La Casa di Carta 5, ovvero come rovinare una serie tv

È da poco arrivata su Netflix la prima parte dell’ultima stagione di una delle serie di punta della piattaforma: La Casa di Carta. Cinque episodi che stanno già dividendo il pubblico tra delusi ed entusiasti, ma andiamo con ordine e ricapitoliamo dove eravamo rimasti con le scorse stagioni della serie.

La prima parte dell’articolo è spoiler free, poi il pericolo sarà appositamente segnalato da Gandalf in persona.

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Nelle puntate precedenti de La Casa di Carta

La prima stagione (suddivisa in due parti) ci racconta il diabolico e geniale piano del Professore per commettere la più grande rapina della storia alla Zecca di Stato spagnola servendosi di una banda di esperti ladri pronti a tutto. Dall’esterno della Zecca, l’uomo guida la banda attraverso tutti i meticolosi passaggi del suo piano fino al successo finale.

Quello che ha convinto il pubblico è stata la verosimiglianza dei fatti raccontati. Non che pensare di rapinare la Zecca di Stato sia una cosa realmente fattibile, ma la linee narrative e la caratterizzazione dei personaggi erano sufficientemente forti da farci apprezzare la logica interna di questa serie tv. Il fatto che il Professore non fosse un uomo qualunque ma una specie di genio non faceva porre troppe domande sul perché e percome il piano fosse sostanzialmente infallibile. In più, i fatti erano narrati con tempi abbastanza dilatati da permettere di capire ogni mossa del Professore e quindi di seguire le vicende della serie con attenzione.

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Pensavi solo ai soldi, soldi…” cit. Mahmoood

Il piano aveva funzionato, la serie era piaciuta. Sarebbe dovuta finire lì, a mio avviso. Ma, lo sappiamo, Netflix tende a spremere fino all’osso le serie di successo internazionale. Ecco quindi la seconda stagione, sempre divisa in due parti, con un nuovo colpo -stavolta alla Banca di Spagna- come pretesto per far rilasciare uno dei componenti della banda in precedenza arrestato. Nuovi personaggi si uniscono ai vecchi, ma tutto inizia a sembrare fastidiosamente già visto (letteralmente).

Il nuovo capo della banda, Palermo, richiama troppo nel carattere il precedente, Berlino: entrambi impulsivi, narcisisti e vendicativi. La nuova agente di polizia incaricata di contrattare con loro, invece, è un personaggio interessante. Alicia Sierra, senza scrupoli e incinta al nono mese (e già qui arriva la prima telefonata della stagione: sicuro partorirà nel momento meno opportuno, ma proprio si-cu-ro). Arturo Romàn invece è di nuovo ostaggio. Sempre il solito personaggio che causa sempre i soliti problemi; ripetitivo e pesante. Stavolta, però, abbiamo un nuovo cattivo all’interno della Banca: il capo della sicurezza Cesar Gandìa, che ucciderà uno dei componenti storici della banda.

La seconda parte della seconda stagione ci lascia con Alicia Sierra in fuga dalla polizia (perché ingiustamente accusata di vari crimini commessi, in realtà, da altri) che trova il Professore e lo tiene sotto tiro.

…e poi arriva la quinta stagione

Ecco, da qui in poi La Casa di Carta impazzisce. La necessità di dover tirare avanti la trama per far contento Netflix ha spinto gli sceneggiatori a scrivere linee narrative sempre più veloci e dense di azione a discapito di quella logica interna che ci aveva convinti all’inizio della serie. Il risultato è un troppo, di tutto. Ma andiamo con ordine.

Gandalf spoiler
Uomo avvisato, mezzo salvato.

ATTENZIONE, SPOILER sulla nuova stagione.

Alicia Sierra tende uno scacco matto al Professore: lui si arrende. Nulla potrebbe cambiare la situazione, ma è proprio qui che arriva ufficialmente la telefonata di prima: drin drin, pronto, sono il regista, volevo dirti che tra 6 secondi Alicia rompe le acque e partorisce. Era veramente scontato. E tra l’altro, partorisce tipo nel giro di venti minuti: what the fuck. Fastidiosamente inverosimile. Chiaramente il Professore è anche esperto in ostetricia, dunque Alicia è costretta a slegarlo e permettergli di aiutarla a dare alla luce sua figlia. Saranno gli ormoni, sarà che proprio in quel momento alla tv passa il Ministro dell’Interno in conferenza stampa che la incolpa ulteriormente di crimini imperdonabili (commessi in realtà da lui) e sarà che il Professore potrebbe incastrarlo e aiutare Alicia, ma l’ex poliziotta sembra improvvisamente meno incattivita nei suoi confronti. Finirà che si aiuteranno a vicenda? Mmmm drin drin

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Non ti conosco, ma so che lo odi.

Poi c’è Arturo. Odioso, meschino, ignominioso, irresponsabile, maschilista e presuntuoso. Stavolta organizza una sorta di ribellione armata tra gli ostaggi, creando il panico più totale per scopi personali (diventare un eroe e sconfiggere Denver). La sua fastidiosa presenza ci era bastata nelle prime stagioni e non era così necessaria. Appesantisce non di poco questa nuova stagione: già visto.

Ma, cosa più grave: il fatto che quattro ostaggi a caso prendano armi pericolose e inizino a sparare come se le sapessero maneggiare da tutta la vita, per giunta mettendosi contro a una banda di professionisti, è TOTALMENTE inverosimile e fastidioso. Ricordiamoci che il successo della Casa di Carta si basa sull’iniziale verosimiglianza con un’ipotetica realtà dei fatti. Bombe a mano e mitraglie in mano a un impiegato di banca? Davvero?

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Poi c’è Gandìa. Altro personaggio insopportabilmente cattivo e che ha già causato abbastanza danni all’interno della Banca. Al momento ha gravissime ferite alla schiena e necessita cure immediate. Viene quindi fatto uscire in cambio di una momentanea tregua con la polizia. Ha senso. Peccato che poco tempo dopo entri di nuovo nella Banca, stavolta insieme a una squadra di militari senza scrupoli che sembrano un po’ i mercenari, un po’ gli Avengers e un po’ Floki di Vikings. Ma non rischiava di rimanere paralizzato se non fosse stato immediatamente operato? Non ha alcun senso. Qui si nota proprio come la scrittura della serie sia andata completamente a rotoli, dando più rilevanza ad una certa action che alla narrazione in sé. Il risultato? Troppa carne al fuoco, si brucia.

Dopo qualche scena in cui più di un personaggio ferito da colpi di pistola continua a lottare come se nulla fosse nonostante i litri di sangue persi, arriviamo al sacrificio di un altro pilastro della banda, nonché voce narrante della serie. I continui flashback sull’amore perduto nella ‘vita precedente’ di Tokyo dovevano farci sospettare qualcosa – oltre al fatto che in alcuni di essi il colorist potrebbe aver abbondato un po’ con il giallo. Uscita di scena eroica e straziante, a mio avviso l’unica parte degna di nota di queste cinque puntate. A proposito di flashback, chissà a cosa serviranno quelli di Berlino e suo figlio. Sicuramente importanti per la seconda parte, per la quale però dobbiamo attendere fino al 3 dicembre. A tal proposito, mi chiedo quanto sia sensato suddividere 10 episodi in due parti da mandare in onda a distanza di tre mesi – marketing a parte, chiaramente.

In conclusione

La Casa di Carta è la serie che ha portato sotto la luce di riflettori internazionali le potenzialità del mercato audiovisivo spagnolo, sotto tutti i punti di vista. Personaggi ben caratterizzati, narrazione propulsiva e coerente con la logica interna del racconto e dramma quanto basta. Queste erano le premesse della prima stagione, spezzate poi da questa frenetica necessità di fare sempre di più perché “un colpo solo” non ci basta. Peccato. Giunti a questo punto, però, non possiamo non attendere la seconda parte della nuova stagione per scoprire chi riuscirà a farla franca anche stavolta.

A proposito di serie tv spagnole, conosci Vis a Vis? É ambientata in un carcere femminile e l’antagonista è interpretata dalla straordinaria Najwa Nimri, la Alicia Sierra de La Casa di Carta! Ne ho parlato in questo articolo 🙂

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