco una scintilla. Un sibilo. Simile a quella del Great Northern Hotel o dell’ospedale di Las Vegas. Penso che sia tutto frutto della mia immaginazione. Torno a dormire.*

Una persecuzione

Dunkirk

“Ettore, l’hai visto Dunkirk?”, “Ettore, ho appena visto Dunkirk. Tu cosa ne pensi?”, “Ettore, ho detestato profondamente Dunkirk, tu cosa ne pensi? Ti è piaciuto?”, “Ettore, quando vedrai Dunkirk?”. Dunkirk, Dunkirk e ancora Dunkirk. Stavo impazzendo, avrei voluto fare una strage. Stampa italiana, nolaniani, cinefili del giorno prima, cinefili che guardano solo film filippini, cinefili che non sanno di essere cinefili.

L’ombra di questo cineasta mi ha perseguitato, mi perseguita e mi perseguiterà. Un mio amico, una volta, tra una birra e l’altra, se ne uscì con una perla eccezionale: “Nolan è come un pendolo che oscilla tra un suo nuovo film e il punto di vista di Ettore Dalla Zanna su quel film”. Non c’è altro finale. Potrò ostacolarmi quanto posso ma alla fine lo andrò sempre a vedere un film di Nolan.

Per alcuni è da considerarsi un bene, per altri è da considerarsi un male. Io cosa ne penso? Non penso. Vedendo il titolo di questo articolo, vi sarete fatti di nuovo la domanda che più mi è stata posta in quest’ultimo periodo “Ettore, hai visto Dunkirk? Se sì, ti è piaciuto?”. Partiamo con un sogno.

Viviamo dentro un sogno

Sarà che dovevo ancora riprendermi dalla clamorosa terza stagione di “Twin Peaks“, eppure, qualche giorno fa, ho fatto un sogno stranissimo. Mi sono ritrovato all’interno della Loggia Nera. Sperduto, completamente solo. Sono rimasto, all’inizio, ipnotizzato dalle lunghe linee a zigzag che contraddistinguevano il pavimento della Loggia. Ho sentito uno strano rumore in reverse. Mi sono girato ed ho visto lui, Christopher Nolan. Pure nel sogno! Il tutto era terribilmente vero, tutto terribilmente concreto e tangibile. Ero lì nella Loggia Nera con Nolan che continuamente mi fissava. Poi si è alzato, ha fatto dei passi avanti, si è avvicinato completamente e mi ha sussurrato qualcosa all’orecchio. “Dunkirk is a big lie!””

Ma io non avevo ancora visto il film e glielo dissi nel sogno. Era rimasto inquietato. Con occhi completamente spalancati. E’ andato via, correndo. Mi sono risvegliato. Forse era tutto frutto del mio subconscio, eppure continuava a lasciarmi perplesso quella frase. Perché “Dunkirk”, secondo quella proiezione onirica di Nolan, è una grande bugia? Il bello in tutto questo è che nella sala in cui veniva proiettato “Dunkirk” nel mio cinema di fiducia, l’entrata era costituita da tende rosse. Alla fine, l’ho visto.

I. Il Molo

Dunkirk

“Dunkirk, il miglior war movie della storia del cinema”, “Dunkirk, uno dei più grandi film della storia del cinema”, “Dunkirk, il film più importante degli ultimi quindici anni”. Dopo questo le critiche negative, chi per partito preso, chi perché si è ritrovato davanti una sòla…, chi ha apprezzato discretamente il film ma portando avanti critiche interessanti… e poi considerazioni ricavate da matusa, da tempo, in letargo. Questi li saltiamo direttamente. L’irricevibile è una chiamata persa.

“Dunkirk” non è un war movie, semmai è un survival movie con sfumature da horror.

“Dunkirk”, più che un film originale, è un remake sotto mentite spoglie di “Inception”.

Racconta, attraverso tre dimensioni temporali differenti (che andranno a confluire, nel climax, in un unico punto), un’estrazione da una situazione infernale, una situazione da incubo. Non vi è nulla di originale nella struttura. E’ il Nolan che conosciamo. Eppure riesce anche questa volta a collocare quella struttura in un altro contesto, dandogli lo stesso scopo e lo stesso carattere.

Tutte e due le pellicole rappresentano personaggi che cercano di sopravvivere, chi all’interno di un sogno, chi, invece, deve sopravvivere da un male nazista che, nella sua malefica invisibilità, esiste (l’assenza è presenza). Tutte e due le pellicole rappresentano personaggi che vogliono tornare a casa (uno dei leitmotiv della filmografia di Nolan). Al regista originario di Londra, interessa l’esperienza in sé, non il contesto bellico, non inglesi, francesi e tedeschi. Quelli sono accadimenti.

Una situazione come quella dell’estrazione di “Dunkirk” poteva essere trasposta in qualsiasi altro contesto: da un contesto western ad un contesto fantascientifico, passando, se proprio vogliamo tornare nella Storia, in un altro contesto bellico tipo Guerra del Vietnam.

II. Il Mare

Dunkirk

A Nolan interessa quell’esperienza. E per dargli più importanza, la rende multisensoriale, mettendoci un VR inesistente e facendoci entrare in questa situazione di sopravvivenza (case anni Sessanta in secondo piano a parte; ammetto che, nella visione, m’è scappata una risata). Il tempo che scorre, i natanti civili in soccorso, i pochi soldati rimasti, soldati vigliacchi che vogliono fuggire, gli aviatori a corto di carburante. Nolan si risparmia, quasi completamente, nel corso del film, di realizzare romanzi letti ad alta voce, pregni di spiegoni e sciocchezzuole tipiche della sua filmografia. Non è casuale che abbia detto “quasi completamente”.

E’ vero. E’ un survival movie retto per l’85% dai rumori, dai silenzi e dalla colonna sonora di Hans Zimmer (era meglio senza musica), eppure quei pochi dialoghi che sono affidati ai personaggi non sono abbastanza efficaci e sfociano, spesso, nel semplicismo più gretto. Questo è uno dei problemi di “Dunkirk”, l’essere uno sperimentalismo a metà. L’essere un’anomalia del sistema a metà. E la definizione di “indie con 150 milioni di dollari di budget” diventa più insensata. Il Nolan di un altro periodo avrebbe realizzato Dunkirk senza alcun dialogo, senza alcuna colonna sonora zimmeriana (e senza alcuna colonna sonora in generale) e senza alcun attore importante nel cast. E va bene la coralità, va bene l’assenza di un vero e proprio protagonista, tutto vero eppure nel film sono presenti attori dal calibro di Mark Rylance, Kenneth Branagh e Tom Hardy.

II. Il Mare/2

Utilizzare tutti attori sconosciuti avrebbe notevolmente amplificato l’afflato emozionale legato alla retorica umanista. La retorica definita patriottica, fino a sfociare nel nazionalismo, dai critici più negativi è una considerazione errata. Il film non punta a quello.

L’unica punta di patriottismo tendente al nazionalismo è proferita dalla bocca del comandante Bolton, interpretato dal sempre signorile Kenneth Branagh, il quale si ritrova ad assistere impotente alla disfatta. Se mi posso permettere, il finale lo considero, anzi, la parte migliore del film. Il ritorno a casa non è ammantato da una retorica patriottica. Tutto il film è la soluzione per sconfiggere il male. Il male non solo rappresentato dall’invisibile nazismo, ma rappresentato dall’intera razza umana.

Sopravvivere al nazismo, sopravvivere a noi stessi come razza umana, sopravvivere al caos. Il ritorno a casa è un ritorno alla vita. Se il film fosse stato come il finale, sarebbe stato un capolavoro assoluto della storia del cinema. Il percorso per tornare a casa è meno efficace del magnifico approdo.

III. Il Cielo

Dunkirk

Nolan, con sguardo autentico, elabora un colpo d’ala clamoroso. Il silenzio, il riadattamento zimmeriano del “Nimrod” delle “Enigma Variations” di Edward Elgar (unica mia nota veramente positiva della colonna sonora) accompagnano l’atterraggio dell’aereo senza carburante del pilota eroe interpretato da Tom Hardy, figlio del pilota della RAF interpretato da Paul Newman ne “La Grande Fuga“. Una chiusura armoniosa, senz’alcuna epicità, una firma inequivocabile, uno sguardo rivolto in macchina che segna la fine. Che non c’è. Ma qui si ritornerebbe a trattare del contesto storico.

Abbastanza da renderlo, per me, un film del cuore? Assolutamente no. “The Prestige” rimane ancora nel cuore (bella però la citazione, con gli elmetti al posto dei cappelli a cilindro). “Dunkirk” è un survival movie derivativo di “Inception” che riesce a mischiare egregiamente la spettacolarità con l’autorialità spingendosi verso una retorica umanista da pelle d’oca. I grandi problemi di “Dunkirk” sono, però, l’essere una sperimentazione a metà, avere dei dialoghi non molto efficaci, una colonna sonora, per la maggior parte, tendente al ribasso (a parte alcuni lampi di genio) e tutto quello che sta attorno alla pellicola.

Dagli eccessivi barocchismi della critica fino ad arrivare agli encomi da parte dei fan di Nolan, gonfi di una retorica che non appartiene al film e quindi non in linea con il loro idolo. Per non parlare poi delle diaspore tra quest’ultimi e gli haters di Nolan. Tutto questo affligge il film il quale dovrebbe essere visto senza partecipare ad episodi di questo tipo. Non è brutto come dicono, ma non è neanche eccezionale come altri affermano. Sta lì, nel mezzo, muscolare e quindi impossibilitato ad esser brutto, ma impossibilitato, anche, ad essere un grandissimo film come molti decantano. Nolan mi ha abituato con molto di meglio nella sua filmografia.

Conclusione

Dunkirk.

Mi trovo a camminare lungo una spiaggia. Mi fermo ad osservare il tramonto per poi volgere lo sguardo verso un altro punto, sentendomi osservato. In lontananza, vedo Nolan. Anch’egli sta osservando il tramonto. Mi fa cenno con la mano. Siamo lontani, totalmente distanti. Mi dice “I’ll see you again in a few years”. Annuisco ed oltrepasso le tende rosse per uscire. Per tornare a casa.

Titoli di coda, con la spiaggia di Dunkerque ed “Heavens Divide” (solo strumentale), traccia musicale della saga di “Metal Gear Solid“, in sottofondo.

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