Ad Hollywood, ormai da quasi trent’anni, regna un detto: Nessuno è come Jack Nicholson. L’attore, come dimostrano le interminabili file di premi a suo nome, è infatti una delle poche stelle cinematografiche ad essere diventata un’autentica icona mondiale, andando ben oltre il semplice concetto di performer. Un uomo che con passione e dedizione è riuscito a brillare per cinque interi decenni di fila, costruendo piano piano un’eredità senza paragoni. Il suo retaggio si compone infatti da una parte dalle sue grandi interpretazioni e dall’altra dalla sua folgorante espressività. Un dono assolutamente unico che gli ha permesso di far emergere sempre più una nuova e particolare sensibilità all’interno della settima arte. Inoltre, grazie alla sua inimitabile fisicità, Nicholson ha sempre trovato il modo di distinguersi, riuscendo molto spesso a lasciare il segno nella storia

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Subito dopo aver ottenuto il diploma, Nicholson partì alla volta di Hollywood, deciso più che mai a realizzare il proprio sogno. Qui incominciò dal basso, come fattorino, ma dimostrò fin da subito una certa intraprendenza. Iniziò così a lavorare per alcune soap opera, ma la vera svolta arrivò solo dopo l’incontro con il regista e produttore Roger Corman, il quale lo guidò verso il cinema e per almeno i primi dieci anni di carriera. Lavorare dietro le produzioni di questo autore, che spesso erano di basso budget, rappresentò infatti una grande lezione per l’attore, che in brevissimo tempo si ritrovò ad avere una preparazione che solo pochissimi potevano vantare. Il 22 Aprile è il suo compleanno e noi di Cinewriting vogliamo rendergli omaggio ricordandovi alcune delle sue performance più leggendarie. Una raccolta di 4 film che hanno scritto la storia
Tanti auguri Jack!

A molte persone piace dispensare consigli. Io ascolto di più quelle che tendono a non darne.

Jack Nicholson

Numero 4: Shining

Un titolo a dir poco leggendario e iconico che con il tempo è diventato uno dei massimi esponenti del genere horror. Questa singolare pellicola dai toni claustrofobici però è passata alla storia anche per l’incisiva e formidabile interpretazione di un Jack Nicholson in perfetta forma. Calato più che mai nei panni di uno scrittore disoccupato e con problemi d’alcolismo, l’attore regala una delle sue migliori prove attoriali, costruendo brillantemente il personaggio con una certa carica maligna del tutto inaspettata e incredibile.

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La genialità dell’opera di King è che non si tratta tanto della storia di un albergo posseduto, quanto quella di uno scrittore invasato che finisce per impazzire. L’attore infatti è stato assolutamente impeccabile nel restituire questa caratteristica anche nel film di Kubrick. Grazie ad alcuni spezzoni online lo si può vedere addirittura mentre si prepara per la famosa scena in cui deve sfondare la porta con un’ascia. Qui, Nicholson entra proprio nel personaggio, raggiungendo un livello di perfetta e totale empatia. Non bisogna quindi meravigliarsi se il suo Jack Torrance è uno dei personaggi più ricordati della storia del cinema.

Numero 3: Easy Rider

Il capolavoro di Dennis Hopper rischiava di perdersi tra i tanti e banali film sulla controcultura degli anni sessanta, ma per fortuna ciò non accadde e il merito va senz’altro all’infallibile Jack Nicholson. Sotto molti aspetti Easy Rider è un film ricco di simbologie e significati, dove in un certo senso è proprio l’abilità dell’attore ad amalgamare il tutto, donandogli addirittura l’anima di cui aveva tanto bisogno.

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Secondo Peter Fonda, l’attore donava la comprensibilità necessaria a quel biascichio di idee e ideali che stavano piano piano emergendo sempre più all’interno della società, ma che ancora venivano ignorati. Grazie al suo timbro di voce, al suo entusiasmo e all’intelligenza che l’ha sempre contraddistinto, Nicholson dona inoltre al suo George Hanson, un malfamato e trasandato avvocato, un realismo e una tridimensionalità del tutto particolari. Un personaggio che ha portato indubbiamente la pellicola ad un livello più profondo e che senza dubbio rese l’interprete la stella che è ancora oggi. Il ruolo gli valse addirittura la sua prima nomination come miglior attore non protagonista ai premi Oscar 1970. Potete recuperare il film su Netflix: da non perdere!

Numero 2: Qualcosa è cambiato

Nel 1997 la coppia Jack Nicholson – Helen Hunt superò completamente le aspettative, sia del pubblico che della critica, andando a far guadagnare al film, uno degli incassi più alti al botteghino; terzo solamente dopo Titanic e il domani non muore mai. Qui l’attore interpreta Melvin Udall, uno scrittore misantropo e razzista che soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo. Un uomo insensibile e insofferente che umilia spesso gli altri per colpa del suo sgradevole carattere.

Movie Tips: Qualcosa è cambiato | 1977

Realizzato brillantemente grazie all’unione di una espressività disarmante con un folgorante carisma, Nicholson da vita ad una prova attoriale senza eguali, che gli fece vincere il suo terzo premio Oscar. Ciò che fa durante tutto il corso del film è in pratica disfarsi man mano di ciascuna mania e fobia, passando così da vittima dei propri difetti all’essere in grado di amare e di combattere per migliorarsi. In un modo estremamente toccante e commovente, l’attore attua così una profonda trasformazione del proprio personaggio, rafforzandolo sempre più grazie alle sue brillanti abilità.

Numero 1: Qualcuno volò sul nido del cuculo

Quando si nomina Jack Nicholson in questa stupenda pellicola, non si può fare a meno di pensare ad una singola parola: leggendario. Con un carisma più bruciante del solito, l’attore diede vita a quello che ancora oggi può essere definito senza ombra di dubbio il suo miglior personaggio. Un ex carcerato con atteggiamenti anticonformisti che per sfuggire alla prigione dichiara di essere pazzo e che quindi finisce in un ospedale psichiatrico. Insomma, Randle Patrick McMurphy è un’autentica bomba che porta all’attenzione dello spettatore un sistema malato, dove al posto di curare i pazienti, non fanno altro che utilizzare pratiche disumane.

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L’attore per riuscire ad essere ancora più in sintonia con il racconto filmico, creò McMurphy attraverso i propri ricordi e il proprio vissuto. Un metodo che solo i più grandi sanno utilizzare a dovere e che grazie alla sfera privata dona un realismo ancora più straordinario. Tratto dall’omonimo libro di Ken Kesey, la pellicola è un’icona della controcultura che denuncia abilmente le strutture ospedaliere statali e parla con grande umanità di salute mentale e ribellione. Grazie a questa sua incredibile recitazione, Nicholson vinse numerosi premi tra cui l’ambito premio Oscar come migliore attore protagonista nella cerimonia del 1976. 

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