Ouija – L’Origine del Male: Recensione

Ouija – L’Origine del Male. Un horror del tutto riuscito o un filmetto dimenticabile?

  • Data di uscita: 27 Ottobre 2016
  • Genere: Horror
  • Anno: 2016
  • Regia: Mike Flanagan
  • Sceneggiatura: Mike Flanagan, Jeff Howard
  • Produzione: Allspark Pictures, Blumhouse Productions, Hasbro, Platinum Dunes
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Durata: 99 min

Un’operazione improbabile

Che Flanagan abbia la tendenza a non mantenere quello che promette, è cosa risaputa. Almeno a vedere Oculus e il sopravvalutato Somnia, i suoi film hanno la caratteristica di sprecare buone idee di partenza e di lasciare qua e là alcune qualche interessante trovata, non sufficiente a salvare il prodotto finale dall’essere poco più che discreto.
Con questo Ouija – L’Origine del Maleprequel del film Ouija del 2014 tuttavia, non riesce a fare neanche questo.

Siamo nel 1965 e la famiglia Zander (madre vedova, figlia adolescente, figlia bambina) va avanti facendo finte sedute spiritiche ai danni di chi ha perso qualcuno. Già qui si resta perplessi, poiché invece di rendere la protagonista davvero cinica, Flanagan le fa ripetere più volte e con convinzione che quelle truffe sono finalizzate a far sentire meglio le persone, convinte di poter parlare con i loro cari. In seguito, per ravvivare l’attività, la nostra protagonista decide di comprare in un negozio una tavoletta Ouija (si pronuncia UIJA: il termine si ottiene unendo i due termini per dire SI in francese e in tedesco). Che, ovviamente, attira tuttavia dei veri spiriti maligni. Come faccia, essendo una tavoletta prodotta in serie e venduta come un giocattolo insieme ad un’altra decina di “sorelle” inscatolate, è un mistero che Flanagan non si degna di svelarci.

Banalità su banalità

Naturalmente la piccolina di casa viene posseduta e si va avanti così, di jumpscare in jumpscare, fino alla scontatissima conclusione (siamo pur sempre in un prequel) senza che Flanagan si impegni mai a trovare una soluzione veramente originale per impaurire lo spettatore, senza nessun tentativo di costruire un’atmosfera inquietante o di caratterizzare bene le presenze a livello estetico, come invece era stato fatto in “Oculus”.

Neanche la sceneggiatura è degna di nota e come già successo in Somnia commette l’errore di inserire l’espediente narrativo del diario per dare il via ad uno “spiegone”, elemento che andrebbe evitato il più possibile, almeno a parere di chi scrive. A questo si aggiunge il pretenzioso volere omaggiare “L’Esorcista” di Friedkin in una particolare scena, replicata in modo quasi identico. Francamente, in un film di così basso livello (per quello che chi scrive ha potuto vedere finora, il punto più basso della carriera di Flanagan) questa citazione esplicita ha il solo effetto di irritare ulteriormente.

Vi lascio al commento finale…

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Commento finale:

Ouija – L’Origine del Male, inserendosi in un piccolo franchise già (mal)avviato due anni fa, confeziona un horrorino piatto e banale di cui non si sentiva il bisogno. Un vero peccato, in sostanza: privo di atmosfera, originalità e fonti di interesse qualunque, all’incauto spettatore non resta che lo sbadiglio. Sarà per il prossimo capitolo… forse.

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