Wolfwalkers. Forme, gabbie, libertà. Analisi del film.

Wolfwalkers – Il popolo dei lupi è l’ultimo film d’animazione creato da Cartoon Saloon. Per la regia di Tomm Moore e Ross Stewart, ci trasporta nell’Irlanda del 1650, per narrare una storia di libertà. Precisi elementi nel design a mio avviso esalta in modo quasi inconscio o meno per gli spettatori quelli che sono i temi del film: l’utilizzo di forme geometriche e linee. In questo articolo desidero portare degli esempi (senza spoiler, per chi ancora dovesse vedere il film) per mostrare nel concreto quanto appena detto.

La minuta città, l’immensa foresta

Robyn, giovane inglese, si è da poco trasferita col padre a Kilkenny. Fiera cacciatrice, si sente come in gabbia nella nuova città, e non aiuta lo spirito iperprotettivo del genitore, Goodfellowe, che vorrebbe la sicurezza della figlia, ma finisce per non ascoltarla.

Proprio il borgo di Kilkenny è spesso oggetto di una prospettiva schiacciata, che sulle prime può apparire quasi “sbagliata”, ma si rivela utile per riflettere quel che rappresenta. Le forme della città sono spigolose, ruvide, quasi taglienti, come i suoi abitanti, che inoltre in queste peculiari prospettive divengono quasi figurine tutte uguali, indistinguibili.

Spesso possiamo osservare Robyn incapsulata da rombi, che siano il suo cappuccio o delle sbarre di una finestra, a mostrare metaforicamente la sua condizione. Durante il film questa sarà esplicata anche da alcuni split screen.

Un’altra curiosità: in una particolare scena in cui Robyn e il padre sono di fronte, se ci fermiamo ad osservare le forme, noteremo che i loro volti si “completano”: un espediente in apparenza semplice, in realtà ulteriore prova della cura per i dettagli.

Dall’altro lato, per una città che appare così minuta e schiacciata, identica in tutte le sue parti, abbiamo la foresta di Mebh e del branco. Non esiste alcuna inquadratura che riesca a contenerla per intero, e anche quando abbiamo dei campi lunghissimi, si tratta solo di sue porzioni. Questo a dispetto del fatto che lungo il corso del film ci venga detto che la foresta viene ridotta, a causa degli incendi: ma è forse possibile contenere davvero uno spazio che è simbolo di libertà?

Running with the wolves

Arriviamo dunque a quel che è ospitato dalla foresta. Gli alberi appaiono sinuosi, e abbondano forme molto morbide. Diventa evidente il contrasto dei tratti di Mebh, attorniata da capelli che assumono un aspetto tondeggiante, rispetto ai rombi di Robyn. Pensiamo anche al branco: nei movimenti, questo sembra quasi liquido, con i lupi che a volte divengono una nuvola che si snoda nella foresta come agilità, agendo come uno solo.

Lupi “liquidi”

C’è un’unica eccezione in cui Mebh viene “ingabbiata”, ed è un momento in cui prova una furia sfrenata: quasi per reagire alle sue emozioni straripanti, il formato stesso dell’immagine si piega, e crea attorno a lei un’inquadratura interna con linee ribelli, in movimento.

Accecata dalla rabbia.

E cosa dire infine di Lord Protector? Il principale antagonista del film, che incarna il bigottismo e il terrore per l’ignoto che affoga nelle fiamme quel che non conosce, indossa un elmo che sembra riflettere la propria fede, e sin dai duri lineamenti del volto si impone come una minaccia.

Spero che questa breve analisi vi sia piaciuta, e che possiate vedere o rivedere Wolfwalkers con un occhio un po’ diverso, magari scoprendo ulteriori particolari!

Qui il link alla pagina Apple TV+ di Wolfwalkers. Per ulteriori recensioni e articoli, visitate la bacheca di CineWriting, e seguiteci sui social (qui il link alle nostre pagine)!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.