Braindrain intervista al regista Vittorio Beomonte Zobel

Noi di CineWriting abbiamo incontrato il regista Vittorio Beomonte Zobel per parlare del suo lavoro più recente: BrainDrain. BrainDrain è un cortometraggio ambizioso che parla di rivoluzione digitale. La produzione sta concludendo il progetto attraverso una campagna di crowdfunding sulla piattaforma kickstarter (qui il link). Per ogni Pledge non solo potrete avere i ringraziamenti nei titoli di coda, il link del corto e altri materiali video e poster originali, ma potrete anche fare delle chiamate FAQ con il regista per sapere di più del progetto. Il Pledge più costoso consente di diventare produttore associato del cortometraggio.

Qual è la necessità che ti ha spinto a realizzare questo progetto?

Innanzitutto questo lavoro è nato dall’esigenza di diplomarmi all’Accademia di Belle Arti NABA. La realizzazione di BrainDrain è nata con l’obiettivo di creare il mio biglietto da visita per quando lavorerò fuori dall’Italia; scelta già presa anni fa, per girare l’Europa scambiando opinioni e comprendere la visione di tutti i maggiori Paesi per contributi artistici.

L’Europa che dipingi è molto diversa rispetto alla nostra: divisa in tre grandi entità sovranazionali. Questa suddivisione territoriale ci dice anche qualcosa dell’Europa reale?

È un espediente narrativo, non un modo per dare la soddisfazione a qualcuno di vedere un’Europa divisa. Ovviamente non possiamo vedere tutte le sfaccettature della Lore Estesa di questo progetto che spero un giorno diventi un lungometraggio. Quello che posso dire è che in questa linea narrativa negli anni ’50 non c’è stato il processo di unificazione dell’Europa, ciò che vediamo sono confederazioni che non eliminano le sovranità nazionali ed è un modo personale di mostrare allo spettatore come potrebbe essere l’Europa senza Unione Europea. Per esempio non ci sarebbe il GDPR, ovvero il regolamento generale sulla protezione dei dati, e questo già da un’idea delle derive a cui si può andare incontro.

L’anima del tuo progetto è fortemente europea e non hai voluto trattare la questione della rivoluzione digitale concentrandoti solo sull’Italia. Com’è l’Italia in questa narrazione? 

Ho scritto questa storia l’anno scorso quando avevo 24 anni e ritengo di essere molto giovane per avere una visione soddisfacente di insieme che si completerà solo viaggiando. E’ una visione delle identità nazionali, un lavoro multi-nazionale. BrainDrain è ambientato in Italia, nei prossimi progetti estenderò la narrazione ad altri Stati, c’è l’esigenza di non sembrare banali agli occhi del pubblico Europeo perché non li conosco ancora a fondo.  

Come mai non riesci a raccontare l’Italia, ma affrontare solo il tema? 

“L’Italia è l’unico Paese al mondo dove è nata prima la cultura e poi la nazione; non esiste nessun altro luogo al mondo” (cit. Roberto Benigni). Secondo me queste parole sono significative per l’immaginario che io posso avere del mio Paese e di quello che mi circonda; ci sono tante sfaccettature per ogni regione del nostro Paese, ma ci riconosciamo comunque sotto la definizione di Italiani. Non ho risposte a questa domanda, come molti altri. 

La tua storia in BrainDrain parla di giovani? 

Ti posso dire che ci sono tre protagonisti, il più longevo racchiude tutte le problematiche che ho visto in questo Paese da 10 anni a questa parte. Quindi si parla di una questione che riguarda i giovani, ma anche a tutte le tematiche relative alla vecchia generazione come il Digital Divide. Un trio anima questa narrazione. Loren che è una ragazza originaria della Somalia, nata a Roma che cercavi usare internet come alternativa al suo lavoro. Augusto è la persona che progetta il sito per creare una Repubblica Digitale. Marco invece è l’ideatore del manifesto “Humanidigitas” per un ambiente digitale più civile e maturo. 

Per raccontare il tema della rivoluzione digitale hai scelto una distopia che parte dallo scandalo di Cambridge Analytica. Nella tua Europa, come si colloca questo evento? 

Il messaggio principale è che qualsiasi cosa possa capitare, se non regolamentata o frutto di una visione comune di intenti può portarci verso derive sorprendentemente ancora inesplorate. La protezione dei dati è una questione fondamentale per la nostra generazione e ne va della nostra stessa esistenza. BrainDrain è l’inizio della costruzione di un mondo narrativo Near Future, e riguarda il processo di un’evoluzione tecnologica che ha preso un’altra piega già all’inizio del ventesimo secolo. °

Un’intervista di Filippo Fante.

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