Spider-Man: Un Nuovo Universo (2018) –.Peter Ramsey, Rodney Rothman, Robert Persichetti Jr

Sin dalla sua uscita, “Spider-Man: Un Nuovo Universo” è stata un’illuminazione nel panorama cinematografico contemporaneo. Non solo per il suo ricco ed avanguardistico stile visivo, che riusciva sapientemente a far valere il sincretismo dello strabusato termine “cinefumetto” intrecciando propriamente il linguaggio cinematografico con quello fumettistico, ma a ribaltare completamente l’idea dell’unicità dell’eroe, proponendo una pluralità di supereroi, varianti con stessi poteri e caratteristiche.

Un Nuovo Universo è un libero adattamento di “Spider-Verse“, un’epica saga dell’Arrampicamuri dell’universo Marvel scritta da Dan Slott nel 2014. In questa saga, lo scrittore era riuscito ad unire un variegato cast di Spidey provenienti da realtà alternative che, nella vicenda narrata, dovevano fronteggiare la minaccia del vampiro interdimensionale Morlun e dei suoi fratelli vampiri.

Spider-Man

Il fatto curioso è che, a sua volta, anche Dan Slott si è ispirato liberamente ad un materiale preesistente. In questo caso, un videogioco del 2010, “Spider-Man: Shattered Dimensions“. Anche qui con l’intervento di Uomini Ragno di realtà alternative, incaricati di riunificare la Tavola dell’Ordine e del Caos la cui distruzione aveva causato problemi nel continuum spazio-tempo. Un videogioco che peccava sicuramente nella differenziazione degli stili di combattimento di ogni singolo Spider-Man ma che, grazie ad alcune distinte atmosfere, aveva reso popolari versioni alternative del personaggio come Spider-Man 2099 e Spider-Man Noir.

Ma c’è un precedente che ha fatto da vero apripista al Multiverso ragnesco. Una storia con protagonisti diverse varianti di Spider-Man riunite assieme per fronteggiare una pericolosa minaccia. Il climax di una delle serie supereroistiche più amate di sempre. Lo Spiderverse originale.

I diversi adattamenti Marvel dagli Anni Settanta agli Anni Ottanta

Spider-Man: The Animated Series“, abbreviato in Spider-Man TAS, è una delle più amate versioni del simpatico supereroe di quartiere. Andata in onda dal Novembre 1994 al Gennaio 1998, la serie di Spider-Man si colloca abbastanza centralmente nello sviluppo delle serie animate a tema supereroistico. Già da vent’anni, Marvel Comics stava provando a sfruttare delle sue proprietà per la produzione televisiva e cinematografica.

Alcune con ottimi risultati, come la serie dell’Incredibile Hulk con protagonisti Bill Bixby e Lou Ferrigno e la serie animata del 1981 di Spider-Man. Altre con buoni risultati, come la serie live action dell’Uomo Ragno con protagonista Nicholas Hammond. Disastrosi invece i risultati con i tentativi televisivi di “Doctor Strange” e “Capitan America“. Ed altri abbastanza sconclusionati, come l’esperimento orientale di “Supaidaman“, che pareva più una variazione delle serie giapponesi a tema Super Sentai che un serial sull’Arrampicamuri.

La nascita di Spider-Man: The Animated Series

Negli anni Novanta, la situazione cambia, ed a cambiarla è la serie animata degli X-Men. La pianificazione imbastita da Margaret Loesch, produttrice di Fox Kids, porta subito al successo la serie dei Mutanti Marvel. Subito dopo gli X-Men, stavolta sponda DC Comics, è la volta della storica serie animata di Batman, che riprende alcune suggestioni visive dei Batman di Tim Burton ed espande il microcosmo dell’Uomo Pipistrello. Nel 1994, la serie degli X-Men continua a registrare dei ratings strepitosi e Fox Kids decide d’inserire nella sua programmazione un’altra serie Marvel. Il progetto non può che vertere su un nuovo cartoon dell’Uomo Ragno, assente ingiustificato dal 1983 nei palinsesti televisivi.

Spider-Man
Spider-Man TAS

La nuova serie animata di Spider-Man però non viene affidato alla Saban come precedentemente è stato fatto con gli X-Men. Ad occuparsene c’è la Marvel Films Animation, una divisione della New World Entertainment, fondata da Avi Arad, che poi confluirà nella formazione degli embrionali Marvel Studios.

Come showrunner della serie animata, viene scelto John Semper Jr. il quale ha una scarna, se non inesistente, esperienza con produzioni supereroistiche. Ma Semper non è uno sceneggiatore sprovveduto. Ha lavorato per Disney e per Warner occupandosi di sceneggiature di serie animate come “I Puffi“, “Gli Snorky” e “DuckTales” e traducendo ed adattando i dialoghi in inglese di “Laputa – Castello Nel Cielo” e “Kiki – Consegne a Domicilio” di Hayao Miyazaki.

Modifiche e censure

Stan Lee e John Semper
Stan Lee e John Semper Jr.

Sarà proprio grazie al successo della serie animata di Spider-Man, a permettere a Semper di lavorare ad altre serie a tema supereroistico, tanto da essere anche contattato nel 2016 dalla DC Comics per scrivere una run fumettistica di Cyborg. A Semper si unisce un parterre d’incredibili sceneggiatori. Alcuni sono dei cavalli di ritorno che, dopo le esperienze fumettistiche, decidono di tornare a scrivere qualcosa dedicato a Spider-Man. Gente come J.M. DeMatteis, Gerry Conway e Marv Wolfman aiutano Semper nella costruzione della serie e lo showrunner riesce abilmente a giostrarsi tra la mitologia ragnesca ed i vari rischi produttivi.

Semper riesce ad ovviare alle diverse linee-guida della censura. Le più gravose, come le origini del vampiro Morbius. Non più un essere soprannaturale ma uno scienziato che ha subito una mutazione dopo un esperimento fallito. O la modifica della tradizionale origine dell’Uomo Ragno. L’idea della scienza inventata della neogenica riesce a mitigare tutti i riferimenti alla radioattività, nonostante la voce distorta di Joe Perry degli Aerosmith, nell’iconica sigla, pronuncia continuamente il termine “radioactive“.

Alcune questioni di diritti, come l’utilizzo di Hydro-Man al posto dell’Uomo Sabbia. Una scelta obbligata perché, in quel periodo, James Cameron voleva inserire Sandmam nel film di Spider-Man che voleva realizzare. Fino ad arrivare alle motivazioni più ridicole, come il cambio del nome dello storico gruppo di supercriminali I Sinistri Sei” in “I Perfidi Sei“, o l’impossibilità di mettere bambini in pericolo, dare in pugni in faccia o far schiantare gente sul vetro. E nonostante la serie visivamente non sia paragonabile a quella degli X-Men che aveva un aspetto anime molto accentuato ed efficace, e che sia incomparabile rispetto alle atmosfere noir ed i momenti d’incredibile lirismo presenti nella serie animata di Batman, “Spider-Man The Animated Series” è una gemma della narrazione seriale.

L’Eredità di Spider-Man: The Animated Series

Secret Wars

Un rinnovamento esemplare della ricca tradizione Marvel, capace di destreggiarsi tra rivisitazioni di storie classiche di Spider-Man e narrazioni del tutto original. Tra episodi autoconclusivi e minisaghe, la serie non solo riesce a riportare alla ribalta l’alter ego di Peter Parker, ma dissemina un’eredità che ha influenzato, in un modo o nell’altro, i film di Sam Raimi ed addirittura il Marvel Cinematic Universe.

Per quanto riguarda Raimi, ad esempio la serie propone una relazione tira-e-molla tra Peter e Mary Jane Watson che è riscontrabile nella trilogia di Spider-Man (colpi di scena della serie esclusi). Ed inoltre la dinamica tra Peter ed il dottor Otto Octavius, tra studente e mentore, resa magnificamente da Raimi in “Spider-Man 2” e che, a sua volta, è stata ripresa nel titolo di Insomniac GamesMarvel’s Spider-Man“, è presente già nella serie di Spider-Man degli anni Novanta.

E per quanto riguarda il Marvel Cinematic Universe, è interessante notare come la serie di Spider-Man sia il primo caso di universo condiviso targato Marvel Comics. Circoscritto in una serie animata che andava in onda il sabato mattina, realizzato con un budget che era quello che era, ma comunque ben delineato dagli sceneggiatori e dalla loro capacità d’inserire sapientemente altri supereroi Marvel nella serie, come guest stars o come co-protatagonisti, ed imbastire un world building che si concretizzerà compiutamente nella stagione finale della serie.

Mentre la DC si occupava di Batman più come singolarità in rapporto al suo solo microcosmo, per quanto riguarda la Marvel c’è sempre stata una certa predisposizione ad un universo condiviso. All’idea di crossover, di legare il sistema fumetto, tra albi e maxi-evento, con il sistema cinema o tv. Una tantum nelle serie degli anni precedenti, con la sola eccezione dello spin-off “L’Uomo Ragno e i suoi Fantastici Amici“. Un intenzione precisa e ben delineata nella serie di Spider-Man degli Anni Novanta.

La nascita dello Spiderverse originale

Spider-Man

Gli X-Men, i Fantastici Quattro, Nick Fury, Doctor Strange, Daredevil, Iron Man, Capitan America, The Punisher. Tutti parte di un grande disegno che si completa nella quinta stagione, con la versione rivisitata del celebre crossover fumettistico degli anni Ottanta, “Secret Wars“. Ed è proprio alla fine delle Guerre Segrete che si colloca lo Spiderverse originale. La serie si conclude nel modo in cui è sempre stata rappresentata: tra rivisitazione e novità, tra tradizione e modernità, tra “Secret Wars” e “Spider Wars“. Quest’ultimo il titolo dell’ultimo grande evento – diviso in due parti – della serie animata.

Sono ben lontani ormai i tempi dell’amichevole Spidey di quartiere, Spider-Man è praticamente diventato un eroe intergalattico, il grande vincitore delle Guerre Segrete. Due sono le principali motivazioni che hanno spinto John Semper a realizzare Spider Wars. La prima motivazione: alzare la posta in gioco; a detta dello stesso Semper, si era arrivati ad un punto nel quale per un personaggio come l’Uomo Ragno non ci fosse nulla di così più eroico se non quello di salvare l’intera realtà. Per salvare la realtà, però, Peter Parker non si sarebbe fatto aiutare da altri supereroi, ma da se stesso, o meglio dalle sue differenti versioni provenienti da altre realtà.

Spider-Man

La seconda motivazione: vendere giocattoli. I ricavi dalla licenza ceduta ai network ovviamente non bastano ed, oltre agli ottimi dati d’ascolto, bisogna contare sui guadagni derivanti dal merchandising della serie. A giocare un ruolo importante nella faccenda è la ToyBiz che, più della Hasbro, era l’azienda dietro tutti i giocattoli Marvel degli anni Novanta e Duemila. Infatti, oltre al classico merchandising della serie, la ToyBiz propone diverse varianti del classico costume dell’Uomo Ragno e Semper decide di legittimare questa pratica proponendo egli stesso delle varianti dell’Uomo Ragno. D’altronde, nel concreto, queste serie animate erano dei veri e propri spot promozionali per vendere giocattoli.

La Spider-Squad

Spider-Man

All’inizio di “Spider Wars“, Beyonder, l’Arcano, trasporta Spider-Man in una New York alternativa completamente rasa al suolo. In questa realtà, Green Goblin ed Hobgoblin collaborano capeggati da Spider-Carnage, un Uomo Ragno completamente impazzito ed assoggettato dal simbionte rosso. Madame Web informa Peter Parker di dover guidare una squadra di Uomini Ragno di diverse realtà alternative. Il compito è quello d’impedire a Spider-Carnage di aprire un grande varco interdimensionale perchè egli è intenzionato a far esplodere tutto il multiverso. Il cast è eterogeneo:

1. Ben Reilly, il Ragno Scarlatto, il clone dello Spider-Man vittima del simbionte rosso. Quello che Ben Reilly racconta di sé, nel corso dell’episodio, non è altro che una simpatica rivisitazione della famigerata Saga del Clone. “Sembra la trama di un fumetto mediocre” afferma lo Spider-Man della serie animata alla fine del racconto di Reilly.

2. Octo-Spidey, uno Spider-Man equipaggiato con i tentacoli del Dottor Octopus (quasi una profetizzazione del Superior Spider-Man!).

3. Un bel ritorno è quello del Ragno Uomo, perché si riallaccia ad una delle vicende narrata nella serie animata. Lo Spider-Man che soffre della mutazione a sei braccia e che lo tramuta, appunto, nel ferale Ragno Uomo.

4. Armored Spidey, praticamente il contrario dello Spider-Man della serie. Una sorta di Tony Stark amato da tutto il mondo, non vessato da J. Jonah Jameson, genio sfrontato ed eccelso businessman di un’azienda multimilionaria, dotato di una potentissima armatura ragnesca ed un’armata di giganti ragni robot.

5. Powerless Spider-Man, che si presenta di primo acchito come uno Spider-Man che non possiede alcun potere di ragno. A poco a poco però che la vicenda prosegue, questo Spider-Man non solo si dimostra determinante per fermare Spider-Carnage quando gli altri Arrampicamuri appaiono sconfitti, ma nel finale svela la sua vera identità dallo stampo fortemente metatestuale. Infatti, si scopre essere l’attore che, nella vita reale, interpreta Spider-Man in una serie televisiva. Lo Spider-Man della serie animata viene accompagnato da questo a conoscere Stan Lee, un siparietto divertente in cui Mr. Excelsior partecipa in uno dei suoi primissimi cameo.

La fine della serie

Spider-Carnage

Gli ultimi due episodi sono un egregio modo per salutare gli spettatori che hanno assistito alle avventure dell’Arrampicamuri. Uno scontro totale di questo gruppo di diversi Uomini Ragno che fronteggiano contro alcuni dei nemici più importanti della serie come i due Goblin e Wilson Fisk. Ma il vero nemico di Spidey è proprio se stesso. Lo Spidey della realtà alternativa, plagiato da Carnage, che ritiene i suoi poteri come una condanna per tutti i problemi che ha avuto in vita.

Il finale, oltre ad essere affascinante per la natura metatelevisiva del Powerless Spidey, è commovente per la redenzione dello Spider-Carnage. Il suo confronto con lo zio Ben, ritrovato da Spider-Man nella realtà di Armored Spidey perchè lì lo zio è ancora vivo, è sensazionale tanto nella sua brevità quanto nella semplicità che ha lo zio di ricordare al nipote il significato dell’ormai iconica frase “Da un grande potere derivano grandi responsabilità“.

Il finale della serie però si conclude con un cliffhanger. Non tanto per la questione degli Uomini Ragno che viene risolta, ma per il futuro dello Spider-Man della serie ed il suo ricongiungimento con M.J. Watson. Una porta lasciata aperta, come affermato da Semper, con la speranza che si potesse ancora raccontare qualcos’altro. Ad esempio, un viaggio nella Londra del 19°secolo in cui Jack Lo Squartatore si sarebbe rivelato essere Carnage. Un team-up con Ghost Rider, un cameo di Hulk, la presenza di Sandman dopo il fallimento del progetto cinematografico di Cameron ed una versione moderna de “L’Uomo Ragno ed i suoi Fantastici Amici” con i ritorni dell’Uomo Ghiaccio e Stella di Fuoco di nuovo doppiati in originale da Frank Welker e Kathy Garver.

Un possibile cameo nel sequel di Spider-Man: Un Nuovo Universo

Stan Lee

Purtroppo tutte queste idee per una sesta stagione vacillano a causa dei dissapori tra Margaret Loesch ed Avi Arad. E la serie animata di Spider-Man si conclude così, nell’incertezza del destino di Peter Parker, lasciando un piacevole ricordo alla generazione che è cresciuta con quell’Uomo Ragno, che si è innamorata della serie sin dallo “swish” della ragnatela ad inizio sigla, ma anche un vuoto incolmabile a tutti i fan che, da anni, chiedono un qualche prosieguo.

Ma, a sua volta, la serie ha lasciato un’incredibile eredità. Perché capace di rielaborare la tradizione Marvel e proporla in una sistematica ottica narrativa che si è riversata, volontariamente o meno, nell’odierna narrazione supereroistica e nell’interazione condivisa dei personaggi. E soprattutto, lasciando, proprio nel suo finale, un’idea che è arrivata fino al Ragnoverso di “Spider-Man: Un Nuovo Universo“. Nelle ultime settimane, è circolata una notizia secondo cui Christopher Daniel Barnes, la voce originale dello Spider-Man della serie animata, avrebbe dovuto dare la voce di nuovo al personaggio in occasione del sequel di Un Nuovo Universo.

La notizia è stata smentita ma non in modo netto, ponendo dei dubbi sul valore della rettifica. Se fosse possibile un ritorno dello Spider-Man della serie animata nel sequel di Into the Spiderverse, sarebbe semplicemente straordinario. Una chiusura di un cerchio iniziato quasi 25 anni fa con Spider Wars e possibilmente concluso da coloro che sono riusciti a sublimare al cinema un’idea come quello dello Spiderverse. Una parte del grande lascito di una delle migliori serie animate di sempre.

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