Hercules. Uno dei classici Disney più sottovalutati di sempre. Il film che inserì il mito di Eracle nella cultura pop.

In questi giorni, molti appassionati Disney stanno festeggiando il ventennale di “Hercules“, celebre 35° Classico Disney.

Hercules
Il Divo Hercules

Tutto partì però da lì, dall’Antica Grecia. Dall’immenso mondo della Mitologia greca.
In mezzo a tutte queste divinità e questi miti, Eracle, nome latino “Hercules”, è ricordato come il maggiore eroe greco di sempre. Figlio di Alcmena (sposa di Anfitrione) e di Zeus, egli nacque a Tebe ed era dotato di una forza sovrumana. Eracle fu venerato come simbolo di coraggio e forza. Ma anche di umanità e generosità, anche presso i Romani. Era ritenuto protettore degli sport e delle palestre.

Fu onorato in numerosi santuari sparsi in tutta la Grecia. Espressione dell’altruismo e della forza fisica, lo fecero credere il fondatore dei Giochi olimpici antichi. In alcuni casi, mettendone in luce la generosità. Con la quale affrontava avversari temibili. Si diede dell’eroe un’immagine caratterizzata dall’intensa forza morale. Oltre che puramente fisica.

Le vicende di questo eroe non sono state raccontate in un’unica opera. Ne sono state scritte molte che lo vedono protagonista, marginalmente o particolarmente.
Celebri le sue incredibili imprese. Le dodici fatiche che lo vedono affrontare serpenti dalle molteplici teste. Leoni dalla pelle impossibile da scalfire. Uccelli in grado di sparare piume affilate come lame e molti altri mostri.

Hercules al cinema e in tv

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Gosling prima dei vari Refn, La La Land e Blade Runner

Da queste fonti, la Disney costruì il film d’animazione basato su Eracle e sulla mitologia greca in generale. Riuscì ad inserire abilmente la figura di Eracle nella cultura pop. Alternandosi tra lo sfrenato gospel ed il merchandising “eroico”. I riferimenti cinematografici ed i rimandi ai fenomeni del costume del periodo d’uscita non mancano. Inducendo il pubblico, successivamente, a fare riferimenti, citazioni, rimandi musicali a questo film, rendendolo un vero cult.

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Meraviglioso riferimento a “Karate Kid” di John G. Avildsen.

Negli anni successivi, dopo l’uscita del film Disney, altre figure del panorama cinematografico e televisivo hanno cercato di affrontare l’eroe mitologico. Forse l’esperimento più bizzarro di tutti è stata la serie televisiva “Young Hercules” con protagonista Ryan Gosling nel ruolo del semidio greco, figlio di Zeus. Una serie tv dalla durata di cinquanta episodi.

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L’Ercole di Dwayne “The Rock” Johnson

Tuttavia, il più grande tentativo di fare una rielaborazione totale del mito di Eracle avvenne molti anni dopo l’uscita del Classico Disney.
Questo con il dittico erculeo del 2014, caratterizzato da “The Legend of Hercules“, diretto da Renny Harlin con protagonista Kellan Lutz e l’Hercules di Brett Ratner con protagonista Dwayne “The Rock” Johnson. Questa sfida tra i due “Hercules” (cinematograficamente simile a “Z la formica” e “A Bug’s Life“) non videro mai comunque un vero e proprio vincitore.

Molta azione ma poco cuore

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Il film con protagonista Kellan Lutz era decisamente ipertrofico e poco entusiasmante tanto nei contenuti quanto nella tecnica.
Il film con protagonista The Rock era ed è da considerarsi come una “baracconata” con la quale lo spettatore medio può divertirsi.
Il problema di questi due film è piuttosto simile. Entrambi si focalizzano duramente sull’azione senza metterci mai il cuore nel racconto dell’eroe più amato della storia. Il Classico Disney “Hercules“, al contrario, permettendosi molte libertà, è ricco di umorismo, di cuore e di una dose sana di mitologia greca. Rimane ancora il miglior trattamento che il personaggio abbia mai ottenuto al cinema. Pur rimanendo decisamente distante dalla figura della leggenda.

Aneddoti

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Hercules e Meg

Ai tempi, causa il libero adattamento del mito di Eracle, la Disney all’uscita del film annullò la premiere ad Atene in quanto il film era stato già ampiamente osteggiato per la sua scarsa aderenza ai miti greci.
Troppo show-business statunitense, troppo gospel, troppo “latino” (se si pensa alla scelta del nome) e… troppe action figures. Una motivazione alquanto bizzarra.

Chissà come avrebbero reagito le persone ad un adattamento più vicino alla mitologia greca? I Greci sarebbero stati felici di assistere all’adultera relazione di Zeus con Alcmena? O che dire delle relazioni che Eracle intratteneva, nei miti, con i suoi innumerevoli amanti di sesso maschile?
Sarebbe stata una versione animata tendente ad un cinema underground (con accezione positiva ne faccio riferimento, badate bene) rispetto ad una versione animata tendente al cinema mainstream.

Oltre alla travolgente musica gospel, “Hercules”, più che alle dodici fatiche, prende ispirazione dalla Gigantomachia.
La lotta che, nel mito, i Giganti ingaggiarono contro gli Dei dell’Olimpo. Su questa base Ron Clements e John Musker mettono tutta la mitologia che ruota attorno al mito di Eracle al servizio della storia e al servizio dei bambini-spettatori.
Come hanno fatto, in tempi più recenti, con “Oceania” (“Moana“, in originale). Anche qui, il duo Clements e Musker si è servito della mitologia per il bene del pubblico infantile. Questo però fino ad un certo punto. Soprattutto nel caso di “Hercules”.

Stile

Hercules
Padre e Figlio

I due registi classe 1953 venivano dai grandi successi commerciali de “La Sirenetta” (1989) e di “Aladdin” (1992). Con le coppie Gary Trousdale-Kirk Wise (“La Bella E La Bestia“) e Roger Allers-Rob Minkoff (“Il Re Leone“) avevano contribuito attivamente al cosiddetto Rinascimento Disney. Collocato dagli storici nella decade 1989-1999.

Con la coppia dei registi, Eracle cambia. Eracle diventa pop.
Nel cartoon, più che un eroe, Hercules appare come un ragazzone atleta, dai biondi capelli. Un incrocio tra Eric Roberts, Victor Mature e James Stewart. L’ispirazione principale, però, rimane quella del mitico campione NBA Michael Jordan.
Hercules, infatti, è inserito in un mondo greco tremendamente vicino alla società dello spettacolo e dello sport professionistico degli Stati Uniti d’America.

Eracle diventa pop. Ma diventa soprattutto grande cinema sportivo. Il film può essere considerato anche come un mix tra “Rocky” e “Karate Kid” con l’aggiunta di sfumature di altri generi.
Un parallelismo nel quale Hercules è Rocky e Daniel LaRusso (due figure inizialmente decadenti, che ricercano un posto in cui stare) e il satiro Filottete (doppiato in originale da Danny DeVito e in italiano da Giancarlo Magalli) è il mitico allenatore Mickey e il maestro Miyagi.
Ma i rimandi alla cultura pop non finiscono qui. Riprendendo la narrativa di Superman, viene superato anche il problema della relazione tra Alcmena e Zeus.

Diventare un Eroe

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Infatti, il ragazzone protagonista del Classico Disney non è frutto di una relazione adultera compiuta da Zeus ai danni di Era. Ercole è un figlio naturale di Zeus ed Era.

Successivamente, il piccolo Ercole viene educato da due umanissimi genitori adottivi. Come i coniugi Kent.
Questo fatto è accaduto dopo che il fratello invidioso di Zeus, Ade (dio degli Inferi con una testa a fiamma di metano, con denti aguzzi ed un volto molto alla Joker), aveva provato ad uccidere il figlio naturale.
Da Clark Kent, però, Hercules dovrà ritornare a ciò che in passato fu. Ed è lo stesso babbo Zeus a dargli la motivazione. In un tempio, vivificando una statua raffigurante se stesso: per tornare a casa, Ercole dovrà diventare un eroe.

Ma l’eroismo non sta per successo. Ercole, attraverso le più imponenti imprese (l’Idra su tutti), diventa un divo dell’Antica Grecia (non mancano i piccoli rimandi alla Hollywood classica) con merchandise a gogo (le ceramiche raffiguranti Ercole, l’Air Herc, parodia delle Air Jordan, la bevanda Herculade come parodia della bibita Gatorade) ed action figures a farla da padrone.
Il film è caotico, la sceneggiatura viaggia a briglie sciolte. Una corsa infinita sulle montagne russe. Il film diventa più adulto, più mondano, più… erotico. Nelle scene, infatti, si palesa anche la femme fatale del film.

L’erotismo del film

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Femme Fatale

Megara (Meg) è uno splendido incrocio femmineo tra le iconiche Barbara Stanwyck e Rita Hayworth. Una delle icone femminili Disney più sexy della storia del cinema.
Capelli fluenti rosso fuoco, dotata anche di piedi che metteranno in difficoltà il nostro eroe (Tarantino avrebbe apprezzato molto di più del semidio greco), Meg è, al tempo stesso, gioia sessuale del nostro eroe ma anche figura di grande intelligenza e cultura (lei lo porterà a vedere l’Edipo Re di Sofocle). Disinibita, seducente ma anche cinica e profondamente disillusa dalle mille delusioni del passato.

Purtroppo, Meg cerca anche di confondere e d’ingannare Ercole. Infatti, la ragazza ha venduto l’anima ad Ade ed è rimasta ingabbiata dal contratto stretto con la divinità.
Divinità degli Inferi che ha bisogno di Ercole. Un rapporto tra i due rivali, in alcuni momenti del film, molto omoerotico. In aggiunta, Ade ha sempre al suo seguito una coppia di assistenti demonietti “fantozziani” chiamati Dolore e Panico.

L’Accoglienza del film

Hercules
Un film molto audace per il pubblico infantile dell’epoca

Il film, come scritto, è molto erotico (le allusioni sessuali del film sono molto più evidenti di tanti conclamati messaggi subliminali Disney). Molto audace nei contenuti e nella forma, molto metacinematografico.

All’epoca, furono apprezzati i numeri musicali, il folle, sessualmente instabile Ade doppiato in originale da James Woods. Apprezzato anche il cromatismo caratteristico dell’intero film d’animazione.
Purtroppo “Hercules” fu protagonista, però, di un box office poco eccezionale (99 milioni di dollari in patria). Eppure, con il passar del tempo, il film è invecchiato decisamente bene.

Continua ad essere iconico, magistrale per alcune idee comiche, travolgente nella sua sfrenata musicalità. Eracle è stato perfettamente inserito nella cultura pop.

Reinventato in un contesto contemporaneo fatto di merchandising, action figures, d’intrattenimento spettacolare e di divismo della nuova epoca.
All’epoca era stato giudicato troppo psicanalitico e troppo adulto per un pubblico di bambini. Eppure la sua unicità psicanalitica e la sua unicità da zibaldone di cultura pop lo rendono un prodotto degno di essere analizzato e fruito con maggior interesse. Da scoprire e riscoprire.

Auguri “Hercules” e grazie di tutto!

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