Ebbene, cari cinefili, siamo ormai giunti alla fine di un altro mese di pandemia. Ma prima di lasciarcelo ufficialmente alle spalle, noi di Cinewriting abbiamo deciso di proporvi un’ultima carrellata di cult movie, da guardare (o riguardare) in questi primi giorni di aprile.

Nel mese che si è appena concluso hanno, infatti, compiuto gli anni 5 importantissimi film, che hanno cambiato per sempre la storia del cinema. Partendo da Profondo rosso, che è arrivato alla veneranda età di 46 anni, fino a Shutter Island, ormai fanciullo di 11. Sapete di quali pellicole stiamo parlando? Leggete l’articolo per scoprire se le avete indovinate!

Buon compleanno a questi cinque cult movie!

Profondo rosso

Ovviamente, non potevamo che partire proprio da lui, il titolo più “anziano” della nostra lista: Profondo rosso. Diretto da Dario Argento, il film uscì nelle sale italiane il 7 marzo del 1975, rappresentando da subito un grande successo per il pubblico. Decisamente meno, purtroppo, per la giuria.

Le prime critiche mosse all’opera furono infatti particolarmente negative: sull’Unità, ad esempio, uscì un inserto di David Grieco che definiva il film «vacuo: un cruciverba a sensazione senza movente né esito. […] solo presunto emulo di Hitchcock, massaggia lo spettatore con il fittizio e l’incongruo per condurlo, quasi ammanettato, in un interminabile, fosco tunnel di Luna Park». Tuttavia, il grande impatto che ebbe sugli spettatori permise poi all’opera di risollevarsi nell’immaginario comune, diventando presto un cult del cinema italiano.

Profondo rosso
Dal film Profondo rosso

La trama di Profondo rosso rispecchia il genere del whodunit (dall’inglese: Who has done it? ovvero Chi l’ha fatto?), un tipo di giallo, di natura investigativa, in cui il protagonista tenta di scovare il colpevole di un dato omicidio. Marc Daly (David Hemmings) è il protagonista della storia, un jazzista inglese che assiste inerme all’assassinio della sua vicina di casa, Helga Ulmann (Macha Méril). L’uomo decide allora di trovarne l’artefice, aiutato da alcuni amici. L’impresa si rivela però ancora più ardua del previsto, perché il killer sembra sempre essere un passo avanti a lui. Comincia così una corsa contro il tempo (ricca di suspense e momenti di tensione) il cui obiettivo finale è scoprire il nome del colpevole. Mentre questo ostacola le indagini private del jazzista, sterminando tutte le persone che potrebbero aiutarlo a svelare il mistero.

Il miglio verde

Il secondo film, della nostra lista dei compleanni che si sono celebrati a marzo, è Il miglio verde (The Green Mile). Straordinaria – e incredibilmente emozionante – opera di Frank Darabont. Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Stephen King (di cui, tuttavia, cambia molteplici dettagli), Il miglio verde è entrato da subito nell’immaginario comune, diventando un cult movie grazie alle straordinarie prestazioni dei suoi protagonisti e alla sua trama, sicuramente toccante. Uscita in Italia il 10 marzo del 2000 (in America qualche mese prima), la pellicola ha quest’anno compiuto i 21 anni di età.

Il miglio verde racconta la storia di Paul Edgecombe (Tom Hanks), un secondino impiegato nel braccio della morte del carcere di Cold Mountain, in Louisiana. Le giornate di Paul, trascorse insieme ai colleghi e ai prigionieri internati nella struttura, ci mostrano tutta l’angoscia del cosiddetto miglio verde (ovvero il corridoio, caratterizzato da una pavimentazione verde, che i detenuti vedono come ultima cosa, prima di essere portati alla sedia elettrica), raccontando le dinamiche (spesso ingiuste e raccapriccianti) che si instaurano tra carcerieri e carcerati.

In particolare, indaghiamo il rapporto di Paul con John Coffey (Michael Clarke Duncan), un uomo accusato dello stupro di due sorelle gemelle. Grazie ai ricordi del nostro protagonista veniamo a conoscenza della storia del detenuto. Una persona in realtà estremamente buona, con un dono molto particolare, ingiustamente accusata.

Il miglio verde
Paul (Tom Hanks) e John (Michael Clarke Duncan) in una scena del film. Il loro rapporto e il racconto biografico di John sono due dei punti focali della trama de Il miglio verde

Memento

Contorto, straniante, avvincente. Ecco i primi tre aggettivi che ci vengono in mente quando pensiamo a Memento, intricata pellicola diretta da Christopher Nolan. Proiettata per la prima volta nelle sale statunitensi il 16 marzo del 2001, quest’anno ha festeggiato il suo ventesimo compleanno.

La trama di Memento (imperativo futuro latino, che significa Ricordati), di per sé, è anche piuttosto lineare: Leonard Shelby (Guy Pearce) è un uomo affetto da amnesia anterograda (un particolare tipo di disturbo che, dal momento in cui si manifesta, non permette al soggetto che ne è affetto di memorizzare nuove informazioni), impegnato nel tentativo di ricostruire le dinamiche dell’omicidio della moglie.

Memento
Leonard Shelby (Guy Pearce) è il protagonista di Memento. Impossibilitato a memorizzare nuove informazioni, cerca di svelare un crimine grazie all’ausilio di polaroid e agli indizi che si tatua sul corpo

Il genio di Nolan si manifesta, tuttavia, nell’orchestrazione delle diverse sequenze, che vengono sviluppate su molteplici livelli narrativi: scene in bianco e nero (che cercano di inquadrare il nostro protagonista e la patologia di cui soffre), che procedono in maniera lineare, vengono alternate alle indagini sul famoso John G. (punto focale dell’intera trama) che si sviluppano riproponendo, al contrario, gli eventi a ritroso. Restituendo così allo spettatore due diversi tempi narrativi, che si intersecano e sovrappongono con l’intento di confondere l’osservatore (proiettandolo quasi all’interno della mente stessa, disorientata e frammentaria, di Leonard). Un mix straniante, quello della trama di Memento, quasi difficile da seguire. Ma che in realtà, con la sua particolarità, ha consacrato questo drammatico thriller alla storia del cinema.

V per Vendetta

Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni

V, citando La dodicesima notte di W. Shakespeare.

Il penultimo film tra i compleanni recentemente festeggiati, uscito a marzo 2006, è uno dei cult per eccellenza del nuovo millennio: V per Vendetta. Il racconto di una distopica altra realtà, governata da un regime totalitario, a cui si contrappone un anonimo ribelle (conosciuto come V), che restituirà agli individui la loro libertà, individuale e spirituale.

A tutti sarà capitato di vedere, almeno una volta nella vita, la maschera di Guy Fawkes (caratterizzata da un sorriso malizioso, contornato da baffi e pizzetto, su sfondo bianco – ancora oggi, in diverse manifestazioni, usata come simbolo di rivolta a un potere totalitario). Ma se ancora non avete avuto modo di godere dell’opera che ne celebra il suo massimo significato, dovete assolutamente recuperarla.

V per Vendetta
V indossa la maschera di Guy Fawkes (rappresentazione del volto dell’omonimo membro della congiura delle polveri, che tentò, il 5 novembre del 1605, di far esplodere la Camera dei Lord), personaggio a cui si ispira. Dopo l’uscita del film, lo stesso V è diventato una sorta di simbolo extra-cinematografico, entrato ormai nell’immaginario comune, di lotta a un potere avvertito come totalitario

V per Vendetta è un film drammatico, tra il thriller e il fantascientifico, che racconta l’opposizione di un anonimo anarchico a un potere militarizzato, che ha preso piede, in un apparente e distopico 2015, nel Regno Unito. Il film si incentra sugli attentati orchestrati dal protagonista, celato dietro la maschera di Guy Fawkes, e sulle motivazioni della sua rivolta, finalizzata a restituire al mondo e ai cittadini le libertà di cui sono stati privati. Un simbolo di lotta a un regime annichilente e totalitario, che, sviluppatosi sullo schermo, è in realtà riuscito a valicarne i confini. Arrivando ad ispirare gli spettatori stessi, che, a quindici anni dalla sua prima uscita, ne hanno fatto un simbolo di lotta reale, ascrivendolo ai cult movie della nostra epoca.

Shutter Island

Infine, l’ultima pellicola che nel mese di marzo ha compiuto gli anni, è Shutter Island. Avvincente thriller firmato da Martin Scorzese, arrivò per la prima volta nelle sale italiane il 5 marzo del 2010.

La trama prende vita nel 1954, quando due agenti federali, Edward Daniels (Leonardo DiCaprio) e Chuck Aule (Mark Ruffalo), vengono mandati all’Ashecliff Hospital – un centro di cura per criminali con disturbi psichici, situato sull’isola di Shutter Island. I due devono investigare sulla scomparsa di una paziente della struttura, Rachel Solando. Tuttavia, le ricerche, portano ad amare scoperte, rivelando che in realtà lo stesso Edward sarebbe un paziente dell’ospedale, incapace di ricordare i crimini che ha compiuto.

L’intera pellicola si sviluppa allora come una presa di coscienza, da parte del protagonista, di quanto è accaduto. In un crescendo di tensione che, mescolata all’inquietante realtà dell’Ashecliff Hospital, tiene lo spettatore incollato allo schermo. Fino all’ambiguo, toccante, finale.

Shutter Island
Leonardo DiCaprio all’inizio della pellicola è Edward Daniels, agente federale. Ma, nell’incedere del racconto si rivela in realtà Andrew Laeddis, assassino della propria moglie

E voi avete visto tutti i cult movie citati nel nostro articolo? Fatecelo sapere nei commenti e continuate a seguirci su Facebook Instagram per rimanere sempre aggiornati sul mondo del cinema e delle serie tv!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.