In occasione della recente uscita nelle sale di “Alien: Covenant”, ripercorriamo la saga.

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Piccola premessa prima di iniziare: in questo speciale tratterò fino a “Prometheus”, prequel della saga.
Ecco invece la recensione di “Alien: Covenant”.

L’inizio di tutto 

Anni settanta. Esplode letteralmente il fenomeno fantascientifico.
C’era già da prima sì, ma in quegli anni in particolare furono prodotti una serie di film che avrebbero cambiato per sempre il modo di fare cinema di genere.

Nel 1977 esce nelle sale cinematografiche statunitensi “Star Wars“. Il film rivoluzionerà il genere sci-fi (science fiction) ovvero fantascienza con elementi appartenenti al genere fantasy.
Un altro cult uscito, sempre nel 1977, fu “Incontri Ravvicinati del terzo tipo” di Steven Spielberg, elogiato come uno dei migliori film di fantascienza di sempre.
Ben presto un altro film rivoluzionario sarebbe arrivato nelle sale alla fine di quegli anni. Infatti, se tralasciamo i due crossover “Alien vs Predator” (per il bene della mia e della vostra salute mentale) la saga dell’inquietante Xenomorfo è diventata ormai una di quelle serie che difficilmente non possono essere menzionate quando si parla di cinema fantascientifico o horror. Ma andiamo con ordine.

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Da sinistra: Ridley Scott e Sigourney Weaver (1979)

A prendere in mano il progetto ci pensa Ridley Scott, regista esordiente in quegli anni grazie al film “I duellanti”. Innamoratosi della sceneggiatura di “Alien” scritta da Dan O’Bannon, Scott gli dedica anima e corpo. E i risultati parlano da soli.
Non stiamo parlando semplicemente di un Capolavoro di genere. Stiamo parlando di un film horror fantascientifico che ricalca i drammi che possono affliggere tutti noi nella vita reale.

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L’equipaggio originale dell’astronave “Nostromo”

In space no one can hear you scream (Nello spazio nessuno può sentirti urlare)

Quello che voleva O’Bannon era far comprendere soprattutto a noi uomini ciò che una donna può subire nel corso della sua vita.
Ma in che senso? A quei tempi gli eroi ricalcavano i classici uomini nerboruti che riuscivano ad avere la meglio sul loro nemico. In “Alien” invece noi non troveremo tutto ciò, ma un equipaggio fatto da uomini e donne normali.
La protagonista Ellen Ripley, interpretata da un’ottima Sigourney Weaver, non è un’eroina. Lei è una donna normale che si ritroverà insieme ai suoi compagni in un incubo dove nessun altro potrà sentirli.

Grazie all’immedesimazione nel suo personaggio, anche noi uomini abbiamo potuto comprendere il dramma della persecuzione che affligge ancora oggi purtroppo moltissime donne. Lo stalker in questione è lo Xenomorfo. Lo spazio non è altro che la strada dove spesso nessuno è in grado di sentirti.
Per tutto ciò dobbiamo ringraziare il caro Scott, il quale scelse Sigourney per il ruolo da protagonista, inizialmente pensato come personaggio maschile.

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Una delle primissime sequenze di “Alien”, 1979

In “Alien” tutto è perfetto.
Scenografie, effetti speciali, regia, tensione. Il tutto unito ad un colpo di scena verso metà film che nessuno di noi poteva assolutamente prevedere. Un colpo da maestro. Il fascino del film dopotutto risiede in gran parte anche in lui, lo Xenomorfo.
Impressionante dal punto di vista visivo, questo alieno avrebbe dovuto mangiare la testa di Ripley nel finale originale del film. Con esso si sarebbero probabilmente evitati i sequel che accompagnano ogni prodotto di successo Hollywoodiano.

I sequel 

Ma mamma Hollywood non si smentisce mai, e decide di far uscire altri 3 sequel.
Il primo, “Aliens – scontro finale” diretto nel 1986 da James Cameron, risulta quello più riuscito grazie soprattutto a tre nuovi efficaci elementi:

  1. Una nuova Ripley: sicuramente più determinata. Ellen affronterà le sue paure più grandi con maggior determinazione per tenere in salvo la bambina Newt, la new entry.
  2. Componente action: pur non abbandonando del tutto il lato horror, il film di Cameron dedica gran parte della sua durata a lunghe scene di sparatorie (“escono dalle fottute pareti!”). Ciò è dovuto ad una minaccia ancora più grande che nel passato. Se nel film di Scott lo Xenomorfo era solo uno, in questo film saranno molti di più, e più pericolosi.
  3. La regina degli Xenomorfi: merita assolutamente una menzione a parte. La regina Alien è senza dubbio una delle creature più riuscite a livello estetico della storia. Terrificante ma affascinante allo stesso tempo.
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Sua Maestà la Regina degli Xenomorfi

Ed eccoci agli ultimi due sequel.
Alien 3“, diretto da un giovanissimo David Fincher (“The Social Network”, “Fight Club”) alle prime armi, e “Alien: Resurrection” (La clonazione) di Jean-Pierre Jeunet (“Il favoloso mondo di Amelie”). Seppur con elementi positivi, non riescono a raggiungere livelli che riescano a soddisfare la critica e la maggior parte degli appassionati del franchise.

La Genesi

2012: il ritorno di Ridley Scott.
Il regista britannico riprende le redini del franchise e dirige “Prometheus“, scritto da Jon Spaihts e Damon Lindelof (“Lost”).
Collocato prima rispetto al primo film, “Prometheus” non è l’unico prequel che narra gli eventi antecedenti alla saga.
Anni dopo sarebbe uscito, infatti, “Alien: Covenant“, e ne sono previsti altri in futuro.

In questa nuova saga, Scott tratta il tema delle origini di tutto, prendendo come punto di riferimento la Genesi descritta nel primo libro della Bibbia cristiana, dando quindi un tocco di eziologia al franchise. Vengono trattati per la prima volta gli Ingegneri, un’antica specie di extraterrestri considerati i creatori degli esseri umani. E anche degli Xenomorfi.
La figura dell’Ingegnere appare anche nel primissimo film della saga, ma solo come elemento scenografico. E’ affascinante come tutto ciò si riesca a collegare perfettamente nonostante nel 1979 non si stesse pensando affatto a dei prequel.

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In alto: Ingegnere in “Prometheus”. In basso: Ingegnere in “Alien” del 1979, nella sua prima apparizione

“Prometheus”: sottovalutato, oppure occasione sprecata?

“Chi siamo? Da dove veniamo? Cosa ci facciamo qui?” sono i quesiti che si pone “Prometheus”.
La genesi voluta da Scott ha delle basi interessanti, grazie alle quali riusciamo a comprendere le origini della razza umana e degli Xenomorfi, attraverso gli Dei Ingegneri.
O almeno, cerchiamo di comprenderle. Purtroppo, nonostante gli affascinanti temi religiosi trattati in “Prometheus”, la critica e il pubblico si sono divisi a metà.
Una buona parte lo reputa un ottimo film, ma molti altri lo considerano un’occasione sprecata. Quest’ultima considerazione è dovuta soprattutto alla sceneggiatura che non riesce a narrare in maniera chiara e concisa i temi e gli eventi del film.

Essi vengono forse un po’ troppo sottovalutati ed il risultato è una gestione non all’altezza del racconto.
Presenti sono anche purtroppo scene che rappresentano reazioni umane al limite della credibilità (persone che accarezzano vermi alieni mai visti prima e dalle intenzioni non troppo buone) e cambi comportamentali improvvisi da parte di qualche personaggio.
Scott avrebbe potuto chiedere una riscrittura della sceneggiatura, ma così purtroppo non fece. Ennesimo esempio di come non basti avere soltanto un’ottima idea per poter creare un altrettanto ottimo film.

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Una scena di “Prometheus”, 2012

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Commento finale

In conclusione, la saga di “Alien” è più di un semplice horror. Essa nasconde un universo ben più grande rispetto a quello che si immaginano molte persone. Tra horror e religione, Ridley Scott ed altri sono riusciti, seppur con evidenti difficoltà, a raccontare una storia che va ben oltre il film “di paura” e che verrà considerata come punto di riferimento per ogni autore che vorrà cimentarsi in questo genere.

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