Arriverà nelle sale il prossimo 3 giugno Valley of the Gods, film del 2019 diretto dall’artista polacco Lech Majewski. Il regista di I colori della passione (con Rutger Hauer e Charlotte Rampling) e Onirica torna in sala con non una, ma ben tre storie destinate a incrociarsi, in una mescolanza di toni drammatici con un’immaginario sci-fi visionario. Il film è prodotto e distribuito da CG Entertainment in collaborazione con Lo Scrittoio, affianco a grandi nomi come Jan Harlan, produttore dei film di Stanley Kubrick. Protagonisti assoluti sono John Malkovich (The New Pope), Josh Hartnett (Penny Dreadful, Pearl Harbor) e la Bond Girl Bérénice Marlohe (Skyfall).

Il trailer

La trama

Wes Tauros (John Malkovich), l’uomo più ricco sulla terra e collezionista d’arte, vive nascosto dal mondo in un misterioso palazzo, conservando un segreto che lo tormenta. John Ecas (Josh Hartnett), dopo una separazione traumatica dalla moglie, inizia a scrivere la biografia di Tauros e accetta un invito nella sua magione. La società del magnate, che estrae uranio, ha deciso di scavare anche nella Valle degli Dei, violando una terra sacra: secondo un’antica leggenda Navajo tra le rocce della Valle sono rinchiusi gli spiriti di antiche divinità.

valley of the gods

Valley of the Gods: una metafora della vita

Un film carico di simbolismi che ricorda una versione moderna del Quarto Potere di Orson Welles. Lo intuiamo dalle parole di John Malkovich:

Il ruolo che ho interpretato (Wes Tauros ndr.) si può ricollegare a tutte quelle persone che hanno ottenuto grandi successi materiali nella propria vita. Certo, questo presuppone che si abbiano dei sogni, ma non sempre avviene, si può anche semplicemente vivere. Posso immaginare che per una persona molto ricca, che non c’è niente che non possa comprare o che non possa fare, diventi difficile desiderare di avere qualcosa o desiderare di vivere certe esperienze.

Anche il giovane protagonista Josh Hartnett si dichiara entusiasta:

“L’ho sentito come uno dei film più sperimentali a cui abbia lavorato, mi è piaciuto tantissimo. Questo film ha anche uno scopo, e la verità emergerà…  È qualcosa di speciale e unicoSarà una visione insolita, e credo sia raro di questi tempi.

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Nei panni della femme fatale, l’attrice francese Bérénice Marlohe, la quale ha apprezzato l’originalità della sceneggiatura:

Parla di umanità, mi fa pensare alla libertà, all’universo e a tanti temi che sono importanti nella mia vita. E allo stesso tempo è completamente sorprendente: è un universo surreale in cui si scontrano gli opposti, lo yin e lo yang. È una straordinaria metafora della vita, ambientata in un mondo fantastico, ed è rappresentata come una poesia. Le immagini, di grande impatto visivo, sono così diverse da tutto ciò che vedo e che leggo ogni giorno. 

Nel cast, anche Keir Duella, attore feticcio di Stanley Kubrick e protagonista di 2001: Odissea nello spazio. L’attore, in occasione del ottantesimo compleanno, si è espresso così a proposito di Valley of the Gods:

Che sia una coincidenza o meno, sono esattamente 50 anni da quando ho fatto 2001: Odissea nello spazio, e questo film ricorda tanti elementi che l’hanno reso speciale. Ci sono 30 film nella mia carriera e in un certo senso credo di poter affermar che Valley of the Gods è il secondo film più importante.

L’amore e la perdita

L’essenza dell’arte è il contrasto e qui abbiamo un contrasto enorme tra sistemi di valori diversi: da un lato il mondo ancestrale dei Navajo, abitanti della Valle degli dei, e dall’altro quello del magnate Wes Tauros.

Lech Majewski
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Valley of Gods mostra l’uomo più ricco della terra che, una volta uscito dal suo palazzo isolato e venuto a contatto con il mondo, mostra tutta la sua vulnerabilità. Al centro dei due universi narrativi (il castello del magnate e la cultura Navajo), spicca la figura dell’artista, incarnata dallo scrittore Ecas (Hartnett).

Un film sull’amore, ma soprattutto sulla sua mancanza. Temi ricorrenti nella filmografia del regista e artista polacco, da sempre abituato a confrontarsi con istanze che la società tenta di censurare o nascondere. Ad esempio, la morte, considerata da Majewski come migliore amica e consigliera.

L’arte italiana e il popolo Navajo

L’amore si interseca all’arte, da sempre fonte d’ispirazione per Majewski. Basti pensare a film come Il giardino delle delizie (2004), ispirato al capolavoro di Bosch, oppure alla storia d’amore tra Adam e Basia, contemporanei di Dante e Beatrice in Onirica (2013), opera che rimanda alla Divina Commedia. In Valley of Gods compaiono molti riferimenti all’arte italiana, dalla Porta del Paradiso di Ghiberti alla Fontana di Trevi.

L’elemento forse più interessante del film è la commistione tra i grandi nomi dell’arte italiana e le usanze e i costumi del popolo nativo americano dei Navajo. Due culture all’apparenza lontanissime, ma che in qualche modo riescono a trovare un punto di convergenza all’interno della visione simbolista di Majewski, merito anche di un uso estremamente poetico degli effetti speciali, Un aspetto di Valley of Gods che siamo davvero curiosi di conoscere.

Ora siamo entusiasti di poter tornare in sala e soprattutto di poterlo fare con Valley of the Gods, l’incredibile film di Lech Majewski di cu siamo anche co-produttori. Siamo rimasti travolti dal suo talento, dall’originalità della storia narrata – interpretata da un cast internazionale straordinario – dall’universalità dei temi affrontati e dalla potenza visiva di ogni scena, che sul grande schermo farà spiccare il volo all’immaginazione del pubblico”.

Lorenzo Ferrari Ardicini, presidente di CG Entertainment

Valley of Gods si presenta come un film originale e visivamente potente, ricco di simbolismi e rimandi alla storia dell’arte, con un cast eterogeneo e internazionale. Sarà così? Non ci resta che vederlo per scoprirlo!

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