In principio fu proprio lo stesso Clint Eastwood nel leggendario “Il buono, il brutto, il cattivo” a dire che il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Quello che però non ci dice è che ci sono altre due possibili divisioni: icona e leggenda. E sicuramente questo straordinario autore non può che rientrare nella seconda.

Con una trentina di regie al suo attivo e un percorso di attore significativamente intrecciato con quello di autore, Clint Eastwood è ormai considerato il più classico dei registi statunitensi contemporanei, nonché una vera e propria istituzione per l’intera cinematografia mondiale. Ha la statura di un classico vivente e si è imposto più di qualunque altro regista della sua generazione come coscienza e cantore di un secolo e mezzo di storia americana: della Guerra di Secessione de “Il texano dagli occhi di ghiaccio” alla seconda guerra mondiale del dittico “Flags of our Fathers”/”Lettere da Iwo Jima”, dall’era Kennedy rivisitata retrospettivamente in “Un mondo perfetto” all’era Reagan celebrata in diretta in “Firefox – volpe di fuoco”. Ha portato sullo schermo pistoleri, poliziotti e soldati, ma anche eroi meno stereotipati, come un cantante country tisico ( in “Honkytonk Man”), un regista e un musicista jazz (Charlie Parker in “Bird“). Insomma, questi titoli non hanno fatto altro che consacrare ulteriormente l’opera del regista nel panorama contemporaneo, eludendo sempre di più ogni tentativo di collocare il suo cinema in una rigida categoria.

Il 31 Maggio è il suo compleanno e noi di Cinewriting vogliamo festeggiarlo ricordandovi alcuni dei suoi titoli più recenti. Una raccolta di 4 film usciti dopo il 2007 assolutamente indimenticabili.
Tanti auguri Clint!

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Clint Eastwood: tutti i suoi film come attore e come regista

“Io non credo nel pessimismo. Se qualcosa non va nel modo in cui desideri, procedi a tutta velocità. Se pensi che dovrà piovere, succederà.”

Clint Eastwood

Numero 4: Changeling

Visto il suo essere contemporaneo, il cinema di Clint Eastwood ha saputo accogliere, all’interno delle sue strutture classiche, temi e questioni della storia e della politica sempre più avanzati e sempre più coraggiosi. Negli ultimi anni però le ha sapute affrontare anche con prospettive estreme e senza reticenze (come l’eutanasia in “Million Dollar Baby” o gli abusi sui minori, da “Mystic River” al sopracitato Changeling), finendo così per portare allo scoperto tutta la loro complessità e la loro non semplice riconduzione ai poli contrapposti di bene/male. E tutto ciò con sempre maggiore lucidità.

La storia vera che ha ispirato Changeling, il film con Angelina Jolie

Un film a dir poco struggente e profondo, che dimostra brillantemente la straordinaria vena autoriale del regista. Nella Los Angeles del 1928, Christine Collins conduce una vita modesta insieme a suo figlio Walter, di nove anni. Un giorno però questa tranquillità viene sconvolta dalla scomparsa del bambino e la donna, oltre a denunciarne la scomparsa, inizia ad indagare per conto suo. Dopo alcuni mesi di fallimentari tentativi, l’opinione pubblica inizia ad accusare le forze dell’ordine di incompetenza; i quali, pur di mantenere intatta la loro immagine, consegnano un sosia di Walter alla donna.

Nel tentativo di restituire piena umanità alla vicenda, il regista, aiutato dalla sceneggiatura di J. Michael Straczynski, crea un’immenso affresco storico dove il sociale possiede un ruolo importante. Angelina Jolie poi non si smentisce e si dimostra totalmente in sintonia con il ruolo di Christine Collins. La sua recitazione è infatti un eccellente mix tra volontà, fragilità e tristezza; ingredienti magnificamente dosati per l’occasione e che permettono al regista di mantenere una certa atmosfera e di colpire più volte l’animo dello spettatore.

“Mi chiamo Christine Collins. Il 10 marzo mio figlio, Walter Collins, di nove anni, è scomparso. Dopo cinque mesi di indagini, mi è stato portato un bambino da Dekalb in Illinois. La polizia di Los Angeles ha detto a me e a voi che quel bambino era mio figlio. Non era mio figlio!”

Christine Collins

Numero 3: Sully

Grazie ad una cornice composta dall’impegno civile e dalla resilienza umana, Clint fa di “Sully” un film anti-sistema che rievoca brillantemente il clima politico pre-Trump. Un titolo incredibile, dove soltanto il suo autore poteva ribaltare le sorti da un quasi certo disaster movie e creare una storia umana e drammatica, in grado di rivendicare il “fattore umano” contro gli algoritmi, le simulazioni al computer e la cieca efficienza.

Sully (2016) - Plex

Basato sull’incidente del volo US Airways 1549, “Sully” è un film solido e compatto che racconta in termini minori l’eroismo quotidiano di chi conosce bene il proprio lavoro (qualunque esso sia). Nel 2009 il capitano Chesley Sullenberger, a causa dell’impatto con alcuni volatili, fu costretto ad eseguire un ammaraggio d’emergenza sul fiume Hudson. Nonostante il suo gesto abbia salvato numerose vite, l’uomo si trova lo stesso ad affrontare un’indagine che potrebbe distruggergli la reputazione e la carriera.

Come al solito Clint Eastwood si adatta magnificamente al racconto filmico e cura una regia davvero impeccabile, giocando abilmente con i vari flashback e flashforward. Oltre infatti ad un solido ritmo, il regista dimostra di saper gestire sapientemente anche gli spazi, sia quelli stretti come quelli della cabina di pilotaggio e dell’aereo (annullando così qualsiasi effetto claustrofobico), che quelli larghi, come lo dimostrano i magnifici totali dall’alto della città (ormai una costante eastwoodiana). Il film è disponibile su Netflix: da recuperare assolutamente anche solo per vedere un Tom Hanks, forse come non mai.

Nessuno ci ha avvisati. Nessuno ci ha detto della perdita dei motori all’altitudine più bassa della storia dell’aviazione”

Chesley Sullenberger

Numero 2: American Sniper

Andando contro ogni previsione e visto lo scarso seguito dei precedenti titoli sulle guerre in Afghanistan e in Iraq, “American Sniper” si è dimostrato un successo inaspettato, battendo addirittura il record di film di guerra con il maggiore incasso di sempre (detenuto in precedenza dal celebre “Salvate il soldato Ryan”). Inizialmente alla regia era prevista la presenza del mitico Steven Spielberg, ma poi il progetto passò nella mani di Eastwood che memore delle sue precedenti pellicole belliche, non si tirò indietro. Nel corso della sua pluripremiata e longeva carriera, l’autore non ha mai nascosto la propria vena patriottica ma anzi, ha sempre trovato il modo di inserirla all’interno della sua complessa narrativa, sempre rimanendo però impossibile da contestualizzare in riferimento al cinema statunitense coevo.

American Sniper HD Wallpaper | Sfondo | 1920x1080 - Wallpaper Abyss

Chris Kyle è un tiratore scelto arruolato nei Navy SEAL che dopo aver terminato l’istruzione militare, viene inviato in missione a Falluja, in Iraq. Qui, grazie alla sua incredibile abilità, diventa il soldato più letale nella storia delle forze armare statunitensi. Clint Eastwood non ha voluto analizzare tanto la brutalità della guerra, ma scoprire la natura degli uomini che si trovano proprio sulla linea di demarcazione che separa la violenza dalla giustizia, rendendo così ambigua e totalmente insignificante la definizione di eroismo.

In quest’ottica, la recitazione di Bradley Cooper, quasi maniacale, impressiona e si rivela essere proprio una delle carte vincenti. L’attore infatti attua una drammatica e intensa trasformazione psicologica, passando da ragazzo texano a killer letale che vive per proteggere e servire ma che prova in prima persona gli orrori del conflitto, arrivando così a perdere il senso della realtà e gli affetti faticosamente costruiti. Il regista poi non si limita ad utilizzare solo una singola tecnica, ma sfrutta la sua incredibile esperienza a favore delle migliori soluzioni narrative come ad esempio l’utilizzo della camera a mano per le scene più dinamiche (come le imboscate o le sparatorie) e le inquadrature dall’alto che si soffermano sulle ambientazioni apocalittiche di una città in guerra. Il film è disponibile su Netflix: da non perdere!

“I cecchini non ti sparano in testa.”

Chris Kyle

Numero 1: Gran Torino

“Gran Torino” può essere visto come una sorta di manifesto retrospettivo, a cui fa da cornice una certa aura testamentaria. Proprio quest’ultima infatti trovò sempre più conferme, soprattutto dopo le parole dello stesso Eastwood; ormai sicuro che l’interpretazione del personaggio di Walt Kowalski avrebbe coinciso con il suo congedo di attore. Come sappiamo, la storia andò diversamente ma ciò non toglie che questa dimensione metaforica (implicita sia nella scena iniziale che in quella finale) continui ad esercitare una particolare influenza. In ogni caso la pellicola non è soltanto un ritorno al passato, ma costituisce un grande passo avanti per l’intera poetica eastwoodiana.

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Avvolto dalle cupe atmosfere di una periferia urbana, la pellicola segue le vicende di Walt Kowalski, un burbero pensionato e veterano della guerra di Corea, mentre affronta i difficili rapporti con la famiglia. i vicini e i cambiamenti nel suo quartiere, ormai diventato sempre più multietnico. Attraverso un complesso lavoro di rielaborazione e ibridazione dei generi, Clint Eastwood sottolinea come la crisi d’identità americana non riguardi esclusivamente il rapporto con il fuori, con lo straniero; ma anche con l’individuo del proprio mondo. Una storia piena di pregiudizi ma anche di redenzione che dimostra quanto lungimirante sia il regista sia sui tempi appena trascorsi che su quelli futuri. 

Eastwood costruì dal nulla questo suo personaggio, ma decise di sfruttare le vecchie contraddizioni dei suoi storici ruoli (da Harry Callaghan a William Munny) per renderlo ancora più efficace e convincente. Di Walt Kowalski ne ha visti tanti da giovane, poiché cresciuto negl’anni ’40. Parlavano tutti in quel modo e si comportavano altrettanto. La sua essenza stilizzata, insieme alla reale fisicità invecchiata dell’attore; faranno poi in modo che lo spettatore si identifichi e che dovrà fare i conti con la dimensione etica contraddittoria e ambigua che gli è stata proposta.

“La cosa che tormenta di più un uomo è quella che non gli hanno ordinato di fare.”

Walt Kowalski

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