Cari cinefili, lo sapevate che maggio è il mese dell’autoerotismo? Sul finire degli anni ’90, per protestare contro un sistema scolastico che non includeva nei programmi l’educazione sessuale, si decise in America di tutelare questa naturalissima pratica – ancora oggi oggetto di forti pregiudizi e tabù – instituendo un’apposita ricorrenza, volta a celebrare e a richiamare l’attenzione sulla disinformazione che esisteva al riguardo.

Già, perché una volta che abbiamo capito che praticando l’autoerotismo non ci sarebbero cresciuti i peli sulle mani, abbiamo sentito la necessità di lottare affinché il tema della masturbazione venisse trattato e accettato dall’opinione pubblica. Soprattutto, per educare i più giovani (mossi dai frizzanti istinti dell’adolescenza e delle prime scoperte) a una sessualità consapevole, che non porti al contrario (come spesso accade nei contesti più castranti) insicurezze e disagi.

Il sesso è salute mentale hanno sempre detto i più saggi. Una tesi che, dopo secoli di diffidenza, è stata poi confermata dagli psicologi. Una vita sessuale, consapevole e appagante, porta infatti innumerevoli benefici, fisiologici e psicologici. E quale miglior modo, per avvicinarsi a un rapporto sano con il proprio corpo e con quello altrui, se non praticando l’autoerotismo nella propria intimità?

La masturbazione porta a una maggiore consapevolezza di sé stessi e del proprio corpo. E ovviamente, questa naturalissimo dettaglio della vita di ogni individuo, è stato trattato in tantissimi film. Quindi, come sempre, piuttosto che lanciarci noi in propagande ricche di pathos, preferiamo far parlare le pellicole. Proponendovi, per questa simpatica ricorrenza, cinque iconiche scene che raccontano l’autoerotismo, spiegandone impacci, dubbi, piaceri e timori. Tanto, alla fine, tutti ci masturbiamo. E allora perché non parlarne?

5 scene per celebrare l’autoerotismo

American Pie

Ovviamente non potevamo che partire con questo cimelio delle commedie americane. Un cult degli anni 2000 che sviscera proprio, con simpatia e ironia, il tema della sessualità. Sdoganando i sogni, i pensieri, i dubbi e le azioni su cui ogni teenager, almeno una volta nella vita, si è interrogato. L’ansia di dover perdere la verginità a tutti i costi – come se questa permettesse di accedere al vip club della vita – i timori di non sapere bene come muoversi e l’imbarazzo di parlarne con i genitori. La difficoltà di dare piacere o la voglia di cimentarsi in fantasie erotiche, che non tutti forse sembrano condividere.

Ecco in American Pie, saga costituita in realtà da due diverse quadrilogie (in questo contesto considereremo tuttavia solo i primi tre film usciti: American Pie, 1999; American Pie 2, 2001, e American Pie – Il matrimonio, 2003), tutti questi temi vengono ampiamente trattati. Ideati da Adam Herz, i primi film raccontano infatti le storie di Jim, Kevin, Paul e Chris, quattro ragazzi del liceo inizialmente smaniosi di perdere la verginità e di tutti i loro successivi rapporti con il sesso, a cui si avvicineranno man mano che crescono (accompagnati dal simpaticissimo Stifler, al contrario degli altri, da sempre esperto di sessualità).

Gli American Pie mettono in luce l’intera quotidianità di ogni adolescente, indagandola a fondo. L’importanza delle amicizie, la paura di crescere e affrontare i cambiamenti, i primi amori. Ma ovviamente, in tutti questi aspetti, il sesso ha un ruolo centrale. E tra tutte le simpatiche gag, diverse riguardano proprio l’autoerotismo (al fine di raccontare la naturalezza di questo atto). Con cui proprio il primo film si apre. La scena in cui Jim (Jason Biggs) si tocca davanti a un porno, con il conseguente imbarazzo dato dall’ingresso nella stanza dei suoi genitori, rimane, in assoluto, una delle scene più iconiche della pellicola.

La scena in questione dalla pellicola originale di American Pie.

Pleasantville

Il secondo film di cui vogliamo parlarvi è Pleasantville (uscito nel 1998 e diretto da Gary Ross). Una vera chicca, purtroppo ancora poco conosciuta. La storia racconta l’avventura dei gemelli David e Jennifer, due adolescenti americani che, grazie a un particolare telecomando, vengono catapultati nel mondo di Pleasantville, sitcom televisiva degli anni ’50.

David (Tobey Maguire) e Jennifer (Reese Whiterspoon) si ritrovano a vivere in un mondo diverso e stereotipato, perfetta rappresentazione del sogno americano – in cui ogni cosa è placida e in piena armonia, con gli altri e con gli eventi. Un mondo in bianco e nero privo di tensioni, nostalgica rappresentazione di una realtà utopistica e amena. In cui loro, tuttavia, certamente abituati a un altro tipo di quotidianità, maggiormente caotica e libertina, non riescono a integrarsi del tutto. E proprio grazie ai loro comportamenti, come una sessualità consapevole e spontanea o una maggiore emancipazione femminile, il mondo di Pleasantville cambierà irreversibilmente. Diventando a colori.

Pleasantville è un’opera brillante, che sdogana con naturalezza e simpatia concetti complessi, come la consapevolezza e l’accettazione di sé stessi e dei propri desideri. Un viaggio introspettivo che, spesso, passa proprio tramite l’amore e la sessualità. Iconica è la scena in cui Betty (Joan Allen), tipica casalinga degli anni ’50 (moglie devota e madre amorevole, padrona dell’ambiente domestico), scopre l’autoerotismo. Tramite la masturbazione, Betty imparerà a conoscersi meglio e si emanciperà da una serie di tabù, che la privavano della propria consapevolezza.

Betty scopre l’autoerotismo nella sua intimità.

Hysteria

E se parliamo di autoerotismo non possiamo non inserire questo importantissimo cimelio. Il film che, per eccellenza, racchiude l’indagine della masturbazione (in questo caso femminile): Hysteria (film di Tanya Wexler del 2011), la vera storia della nascita del primo vibratore.

Siamo nella Londra vittoriana del 1880 e seguiamo la vita del giovane Mortimer Granville (Hugh Dancy), medico pioneristico mal visto dai propri colleghi (che lo reputano troppo rivoluzionario, a causa delle sue idee sulla presenza di germi e la necessità di rispettare, nell’ambiente medico, norme igieniche). Granville, rifiutato e licenziato da molteplici ospedali, riesce infine a trovare lavoro presso lo studio del dottor Dalrymple (Jonathan Pryce). Questo è specializzato nella cura dell’isteria, un termine che all’epoca si usava per descrivere attacchi nevrotici, che si pensava colpissero le donne a causa dello spostamento dell’utero (il termine isteria deriva infatti dal greco hystera, per l’appunto utero).

Ma in che modo si potevano “guarire” le pazienti? La terapia del dottor Dalrymple consisteva nel massaggiare con le dita la vulva delle pazienti, per riportare l’utero nella posizione originale e guarire così dalla malattia (convinto che il procedimento non fosse una stimolazione erotica: all’epoca di pensava che le donne potessero raggiungere l’orgasmo solo tramite la penetrazione sessuale). Nel corso della pellicola Granville troverà una soluzione alternativa a questo tipo di stimolazione manuale, mettendo a punto il primo vibratore della storia (il modello Jolly Molly, in onore della prima donna ad averlo testato). Più che un iconico momento, vogliamo qui ricordare le molteplici scene che rappresentano proprio la celebrazione dell’intensità, emotiva e fisica, che porta con sé l’autoerotismo.

Il trailer di Hyseria, contenente molteplici scene legate al concetto di masturbazione.

Sex Education

Di questa geniale serie britannica vi abbiamo già parlato abbondantemente in un nostro articolo precedente. Ma non potevamo non inserirla anche nell’elenco delle cinque iconiche scene che parlano dell’autoerotismo. Già, perché anche nelle serie tv si parla di masturbazione e, spesso, l’atto viene mostrato nel dettaglio. Pensiamo ad esempio a Sex and the City, in cui di certo scene di autoerotismo compaiono in più episodi. Ma in Sex Education, il concetto è analizzato maggiormente, tramite l’attenzione che viene data proprio al primo rapporto che gli adolescenti hanno con sé stessi.

Come dicevamo: la masturbazione è perfettamente naturale. Ma, talvolta, il primo contatto con questa (anche a causa dei tabù e dei pregiudizi che ancora vi aleggiano sopra) è vissuto dai giovani con disagio, quasi con vergogna. Sicuramente, con qualche difficoltà – data anche dal tipico impaccio delle prime esperienze. E tutto questo in Sex Education, serie tv in cui il giovane Otis Milburn (Asa Butterfield) si improvvisa terapista sessuale dei proprio compagni di scuola (accompagnandoli così nelle loro avventure amorose, sessuali o di scoperta di sé stessi), viene ampiamente discusso.

In particolare, vediamo proprio la difficoltà di Otis, figlio di una terapista sessuale e lui per primo consulente autodidatta, a compiere questo gesto nella sua intimità. Otis non riesce a lasciarsi andare, vivendo con disagio la cosa e trasferendo così la tensione nei propri rapporti, amorosi e non. Un problema molto più diffuso di quanto si possa pensare. E che, forse, troverà un po’ di sollievo proprio grazie alla visione di Sex Education. Una serie che indaga con intelligenze il tema dell’autoerotismo, portando a una maggiore accettazione di tutti i dubbi e i sentimenti che si possono provare a riguardo.

Otis, dopo le prime difficoltà, riesce ad approcciarsi in maniera positiva con l’autoerotismo.

Tutti pazzi per Mary

Infine, un’altra chicca senza tempo, forse una delle scene realmente più iconiche (anche se è quella, nel nostro elenco, che mostra meno dettagli) sul sesso e sul tema dell’autoerotismo: la scena del “gel” in Tutti pazzi per Mary. Uscito nel 1998 e diretto dai fratelli Farrely, il film ha come protagonisti Ben Stiller e Cameron Diaz, che interpretano i personaggi di Ted e Mary.

La pellicola racconta dell’amore di Ted per Mary, coltivato fin dai tempi del liceo e che, all’epoca, a causa di uno spiacevole incidente per il ragazzo, non è riuscito a sbocciare. Ma alcuni sentimenti sono troppo forti per essere dimenticati. Passano gli anni e Ted decide di tornare a cercare Mary, così da poterla finalmente conquistare. Tuttavia, non è l’unico desideroso di far innamorare la ragazza: questa ha infatti molteplici pretendenti, con cui Ted dovrà concorrere.

Iconica è la scena in cui Mary si reca nella stanza d’albergo in cui alloggia Ted e gli trova del “gel per capelli” sull’orecchio. Ted non riesce a trovare una risposta alternativa, preso dall’imbarazzo del dirle di cosa si tratta realmente, e così la ragazza finisce per spalmarselo sui capelli. Una gag simpatica che racconta la naturalezza di quest’atto, ma anche il conseguente imbarazzo di quando si viene “colti in flagrante”.

La simpatica scena del gel in Tutti pazzi per Mary.

Questi sono i cinque film/serie tv che per noi meglio raccontano il tema dell’autoerotismo (sotto tutti i possibili punti di vista). Per voi invece? Se avete altri film da suggerirci fatecelo sapere nei commenti! E continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook per rimanere sempre aggiornati sul mondo del cinema e delle serie tv!

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