Hobo with a shotgun: Recensione

Hobo with a shotgun. Un senzatetto giunge in una città che governata da un miliardario e dai suoi figli, per i quali la vita umana sembra non contare nulla. Aiutato da una prostituta, cercherà di fare giustizia

Nato come il “cugino” Machete da un fake trailer inserito nel progetto Grindhouse, Hobo with a shotgun è diventato in breve tempo un cult fra gli appassionati di neo-exploitation. Si tratta di una vera chicca colorata in Technicolor, un acceso delirio lisergico calato in un mondo da incubo, abitato da un’indimenticabile galleria di personaggi fuori di testa (da antologia i due super-cattivi chiamati La Peste) capeggiati da un ricchissimo pazzo narcisista e dai suoi figli, delinquenti spalleggiati e protetti dalla corruzione dell’intero corpo di polizia e da un vero e proprio esercito privato.

A tutto questo si opporrà il nostro protagonista, incredibile e indimenticabile antieroe magistralmente interpretato da Rutger Hauer un giustiziere cupo e cinico, un homeless senza più fiducia dell’umanità deciso a ripulire la città da assassini, stupratori e pedofili.

Il film è caratterizzato, come nello stile Grindhouse, da una grande violenza grafica ma a differenza di altri film essa non viene stemperata da una componente ironica. Non vedremo cellulari uscire da vagine o budella usate come corde per buttarsi dalle finestre, ma una violenza cupa che stride molto con i colori brillantissimi del Technicolor. Non certo un film per palati fini, ma di sicuro adatto per passare un paio d’ore all’insegna del gore.

In conclusione…

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In conclusione

Coloratissimo, iperviolento e crudele, Hobo with a shotgun è un perfetto film neo-exploitation , pieno di scene splatter, personaggi grotteschi ed effetti speciali fatti in casa, che soddisferà senza dubbio i gusti di ogni appassionato dell’eccesso e del gore

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