Maid
Alex (Margaret Qualley) con in braccio la piccola Maddy (Rylea Nevaeh Whittet)

Dal primo ottobre 2021 su Netflix è disponibile Maid, una miniserie che racconta con un realismo penetrante le violenze emotive e fisiche subite da (purtroppo) ancora molte donne. La protagonista è Alex (Margaret Qualley), una ragazza di 25 anni che una notte decide di fuggire da suo marito Sean (Nick Robinson) portandosi dietro la figlia di 3 anni, Maddy (Rylea Nevaeh Whittet). Da questo esatto momento comincia la sua ricerca di sicurezza e stabilità per sé e per la sua bambina, tra problemi legali, economici e imprevisti di ogni tipo.

La “vera” violenza

Uno dei principali meriti di Maid è di essere riuscita a sottolineare l’importanza e la pericolosità di ogni tipo di violenza. Alex non è stata picchiata dal marito, ma è stata manipolata e controllata da lui. La fantomatica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un piatto tirato contro la parete -pericolosamente vicina a lei- da uno Sean ubriaco e arrabbiato. In quel momento Alex si rende conto del pericolo che il compagno costituisce per sé e per Maddy e decide di scappare. Ma una volta che inizia la sua ricerca per degli aiuti a livello sociale ed economico non ritiene di dover denunciare Sean per abuso.

Maid
Alex e Maddy alla stazione dei traghetti perché senza casa

Alex non pensa di aver subito una “vera” violenza perché non le è stato fatto del male fisico. Solo col tempo capirà quanto il male inflitto a livello psicoemotivo sia altrettanto doloroso e pienamente categorizzabile come violenza. Ma anche una volta capito rimane il problema del riconoscimento effettivo agli occhi della legge. Alex viene catapultata in un labirinto di dispute legali sull’affidamento della bambina, di difficoltà economiche in cui le contraddizioni degli aiuti governativi emergono prepotentemente e la costringono a infiniti traslochi e perfino ad una notte alla stazione dei traghetti. Perché la violenza emotiva non si può provare con dei lividi o delle ferite, eppure lascia segni forse ancora più indelebili, seppur invisibili.

Uno sguardo 360°

Maid è una serie che riesce a restituire una visione ampia e non troppo “teatrale” delle varie situazioni sia positive che negative che accadono alla protagonista. Per quanto si prendano le parti di Alex, l’eroina di questa storia, di lei non abbiamo un’immagine perfetta ed irraggiungibile. Anche lei commette i suoi errori, anche lei si comporta come una giovane donna che brama un po’ di spensieratezza. Allo stesso modo anche i personaggi più negativi, come Sean o i genitori di Alex, hanno anche i loro lati buoni, le loro difficoltà che non li rendono interamente “cattivi”, ma piuttosto problematici.

Maid
Alex e Denise (Bj Harrison), colei che gestisce il centro antiviolenza

Maid tiene conto di tutte le contraddizioni, di tutte le scelte (giuste o sbagliate), degli errori umani così anche come della libertà di non sentirsi sempre responsabili per chi ci sta intorno. Molto più spesso di quanto si creda, il cambiamento deve venire dalla persona stessa perché se così non accade nessuno la potrà aiutare. Alex capisce mano a mano quando è il caso di aiutare, quando di lasciar perdere e quando ancora di farsi aiutare.

La scrittura come via di fuga

Alex incomincia a rimboccarsi le maniche cercandosi un lavoro per mantenere sé e sua figlia. È così che diventa una colf (o in inglese maid da cui il titolo della serie). Ma il lavoro non basta perché Alex si renda indipendente e riconquisti un po’ di speranza. Quasi per caso le viene ricordato che lei amava scrivere. E un giorno riesce a riprendere la penna in mano e a buttare giù i suoi pensieri in formato di storie.

Maid
Alex alla lavanderia mentre scrive sul suo quaderno

Nel suo quaderno Alex in qualità di maid descrive le vite degli altri attraverso il suo sguardo, uno sguardo parziale certo, ma che riflette sulle persone e le loro vite apparentemente perfette. Se prima la ragazza inevitabilmente si trova a invidiare il lusso e le comodità di quelle persone che usufruiscono dei suoi servizi, scrivendo scopre che dietro ogni casa c’è una storia e non sempre sono storie felici, anche quando si vive nel comfort E proprio da questi racconti Alex riprende in mano la sua vita e decide di darle una svolta per ottenere un futuro più roseo e sicuro, per sé e per Maddy.

In conclusione…

Ci sarebbe ancora molto da dire di Maid. È una serie che sa essere straziante, estremamente realistica, ma anche commuovente. Non è una serie che si guarda a cuor leggero, è impegnativa ma non pesante; le tematiche sono importanti e sottolineate in tutte le loro sfaccettature, da quelle più “frivole” a quelle più drammatiche. Gli escamotage sono tanti: dai conti mentali di Alex dei soldi rimastele riportati sullo schermo, agli incubi della ragazza quando si sente sopraffatta da tutto e tutti. Maid è una miniserie da non perdere perché sa mettere a nudo il dramma dei sopravvissuti alla violenza, di qualsiasi natura essa sia.

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Maddy e Alex insieme

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