Premi Oscar: una tradizione che oramai ogni buon cinefilo celebra in piena nottata insieme ad amici, alcol e bestemmie per le errate premiazioni. In occasione dei prossimi Academy Awards del 25 aprile 2021, riscopriamo i vincitori della categoria Miglior Film (Best Picture) delle edizioni 2000-2009.

– I migliori –

American Beauty (1999)

Lester (Kevin Spacey), un cittadino medio americano che ha raggiunto l’American Dream (casa, lavoro, famiglia) è in realtà legato a una vita monotona e frustrante. Tutto cambierà grazie all’incontro con Angela, un’amica di sua figlia. Angela è la tipica ragazza americana popolare bianca di bell’aspetto che, paradossalmente, sovvertirà la vita convenzionale del protagonista.
Il film di Mendes ci ricorda che spesso sono proprio le cose più vicine a noi e apparentemente impercettibili che possono stravolgere la nostra visione del quotidiano. Così è stato per tantissime persone, e così sarà per molte altre in futuro.

Il Gladiatore (2000)

L’impianto storico martoriato dal film di Ridley Sott viene sacrificato per offrire al pubblico una spettacolarità che richiamasse la formula dei peplum degli anni 50 e 60. L’inarrestabile Massimo Decimo Meridio impegnato nell’epico conflitto contro l’imperatore Commodo spazzò via le forti critiche degli storici che tanto contestarono le inesattezze storiche, ricordandoci di come il cinema, molte volte, possa avere la potenza nel plasmare la storia per scuotere i nostri cuori e il nostro corpo.

Il Ritorno del Re (2003)

Nonostante il bellissimo Mystic River di Eastwood, l’Epic Fantasy tuonò di nuovo prepotentemente dopo i due capitoli precedentemente sconfitti. 11 premi Oscar (insieme a Ben-Hur e Titanic) e la vittoria assoluta di tutte le 11 categorie a cui era candidato. In poche parole, una vittoria schiacciante.
L’Academy decise di rimediare ai suoi errori passati per consacrare per sempre la trilogia di Jackson nell’olimpo delle trilogie più importanti e riuscite della storia del cinema.
Un Capolavoro su tutti i fronti.

Million Dollar Baby (2005)

La tragedia cambia vesti e indossa i guanti da box. E fa male.
Clint Eastwood butta al tappeto prepotentemente i film concorrenti, compreso il front-runner The Aviator, di Scorsese. Il film mette in campo un tema che ancora oggi è oggetto di numerose discussioni, ma lo fa con una potenza emotiva unica e tale da mettere al tappeto anche noi spettatori a fine film. Finale da lacrime e rabbia.

The Departed (2006)

L’anno di Martin Scorsese. Con il remake di Internal Affairs, il regista italoamericano si aggiudicò la tanto desiderata statuetta, nonostante non si tratti del suo film migliore.
Intrighi, tradimenti, inseguimenti e colpi di scena condiscono il bellissimo film di Scorsese che omaggia nel migliore dei modi la formula dei film polizieschi.

– I peggiori –

A Beautiful Mind (2001)

Il film di Ron Howard è un dramma confezionato sapientemente che scava in profondità il disagio dell’accademico John Mash.
Per quanto potenti i toni drammatici e la colonna sonora orchestrata da James Horner, il 2001 verrà ricordato come l’anno della rivoluzione del fantasy cinematografico. La compagnia dell’Anello, diretto da Peter Jackson, riuscì nella quasi impossibile impresa di trasporre l’universo Tolkeniano in un lungometraggio di poco meno di 3 ore (sforate poi nella Extended Edition). Un’operazione forse impensabile oggi data la pervasività della formula seriale promossa dalle piattaforme OTT.
Il film di Jackson portò a una radicale trasformazione ideativa e percettiva presso il grande pubblico del fantasy,  motivo per cui avrebbe dovuto portare a casa le due statue consegnate a Ron Howard. 

Chicago (2002)

L’intersezione tra il frenetico montaggio e le performance di Renée Zellweger, Catherine Zeta Jones e Richard Gere stregarono l’Academy. Niente da fare per Le due torri, The Hours e Il Pianista, quest’ultimo vincitore della miglior regia, sceneggiatura e attore protagonista.
La scansione ritmica del film di Rob Marshall dona un senso e un’identità visiva fedele alla Chicago dei Roaring Twenties, che però non riesce a raggiungere la stessa potenza e influenza dei tre film menzionati precedentemente.

Crash – Contatto Fisico (2005)

E’ arrivato il momento di sfatare un mito. Contrariamente a ciò che narra il senso comune, i film incentrati su temi più nobili e sensibili come il razzismo o i diritti civili non sempre portano a casa l’Oscar per il miglior film. Pensiamo a Moonlight, il primo (e tuttora unico) film a tema LGBT nella storia degli Oscar ad aver vinto l’ambito premio nell’edizione 2017.
La vittoria passata di Crash su film nettamente più apprezzati da critica e pubblico come Brokeback Mountain e Capote. ha probabilmente irrobustito questo falso mito tra molti spettatori, complice la scia di indignazione che straordinariamente riesce a portarsi dietro ancora oggi. Una vittoria che scioccò Hollywood quasi al pari dell’errata assegnazione dell’oscar a La La Land.
Altra grande vittima di quell’annata fu il bellissimo Munich di Spielberg, film che mette in scena una straordinaria gestione dei molteplici personaggi ed eventi in poco meno di tre ore.
Insomma, il 2006 fu un’annata indimenticabile per i premi oscar, nel senso più negativo del termine.

The Milionaire (2008)

Tra tutti i film di Danny Boyle, risulta inverosimile come The Milionaire sia riuscito a inanellare ben otto (!) premi Oscar, tra cui miglior regia e sceneggiatura. Non aiuta nemmeno il paragone con altri candidati di quell’annata come Frost/Nixon, la cui sceneggiatura ha saputo contemporaneizzare linguisticamente e stilisticamente il dialogo-scontro politico tra l’ex presidente Nixon e il conduttore televisivo David Frost.

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