Mirai: un film di Mamoru Hosoda per tornare bambini

Mirai (2018) è arrivato tra le novità di Netflix da poco più di una settimana. Si tratta di un meraviglioso film d’animazione, diretto da Mamoru Hosoda per lo Studio Chizu, che narra una grande storia d’amore. Non è un amore romantico, ma qualcosa di più puro: l’affetto della famiglia e, nello specifico, quello tra fratello e sorella.

Mirai

È la storia di un bambino di 4 anni, Kun, che, alla nascita della sorellina Mirai, vede la propria quotidianità cambiare all’improvviso. Questa è una sensazione comune a tutti i fratelli e le sorelle più grandi: impazienza, curiosità quasi morbosa, poi tutt’un tratto subentra la gelosia. Le attenzioni dei genitori, che prima erano rivolte esclusivamente a Kun, con l’arrivo della sorellina gli sembreranno svanire. Alcuni avvenimenti, però, lo aiuteranno a capire non solo che l’affetto che la famiglia prova per lui non è mai cambiato ma anche l’importanza fondamentale che lui e la sorella hanno l’uno per l’altra.

Nel giardino di casa c’è un albero che, apparentemente, sembra dotato di misteriosi poteri. Ogni volta che esso si illumina, il bambino ha come delle visioni in cui riesce ad immergersi totalmente. Incontrerà misteriosi personaggi, compirà dei viaggi nel tempo e nello spazio, tornando ogni volta alla realtà con grandi consapevolezze in più.

A metà strada, dunque, tra la realtà e l’immaginazione, gli occhi del piccolo Kun ci guidano tra i suoi pensieri e le sue emozioni. A rendere Mirai un film d’animazione ben fatto è un elemento fondamentale a livello narrativo, vale a dire il punto di vista. La storia non solo vede Kun come primo protagonista, ma in qualche modo prende vita attraverso di lui, come raccontata realmente da un bambino. Proprio questo espediente, riuscito meravigliosamente, rende la storia piacevole e di un’estrema dolcezza, nonché ricca di un’autenticità più unica che rara. Una serie di elementi tiene in vita questa minuziosa verosimiglianza; vediamo insieme di quali si tratta.

I goffi movimenti del piccolo Kun

Mirai

Quante volte negli anime abbiamo visto bambini muoversi come persone più grandi, infrangendo completamente le leggi della verosimiglianza? Mirai non lascia alcun spazio a queste disattenzioni. Grazie ad un’animazione dinamica ed impeccabile, i movimenti dei personaggi risultano estremamente realistici, specie quelli dei bambini. C’è una forte osservazione della realtà e un’adesione al vero incredibile, evidenti in varie occasioni della vita quotidiana. Quando Kun sale o scende i gradini con movimenti goffi e sconnessi, quando impara ad andare in bicicletta, quando gioca, quando corre o quando mangia, quando non riesce ad afferrare gli oggetti più in alto, persino quando cade perdendo l’equilibrio. Anche il modo in cui si relaziona alla sorella e i suoi piccoli attacchi di aggressività – Kun colpisce spesso Mirai con i suoi giocattoli – riflettono il comportamento impulsivo che avrebbe un bambino, con una personalissima e a tratti distorta percezione dei movimenti e della forza.

La semplicità delle parole

Spesso, negli anime come nei film d’animazione in generale, ascoltiamo parole da adulti provenire dalla bocca dei bambini, i periodi più complessi vengono pronunciati da chi, per l’età, non dovrebbe ancora avere una tale padronanza del linguaggio. Ciò accade perché a concepire i dialoghi sono sceneggiatori che non sempre — giustamente — riescono ad immedesimarsi totalmente nella mente di un bambino, scegliendo di dare la priorità alla comunicazione efficace con il pubblico. In Mirai questo non accade. Il piccolo Kun, pur dovendo interagire con persone più grandi, non assume mai lo stesso tenore dei suoi interlocutori. Ascoltiamo frasi estremamente semplici, a tratti sconnesse, parole piagnucolate, versi, grida, spesso solo un simpaticissimo e dolcissimo “non mi sei simpatico” per esprimere un sentimento ostile che, in realtà, un bambino così piccolo non è davvero capace di provare.

Pura immaginazione

Mirai

Come già accennato, alcuni momenti sono dominati dalla fantasia. Il film lascia il beneficio del dubbio e non chiarisce mai del tutto se siano fenomeni che accadono davvero o frutto dell’immaginazione di Kun. Vediamo l’albero del giardino illuminarsi nel bel mezzo di una normalissima situazione – anche se in effetti è solo Kun a vederlo – ma, alla fine di ogni viaggio, il protagonista si trova sempre nel proprio letto. Se un piccolo dubbio resta, quel che è certo è il fatto che questi elementi fantastici aiutino il piccolo protagonista ad affrontare l’arrivo di Mirai e a comprende ciò che esso comporta.

I processi creativi che dominano questi momenti di fantasia sono filtrati da una mente infantile la quale tende a creare amici immaginari. Kun vede/immagina il proprio cane con fattezze umane e, insieme a lui, una “Mirai del futuro”. La forte presenza di questo personaggio permette ai due fratelli di poter interagire, conoscersi e comprendersi. Questi viaggi avvengono spesso in spazi verdi e aperti che richiamano il gioco e la spensieratezza. Anche quando le immagini si fanno più cupe, esse risentono del filtro immaginativo del bambino: strani giocattoli, inquietanti ai suoi occhi, spaventano il piccolo Kun ma rispecchiano una mente pura, incontaminata.

Mirai

A noi fa quasi ridere scoprire che un buffo pupazzo possa fargli paura, ma con estrema tenerezza ci preoccupiamo per lui. Non vediamo l’ora che possa tornare a scorrazzare in un immaginario più dolce e sicuro, frutto di una mente giocosa e felice, priva di qualsiasi peso o timore.

Un piacere per gli occhi e per l’anima

Tutti gli elementi visti finora contribuiscono a rendere Mirai qualcosa di nuovo: a tratti insolito e fuori dal comune, risulta un’opera estremamente piacevole. L’atmosfera è dolce, rilassante, divertente, proprio come divertirebbe osservare un bimbo di 4 anni avventurarsi anche solo nelle più piccole cose della vita quotidiana. È una storia emozionante che trasmette affetto e calore ogni singolo minuto.
Mirai si guarda col sorriso: possiamo dimenticare la nostra realtà, quella degli adulti, e godere della semplicità dello sguardo di un bambino.


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