L’8 marzo di ogni anno si celebra la Giornata internazionale dei diritti della donna. Una ricorrenza che, con il passare del tempo, è divenuta nota (nel parlare comune) con la più semplice accezione di Festa della donna. Quest’ultimo nome, tuttavia, anche se ormai universalmente conosciuto e accettato, oscura un po’ il vero significato alla base della giornata dell’8 marzo. In questo giorno, infatti, non si vogliono solamente festeggiare le donne, quanto, piuttosto, ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche per cui le donne hanno dovuto lottare. E, soprattutto, riflettere su quanto ancora c’è da fare per raggiungere un’effettiva parità di genere, riportando l’attenzione, ad esempio, sulle tante discriminazioni e violenze che purtroppo colpiscono ancora troppe persone, in tutto il mondo.

L’8 marzo 2021 la Giornata internazionale dei diritti della donna si accompagnerà allo sciopero globale, femminista e transfemminista, promosso dal movimento Non una di meno, nato in risposta al crescente numero di femminicidi che avvengono ancora oggi in ogni parte del mondo. Noi di Cinewriting abbiamo deciso di aderire, a modo nostro, all’iniziativa #nonunadimeno, proponendovi per questa ricorrenza diversi contenuti che abbiano come tema centrale la riflessione sulla condizione della donna. Partendo proprio da un film: La donna perfetta (The Stepford Wives), diretto da Frank Oz e con protagonista Nicole Kidman. Una pellicola che racconta, con leggerezza e ironia, un tema in realtà drammatico e aberrante: la vulnerabilità di alcuni uomini che, trovandosi davanti una donna forte ed emancipata, non riescono ad accettarla, arrivando così a desiderare di distruggerla – per salvaguardare il proprio misero e fragile ego.

La donna perfetta
Joanna Eberhard (Nicole Kidman) e Walter Kresby (Matthew Broderick) sono i protagonisti principali de La donna perfetta

La donna perfetta: la crisi dell’ottica patriarcale e un’utopica soluzione

Quante volte, oggigiorno, abbiamo sentito dire la frase: non esistono più gli uomini di una volta? Ma il fatto che gli uomini non rispettino più l’ideale di un tempo (nella concezione fittizia e utopica – radicata nell’immaginario comune – che in epoche passate questi fossero cavalieri erranti dalla bionda criniera) è perfettamente normale, perché, d’altronde, non esistono più neanche le donne di una volta. Nel tempo queste ultime hanno infatti guadagnato una serie di diritti e libertà che, nei secoli precedenti, gli erano state negate. Raggiungendo oggi un’emancipazione sociale ed economica che prima, per loro, era impensabile.

Eppure, se l’idea che gli uomini possano essere cambiati – vincendo, ad esempio, stereotipi di genere – non nuoce ai più, quella che le donne possano ricoprire ruoli o compiere azioni che prima erano riservate solamente agli individui di sesso maschile è ancora oggi fonte di tensioni. In parte, forse, per l’eccessivo radicamento, in alcune culture o località, di una visione sociale di stampo maschilista, consolidatasi nella storia dei decenni. Sì, oggi le donne possono fare carriera. Ma, spesso, a patto che questa non superi od oscuri quella dell’uomo di casa, che deve rimanere il punto focale della struttura gerarchica familiare. Ma che succede se questa piramide viene ribaltata? Se la donna raggiunge una posizione di successo, che incrina l’ottica egemonica patriarcale?

La trama de La donna perfetta

La donna perfetta (The Stepford Wives) è un film statunitense del 2004, diretto da Frank Oz, che riflette proprio su questo tema: la difficoltà, di alcuni individui, di accettare nel concreto un’effettiva parità di genere e le violenze che ne possono scaturire.

Joanna Eberhard (una straordinaria Nicole Kidman) e Walter Kresby (Matthew Broderick) sono moglie e marito, genitori di due bambini: Peter e Kimberly. Joanna è una donna di successo, che ha coronato una brillante carriera ideando reality show, fortemente amati da critica e pubblico. Quando un suo programma va però a rotoli, la società per cui lavora la licenzia, provocandole un esaurimento nervoso. Walter decide allora di trasferirsi con l’intera famiglia a Stepford, un’apparentemente perfetta e amena cittadina. Nella speranza che la moglie si riprenda dalla propria, frenetica, vita, e nel tentativo di salvare il loro matrimonio ormai in crisi.

Ben presto, tuttavia, si capisce che Stepford nasconde un qualche segreto, che la rende una località stranamente illusoria e innaturale. L’intera cittadina sembra infatti vivere nel placido torpore di una cartolina, con le sue meravigliose e lussuose ville sempre tranquille e ben curate. Mentre tutte le donne che vi abitano sembrano rispecchiare il prototipo ideale dell’impeccabile mogliettina anni 50: una casalinga compiacente e sempre aitante per il proprio marito, dedita esclusivamente alla cura della casa e della propria famiglia. Stepford sembra, insomma, essersi fermata in un tempo remoto e canonizzato, apparentemente armonioso e perfetto. Certamente poco realistico.

La donna perfetta
Le donne di Stepford, apparentemente “perfette”

Vulnerabilità

Joanna, insospettita dagli eventi che accadono nella placida cittadina e dai comportamenti eccessivamente affettati degli altri abitanti, inizia a indagare. Scoprendo infine l’amara verità alla base dell’utopica vita di Stepford. Nessuna delle donne che vi abitano è in, in realtà, umana, ma è stata trasformata in un robot su volere del proprio marito. Questo desiderava infatti vederla come l’ideale moglie di un tempo, dedita alla cura del focolare domestico e alle necessità del proprio compagno (priva, quindi di proprie aspirazioni lavorative). Una condizione che le donne raggiungono tramite Mike, sorta di rappresentante del vicinato, che inserisce alcuni chip nel loro cervello, privandole così di ogni volontà.

Ma come mai i protagonisti maschili sono mossi da un tale, ripugnante, desiderio, di vedere le proprie donne succubi del loro volere? Joanna capisce che tutte le donne-robot di Stepford erano in realtà, prima di trasferirsi nella località, lavoratrici di successo, con brillanti carriere. Una cosa che i loro mariti non riuscivano ad accettare, sentendosi minacciati e sviliti dall’affermazione professionalee delle proprie consorti. Come se questa li privasse della loro canonica e ideale “virilità”, che desideravano avere e che sperano di ritrovare tramite la trasformazione – che avrebbe riportato le loro mogli su un piano subalterno, di repressione tra le mura domestiche. Una cosa che anche Walter desiderava fare a Joanna, più affermata e indipendente di lui.

La donna perfetta
Joanna e Bobbie (Bette Midler) sono le uniche due donne, nel film, a non omologarsi alle altre mogli presenti a Stepford. A livello di costumi loro sono generalmente presentate con abiti neri e scuri, che si contrappongono ai colori pastello usati invece dalle altre consorti.

Patriarcato interiorizzato

E già, fin qui, le cose apparivano tristi. Il fatto che questi uomini desiderassero trasformare le proprie mogli in automi pur di salvaguardare il loro fragile ego, era di certo raccapricciante. Ma le cose sono anche peggio di quel che appaiono. Sul finale del racconto si scopre che non è realmente Mike a muovere le fila del gioco, alterando la natura delle mogli-robot di Stepford. Ma bensì sua moglie, Claire. È stata lei a creare l’intera illusione di Stepford, nella speranza di ritrovare la pace e la serenità della vita coniugale. Dopo essere diventata una lavoratrice di successo, Mike aveva infatti deciso di tradirla. Una scelta che lei ricollega al proprio desiderio di costruire una carriera.

Dalla sua confessione finale, ormai svelato l’intero piano, si capisce quanto l’ottica patriarcale non abbia permeato solamente la popolazione maschile, ma sia anzi diventata intrinseca anche alla visione che le donne hanno di loro stesse. Claire si auto-incolpa del tradimento del marito, che pensa essere stato causato dalla propria emancipazione. Ed ecco quindi il desiderio di tornare alla società gerarchica e maschilista di un tempo, come se questa potesse essere l’unico modo per essere accettata e mantenere la propria relazione. Non rischiando, al contrario, di essere ferita dalla propria ambizione. Come se essere assoggettata al proprio marito e vivere nell’ombra del focolare domestico possa essere l’unico modo per essere amata e mantenere davvero un’apparente, perfetta, felicità.

Ironia e veridicità

La donna perfetta è, ovviamente, un racconto iperbolico e grottesco, che esaspera, con comicità, un tema in realtà molto delicato e doloroso (oltre che, purtroppo, attuale). Così come i protagonisti maschili della pellicola si sentono minacciati dall’emancipazione femminile e cercano un modo per contrastarla, anche nella vita di tutti i giorni abbiamo testimonianze di episodi analoghi. Racconti di uomini che si sentono sempre più indeboliti dalla progressiva emancipazione delle donne – come se questa li privasse di un qualche status o consapevolezza di sé stessi, svilendoli o sminuendoli. E arrivano persino a usare violenza o tentare di ferire le proprie compagne (o donne in generale) perché incapaci di confrontarsi con la loro forza e indipendenza.

La donna perfetta trasforma le donne in automi servizievoli, ritornando al prototipo obsoleto che le voleva come creature inferiori e prive di proprie ambizioni personali. Privando le protagoniste delle loro passioni, del loro successo, dei sogni e del duro lavoro che le ha rese uniche e speciali. Un “uccisione” del loro spirito, quella che avviene nella pellicola, che, seppur nella finzione cinematografica, sembra ricordare un po’ troppo da vicino i tanti femminicidi e repressioni che, purtroppo, ancora oggi troppe donne subiscono. E che non bisogna ignorare.

Non una di meno
Il movimento Non una di meno lotta quotidianamente per contrastare i numerosi femminicidi che, ancora oggi, avvengono in tutto il mondo.

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