“Proponi la stessa cosa, ma diversa”. È un noto mantra di Hollywood dalla semplice logica: “So già che funzionerà, ma devo saper fingere sia nuovo”. Recentemente è quasi insindacabile per le serie tv. Bridgerton è una riuscita prova del perché.

A primo impatto si potrebbe definire una pigra tecnica commerciale per sparare a colpo sicuro. Invece richiede abilità. Lo spettatore ha una cultura basilare di cinema e televisione, conosce i trend attuali e le loro origini. Il pubblico più attivo s’informa, commenta, avanza teorie e persino richieste. Insomma, non ci sorprende più nulla. I producer più furbi usano questa verità a loro vantaggio.

Antagoniste di contorno in Bridgerton

Infilare il moderno in un genere da manuale

Bridgerton si presenta come un sereno Gossip Girl in costume e non pretende di essere nient’altro. Semplicemente intrattiene, con leggerezza, gusto e qualità. I libri da cui è tratta sono del lontano 2000, quindi anche prima dell’iconica serie citata, a riprova che Netflix sa esattamente dove cercare. Una storia dagli schemi precisi per un target ben centrato.

Così la serie è fedele al sentimentalismo erotico tipico degli Harmony, al romanticismo classico e ai suoi confortevoli espedienti narrativi. Grazie alla showrunner Shonda Rhimes (Grey’s Anatomy, How To Get Away With Murder), esperta nel creare microcosmi intimi e accoglienti, la classe aristocratica costituisce un nucleo paragonabile ad una famiglia allargata. Il che aiuta sia nell’immersione sia a contestualizzare le loro dinamiche che altrimenti risulterebbero antiquate.

Rhimes prova a ridefinire i confini con componenti importanti per il pubblico contemporaneo: ingiustizie di genere, una moderata dose di suspance e mistero, un ritratto glamour e nostalgico del passato, l’attenzione alle frivolezze delle celebrità, personaggi irriverenti vicini al ventunesimo secolo, un cast inclusivo e naturalizzato, un approccio moderno alla sessualità. Sono suggeriti organicamente e con equilibrio. Ha funzionato. Lo dicono gli 82 milioni di spettatori che hanno reso Bridgerton una delle serie più viste di Netflix.

La regina e la sua corte
La regina e la sua corte

E quindi, la seconda stagione di Bridgerton?

La critica era scettica nel momento in cui è stato annunciato un taglio netto delle scene a sfondo sessuale e delle adorate natiche nude di Regé-Jean Page. Bridgerton invece insegna la differenza fra minuzia e sostanza: cosa aggancia davvero è il desiderio inespresso e indomabile (con tutte le tensioni che comporta), uomini belli e passionali, il dolce sapore del gossip, una vibe estiva nobile (distante dalle astiose ingiustizie di classe contemporanee).

Quello che mi ha stupito è l’abilità con cui è stato applicato al massimo potenziale questo mantra, “La stessa cosa, ma diversa”, anche nella seconda stagione. In parole semplici: è un rimpasto della prima, ma ci distrae continuamente con i particolari. E quindi diventa un gioco: nuovi modi di offrire, forse all’infinito, lo stesso identico piacere.

Come uguale, come diverso

Hanno praticamente riscritto tutto il filone principale: Lui e Lei in un rapporto apparentemente aspro, una bugia per il bene comune, una cocente passione ostacolata soprattutto dai traumi familiari – in particolare dal fantasma del defunto padre. Persino la sottotrama più importante, ossia quella di Lady Whistledown (la misteriosa dama che narra al popolino i fatti dell’alta società), ricalca in verità gli atti salienti già scritti: in continuo bilico etico, tutti si fidano di lei, che ferisce se stessa e chi ama per proteggere il proprio alter ego.

Ha funzionato? Certo. Nel primo weekend si è arrivati a 193 milioni di ore di streaming e alla top 10 della piattaforma. Perché rispetta la formula con astuzia e intelligenza. Ha offerto gli stessi elementi con dei nuovi protagonisti che rinnovano la prospettiva ed espandono le possibilità. Stavolta anche Lei non può. Vediamo nel concreto i rischi di Lady Whistledown. Si aggiungono degli ostacoli in più, si alza la posta in gioco, si sciolgono dei vecchi nodi. Ed ecco: grazie alla ricerca e rifinitura dei particolari, l’identico scheletro ha una nuova lucidatura.

Esattamente così accade anche nella forma: ricordandoci bene la scena del cucchiaio della prima stagione, questa volta giocano molto di più sui piccoli gesti dall’alto carico erotico spesso inosservati, tesi e sensuali close-up, respiri affannati e battiti cardiaci. La verità si confessa, nascosta in piena vista dal grande quadro degli eventi.

Un pratico (più ovvio) esempio
Un pratico (più ovvio) esempio

Conclusione

Insomma, Bridgerton ha saputo, come richiesto, riproporre le sue risorse vincenti senza stancare i fan fidelizzati. Il talento è evidente quando un occhio meno critico non avverte la tecnica. È un insieme armonico e scorrevole pieno di piccole gemme. Ha capito il suo compito e, anche se in modo scolastico, lo ha eseguito alla perfezione. Grazie alla sua attenzione ai dettagli, nonostante sia una saga d’evasione senza pretese, mantiene un alto standard qualitativo, tipico di scrittori forse non autoriali, ma di certo competenti.

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