Eraserhead. Un incubo da sogno.

Eraserhead

Una breve introduzione

Quello che mi accingo a recensire è il film preferito di Stanley Kubrick. Penso che questo basti ad attirare l’attenzione dei lettori.
Eraserhead – La Mente che Cancella” è il primo lungometraggio dell’allucinato quanto geniale regista David Lynch.
Frutto di cinque anni di lavoro, che lapidarono il conto del cineasta (dovette dormire sul set per un periodo), “Ereserhead” è il manifesto di un certo tipo di cinema, quello sperimentale e visionario. Scevro di qualsivoglia cliché o logica del linguaggio.
Più vicino ad un’esperienza trascendente che ad un film. La pellicola viene definita, non a caso, dal cineasta stesso come la più spirituale tra quelle da lui dirette.

David Lynch, Eraserhead

La trama

La “trama” è relativamente semplice. Il film si apre con un uomo deforme che manipola delle leve, del quale funzionamento ci sarebbe parecchio da discutere, che fanno piovere dal cielo un feto che si schianta in una pozzanghera.
Il nostro protagonista, Henry (Jack Nance), un ragazzo disilluso e dall’aspetto allucinato, ad inizio film finisce accidentalmente con un piede proprio all’interno della pozza d’acqua.
Questa scena iniziale sembra un presagio di ciò che successivamente avremo modo di vedere. Nella sequenza successiva infatti il nostro antieroe viene incastrato nel ruolo di padre da Mary (Charlotte Stewart) la sua ex ragazza. Lei gli imputa la paternità di un bambino da lei concepito.
Come se inzupparsi nella pozza con il feto fosse sinonimo del destino a cui da lì a poco sarebbe andato incontro.

Eraserhead

Come se non bastasse trovarsi a dover ricoprire il ruolo di padre, il bambino a cui dovrà fare da genitore sembra tutto meno che umano.
L’avvento del prematuro pargolo costringe i due ragazzi a sposarsi. Nonostante da parte di lei non vi sia alcun tipo di sentimento.
Henry inoltre sembra nutrire una forte infatuazione nei confronti della propria vicina di casa, la quale diviene un miraggio distante con l’avvento della forzata vita matrimoniale.
Il nostro protagonista si trova quindi a convivere nel suo minuscolo appartamento, dalle finestre murate, con una donna che non lo ama, un bambino deforme e dalla salute precaria ed un’attrazione soffocata nei confronti della vicina di casa.

Eraserhead

La situazione porta il nostro protagonista a rifugiarsi nel regno della fantasia. Nel quale dietro al radiatore della sua camera da letto scorge una donna, dal viso decorato da due tumori. Cantando e ballando gli suggerisce di uccidere il bambino, fonte di tutti i suoi problemi, ed ambire al paradiso.
Questo che si prospetta è solo l’incipit di un delirio allucinatorio. Vedremo Henry al centro di un mondo chiuso tra le quattro mura di un appartamento. Ma che nonostante ciò trascende ogni forma di spazio e tempo.

La rappresentazione

In “Eraserhead” Lynch mette in scena l’interiorità del protagonista. Il suo travaglio psicologico, la sua inconscia volontà di uccidere il figlio, come per liberarsi da una prigionia.
Ciò che viene posto difronte allo spettatore è la rappresentazione di un incubo. Probabilmente parto della mente Henry, in cui a farla da padrona sono l’angoscia ed il senso di colpa. Sintomi di una psiche combattuta.

Eraserhead

La messa inscena ha dell’incredibile, il bianco e nero è davvero marcato e c’è poco spazio per le sfumature cromatiche.
Gli ambienti esterni sono desolati ed industriali. Mentre gli interni danno un senso di claustrofobia che è in grado di far mancare il respiro.
Con lenti movimenti di camera ed un montaggio che permette transizioni impercettibili tra una scena e l’altra, tanto da far sembrare che il regista riesca a mettere in scena quel senso di vuoto tra un sogno e l’altro, il film ha proprio il sapore di onirico.

I dialoghi sono pressoché assenti. A farla da padrone sono i rumori di sottofondo. I treni, le fabbriche e soprattutto il costante pianto del bambino il quale vi martellerà il cervello e vi lederà l’anima.

Piccola chicca. Sembrerebbe che Kubrick facesse vedere ogni giorno “Eraserhead” al cast di “Shining“, per far entrare gli attori nello stato d’animo adatto a recitare la parte.

Vi lasciamo al commento finale…

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Commento finale:

Da ciò che ho sopra delineato sarà chiaro che non sto parlando di un film fruibile per chiunque. Sia per via dei contenuti non adatti a spettatori sensibili. Sia per la natura stessa del film, totalmente destrutturata e sensazionalistica.
Guardando il film, nella giusta predisposizione, si è però in grado di immergervisi totalmente. Dimenticando di star difronte ad uno schermo. Provando così emozioni che di rado il cinema è stato in grado di donare.

Lynch non si espone mai nei confronti di questa pellicola. Quindi farne una recensione non è lavoro facile dato che potrei peccare di soggettività. Ciò nonostante invito chi se lo fosse perso a vederlo e spero ad innamorarsene.

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