Il “fenomeno Shrek”: perché l’orco della DreamWorks domina la pop culture

Da pochi giorni è iniziata su Italia 1 una maratona di Shrek in occasione del 20° anniversario del primo film. Ogni sabato la Mediaset ci delizierà con un capitolo di una delle saghe d’animazione più amate di sempre. Non tutti, però, concordano su questo aspetto. Lo scorso 28 Maggio un utente Twitter ha chiesto ai fan di Shrek di “smetterla con questa ossessione perché non fa più ridere”. Peccato che gli amanti del cinema d’animazione non siano mai stati più seri di così. Shrek è ormai un vero e proprio fenomeno della pop culture.

Shrek

Il nostro orco regna sovrano su tutti i social: su Twitter è possibile seguire l’account “ufficiale” @shreketc che finora conta 137k followers; qualcuno su Instagram ha creato innumerevoli filtri per le storie; e non parliamo degli infiniti memes che circolano in rete. Impossibile da negare: l’intera saga rappresenta un momento fondamentale nella storia dell’animazione, merito che va riconosciuto indipendentemente dal gusto personale. È stato persino inserito nel National Film Registry perché considerato “culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo”.

Abbiamo, dunque, i nostri buoni motivi per farne una vera e propria ossessione? Assolutamente sì. Vediamo insieme come nasce l’amore per Shrek.

La storia di una ribellione

Forse non tutti sanno che il personaggio di Shrek nasce nel 1990 con un libro per bambini di 30 pagine, Shrek!, di William Steig. Sulle sue illustrazioni si ispira il primo film, Shrek, diretto da Andrew Adamson e Vicky Jenosn nel 2001. Ben quattro sceneggiatori (Ted Elliot, Terry Rossio, Joe Stillman e Roger S. H. Schulman) cooperano con i due registi per creare l’universo di Shrek. Esso nasce come atto di sfida nei confronti del mondo fiabesco creato dalla Disney. Qui le fiabe e le favole più famose si incontrano creando un mondo a sé. Lo stesso plot principale – una principessa salvata da un drago – è già conosciuto dal pubblico ma qui, come sappiamo, acquista un sapore tutto nuovo. In Shrek 2 (2004) questo mondo si espande ulteriormente grazie alla città di Molto Molto Lontano (Far Far Away) che ospita un numero sempre più grande di personaggi già noti.

Shrek

Man mano che la saga procede, la rosa di personaggi si amplia, dando spazio anche ai villains, tradizionali e non. I ruoli sono del tutto capovolti, specie nel secondo e terzo capitolo: Shrek e Fiona, gli orchi, sono gli eroi. Al contrario, il Principe Azzurro e la Fata Madrina sono i cattivi. Una scelta totalmente anticonvenzionale rispetto a ciò che la Disney ha continuato a proporre per decenni. Un capovolgimento di ruoli semplice ma efficace, una trovata veloce ma al tempo stesso geniale in quei primi anni Duemila. Shrek è il protagonista di questa sorta di fiaba capovolta la quale, pur conservando la struttura della fabula, rappresenta il trionfo del diverso, dell’insolito.

In un articolo di The Guardian ci si mostra increduli di fronte al fatto che Shrek, pur essendo il personaggio principale, sia totalmente disinteressato al mondo che egli stesso crea. Un’affermazione errata se consideriamo che le creature delle favole invadono e travolgono il nostro protagonista, il quale non ha creato il mondo di cui fa parte. È bizzarro il fatto che non tutti colgano il vero e palese significato anticonformista di Shrek: l’atto di ribellione che la DreamWorks propone è proprio quello di sovvertire i ruoli tipici della fiaba, e il primo passo è sicuramente quello di non accettare il dover farne parte. Condizione, tra l’altro, che si presenta solo in un primo momento visto che, come vedremo, Shrek conoscerà a modo suo più di un happly ever after.

La morte dei tabù

Uno dei giudizi più severi su Shrek è quello che colpisce il suo sense of humor. È definito rozzo, rude, volgare, con una comicità di basso livello che basa l’ilarità su rutti e flatulenze. Tutte cose non adatte ai bambini in quanto si dà per scontato che questo sia il target privilegiato per i film d’animazione. Guardare i film di Shrek dopo dieci o vent’anni e con una consapevolezza in più significa coglierne nuovi significati e un umorismo che, ricco di sarcasmo, ironia e velati doppi sensi, è sicuramente più accessibile ad un pubblico adulto. Tuttavia, nonostante nei primi anni Duemila fossimo bambini, la volgarità di cui Shrek viene accusato è così ben nascosta che una mente meno avvezza a cogliere determinati sketches ne resta immune.

Nel caso di atteggiamenti più innocenti ma più espliciti, il riso è inevitabile e non costituisce nulla di scandaloso. Forse qualcuno si aspettava che questa saga insegnasse il buoncostume, ma in una fiaba anticonformista la morte di certi tabù risulta calzare a pennello.

Shrek

La scena di Shrek 2 in cui i genitori di Fiona, re e regina, conoscono il loro genero ha un impatto fenomenale in tal senso. Non è certo un caso che Shrek e Fiona siano degli orchi, come non è un caso che i sovrani di Molto Molto Lontano siano ancora legati alla fiaba tradizionale. Il contrasto che ne viene fuori, genera ilarità ma regala anche allo spettatore attimi di respiro in cui per la prima volta vediamo qualcuno mangiare con le mani, una principessa ruttare sonoramente o un asino seduto a tavola.

Perché mai dovrebbe creare scalpore una serie di rutti liberi o un orco che si gratta il sedere in pubblico? Sappiamo bene, piuttosto, che i film d’animazione successivi – non solo della DreamWorks – hanno spesso adottato una linea comica molto simile. Altra scena curiosa, infatti, è quella dell’intro di Shrek (2001) in cui l’orco genera una jacuzzi “fai da te”, scena che anche la Disney ci ha mostrato nel 2004 con Il Re Leone 3. Questo fa pensare che questo tipo di umorismo tanto criticato sia in realtà piuttosto efficace per strappare una risata sincera.

Un occhio verso la Political Correctness

Si dice che tra tutti Shrek 2 sia il capitolo più amato per una miriade di aspetti: la trama, l’ambientazione, i personaggi, le soundtracks. Non sempre è facile superare o anche solo eguagliare il primo di una serie di film, ma qui la DreamWorks ha fatto centro. Perché nel 2021 è ancora così acclamato? Sicuramente il suo messaggio fondamentale è una valida motivazione: la morale della vicenda è quella di trovare la bellezza all’interno e non nell’aspetto esteriore, messaggio che è sempre implicito nella saga ma che qui viene trattato sapientemente. Shrek non è solo comicità ma tratta, anzi, temi che oggi vengono ancor più apprezzati in quanto attualissimi. La grandezza, quindi, sta nel fatto che all’epoca questi costituissero un enorme passo in avanti. Shrek 2 aveva persino manifestato un tema a noi oggi molto caro, ossia quello dell’inclusione di genere.

Shrek

Doris, una delle sorellastre di Cenerentola, rappresenta forse uno dei primi e rari personaggi transgender presenti in un film d’animazione. Tornerà anche in Shrek Terzo (2007) insieme alle più note principesse, e questo dimostra ancor più il tentativo – ben riuscito – di inclusione. Negli primi Duemila la Political Correctness era un concetto ancora piuttosto lontano, i personaggi trans erano più spunto di infelici battute che altro. Vedere oggi come l’ingresso di un personaggio simile fosse ben lontano da occasioni di ilarità fa certamente sorridere e alimenta il giudizio positivo che una saga come quella di Shrek ha sempre meritato.

Anche Pinocchio che indossa intimo “da donna” scardina, in realtà, il binarismo di genere con un sorriso più che con uno sfottò, eliminando qualsiasi tipo di comicità discriminatoria.

Shrek

Un nuovo ruolo per la donna

Abbiamo già inquadrato il personaggio femminile principale: Fiona, una principessa-orchessa che abbandona ogni cliché. Una donna che fin da bambina ha vissuto da sola in una torre, ora bada a sè stessa e sa difendersi senza l’aiuto di nessun altro. Sono fenomenali le scene in cui lotta contro banditi e guardie, e se nei primi film questa è una caratteristica che la contraddistingue, in Shrek Terzo Fiona non è la sola a combattere con le unghie e con i denti. La nostra eroina trascina con sé la forza che si cela nelle sue compagne, ancora legate – in un primo momento – al ruolo che avevano nelle fiabe originali.

Il carattere combattivo di Fiona viene poi enfatizzato in Shrek e vissero per sempre felici e contenti (2010), il bizzarro quarto capitolo che risulta essere il meno acclamato. Se da un lato la trama può risultare troppo artificiosa e un po’ forzata, dall’altro il forte ruolo della donna trova il suo apice. In questo lungo “what if” Fiona perde totalmente il proprio abito da principessa, acquistando quello di una bellissima e fortissima guerriera.

Shrek

Altri motivi per guardare oltre

Ciò che abbiamo visto finora rappresenta quella rosa di ottimi motivi per cui Shrek non merita di essere considerato come un film sopravvalutato o come un’opera di basso livello, bensì qualcosa di davvero attuale che ha permesso all’intera serie di film di rappresentare tuttora un turning point fondamentale. A livello strettamente cinematografico, non solo le storie in sé ma anche le citazioni ipertestuali, i dialoghi memorabili e le soundtracks – originali e non – contribuiscono alla grandezza e all’unicità che tutt’oggi la maggior parte del pubblico riconosce. Un occhio attento e una mente aperta non si fermano di fronte alla rude apparenza ma riescono ad andare oltre; non è proprio questo, in fondo, il messaggio fondamentale che Shrek vuole regalarci capitolo dopo capitolo?


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