Due Estranei: il cortometraggio che vi farà incazzare

Due Estranei (Two Distant Strangers) è da poco arrivato su Netflix, ma sta già facendo molto discutere. Non perché divida il pubblico, anzi: siamo tutti molto provati da quello che abbiamo visto. Il cortometraggio diretto da Travon Free e Martin Desmond Roe, infatti, mostra con quanta facilità la polizia uccida i neri negli Stati Uniti.
In questo articolo parlo di Due Estranei, ma attenzione: spoiler! Vi consiglio di guardarlo prima, non ve ne pentirete – e dura solo 30 minuti.
Candidato nella categoria Miglior Cortometraggio agli Oscar 2021.

due estranei
Da sinistra: il produttore Lawrence Bender, Andrew Howard, il regista Travon Free, il co-regista Martin Desmond Roe, Joey Bada$$ e Zaria.

Nonostante il cast limitato, trovo che la recitazione sia un punto di forza, in particolare quella di Andrew Howard, che interpreta il poliziotto assassino. Con poche espressioni e ancor meno battute, riesce a rendere perfettamente un intero tipo di pensiero e atteggiamenti. Dai suoi occhi si percepisce la cattiveria pura che in quei minuti colpisce un uomo e lo spinge a uccidere un altro uomo. E dalle sue brevi battute si capisce come dietro quella cattiveria si celi una ideologia. La stessa ideologia che sta paurosamente dilagando negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Citazioni a George Floyd

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Due Estranei si inserisce nel contesto delle proteste Black Lives Matter (ma non solo, direi “le proteste di tutte le persone civili”) contro il razzismo sistemico perpetrato da molti agenti negli Stati Uniti a danno di cittadini afroamericani. Dalla clamorosa morte di George Floyd, avvenuta a maggio scorso, nessuno è più disposto a tacere davanti a questi ingiustificati crimini.

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Sul tetto a sinistra si notano chiaramente i nomi di alcune vittime, tra cui spicca quello di George Floyd.

Il protagonista, Carter, si sveglia nel letto di Perri dopo aver passato la notte insieme. Fa per andarsene, ma lei si sveglia e si scambiano qualche battuta ironica sul fatto che lui le avrebbe lasciato un biglietto prima di uscire. Carter è in imbarazzo e non sa cosa dire, al che lei si mette a ridere e dice “Ti prendevo in giro. Respira!“. Quel breathe è un riferimento celato a quello che sta per accadere al ragazzo e a quello che è realmente accaduto a George Floyd meno di un anno fa. Dopo pochi minuti, infatti, Carter viene fermato da un agente della polizia per un motivo assurdo: secondo l’agente la sigaretta del ragazzo è uno spinello e inoltre crede che i soldi che gli sono scivolati dallo zaino siano stati rubati. Carter cerca di far valere i suoi diritti e oppone resistenza, quindi arrivano altri due agenti e i tre poliziotti bloccano il ragazzo a terra, soffocandolo a morte. I can’t breathe: Carter dice le stesse cose che diceva Floyd.

Un loop infinito di morti

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Carter si sveglia di nuovo: apparentemente era tutto un incubo.
Fa le stesse cose fatte prima, ma stavolta sta attento a non far scivolare i soldi dal suo zaino. In questo modo, ne siamo sicuri, l’agente non avrà nessuna scusa per aggredirlo.
Ma non è così. L’agente si avvicina e questa volta gli basta la scusa della sigaretta per una perquisizione. Carter si ribella di nuovo e stavolta l’agente gli spara.
Sveglia per la terza volta. Stesso letto, stessa ragazza, stesse azioni. Questa volta, però, Carter decide di preparare la colazione in casa insieme a Perri: se non esce, sicuramente l’agente non può ucciderlo. Mentre cucinano, però, qualcuno bussa con violenza alla porta: la polizia è pronta per un raid perché convinta che in quell’appartamento ci sia un giro di droga. Perri e Carter alzano le mani, ma l’agente apre il fuoco sul ragazzo. Poi, chiede conferma dell’indirizzo alla ragazza: peccato, avevano sbagliato porta.


Il loop si ripete all’infinito, finche Carter non decide di affrontare amichevolmente il suo assassino. La soluzione sembra essere una sola: l’uomo deve scortare il ragazzo a casa, così sarà al sicuro. Sembra abbiano trovato la pace, finalmente Carter può tornare dal suo cane, solo in casa ad aspettarlo (elemento, il cane, inserito molto intelligentemente nella narrazione). Proprio quando ci crediamo tutti, però, l’agente tira fuori la pistola e uccide il ragazzo.

Simbolismo

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È in questa scena che si esplicita la natura fortemente simbolica della narrazione. La macchia di sangue di Carter ha una forma molto simile a quella dell’Africa, per suggerire che la vittima non è il ragazzo in sé, ma un’intera fetta della popolazione. Il loop infinito che vive Carter, qui simboleggia il loop infinito di violenze e omicidi ai danni di afroamericani da parte della polizia degli Stati Uniti. La lista di motivi ingiustificati che tanto bastano agli agenti per assalire e/o sparare ci lascia sempre a bocca aperta. Il punto è che questa non è finzione: Due Estranei ha uno stampo vagamente documentaristico perché vuole denunciare un fenomeno reale e lo fa soprattutto nel finale, quando elenca alcuni nomi di vittime afroamericane e quello che stavano facendo nel momento in cui sono state aggredite dalla polizia (vedi immagine sotto).

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Non è facile realizzare che l’assurdità delle morti di Carter è un qualcosa che esiste davvero. La violenza da parte di alcuni elementi del corpo di Polizia esiste e non solo in America, vero. Tuttavia, è sempre più palese ai nostri occhi come le probabilità di essere fermato e di morire, per una persona afroamericana in America, siano infinitamente più elevate. L’ultimo caso è quello risalente a due giorni fa a Minneapolis, stessa città dov’è stato ucciso Floyd. Cliccate qui per leggere la notizia di cronaca.
Se a noi tutto questo pare assurdo è perché siamo privilegiati in quanto bianchi.

Due Estranei: il finale ci lascia sperare

Carter sa di essere bloccato in un sistema più grande e spietato di lui, ma non smette di provare ad uscirne. Nel finale si sveglia per l’ennesima volta, e per l’ennesima volta decide di uscire e affrontare il suo assassino in divisa. Cosa lo spinge a farlo? Il suo cane, che lo aspetta a casa da solo.
E così, Due Estranei vuole dirci di non smettere di lottare per ottenere un sistema migliore. Non mi sorprenderei se vincesse l’Oscar.

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