L’8 marzo è la giornata internazionale della donna e per questa occasione noi di Cinewriting vi proponiamo 5 serie tv che trattano al meglio il tema del femminismo. Ogni serie tv è ambientata in un periodo storico differente in modo da sottolineare le lotte e le conquiste del femminismo, ma anche gli obiettivi ancora da raggiungere.

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Citazione di Midge Maisel in un episodio di The Marvelous Mrs. Maisel

1. CHIAMATEMI ANNA (ANNE WITH AN “E”) E GLI ALBORI DEL FEMMINISMO

Chiamatemi Anna è una serie tv canadese che trae ispirazione dal romanzo di Lucy Maud Montgomery intitolato Anna dai capelli rossi. Come molti sapranno, la protagonista della storia è Anna (Amybeth McNulty), una ragazzina rimasta orfana che viene adottata per errore da due anziani fratelli: Marilla (Geraldine James) e Matthew (R.H. Thomson) Cuthbert. Siamo alla fine dell’800, nella città di finzione di Avonlea (molto simile a Cavendish, negli Stati Uniti) ed ovviamente il contesto sociale di riferimento è quello del tempo, in cui la prospettiva più comune per le donne era quella di sposarsi e diventare madri. Anna però è diversa. A causa soprattutto dell’infanzia difficile, Anna non conosce la maggior parte delle convenzioni sociali a cui le ragazze dovrebbero attenersi.

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Anne (Amybeth McNulty)

E proprio grazie al suo particolare punto di vista ci viene più volte rivelata l’assurdità di fondo di molte stigmatizzazioni o comportamenti che le donne erano costrette a tenere: si passa dal tabù del ciclo mestruale alla colpevolizzazione delle vittime di abusi, fino al desiderio di svincolarsi dalle imposizioni date dalla propria famiglia. Nella serie le tematiche trattate sono queste e molte di più; è interessante, soprattutto, come grazie alla figura fuori dagli schemi di Anna -intelligente e sognatrice insieme- si mettano in luce le problematiche del tempo a favore di un nascente femminismo. Femminismo che non nasce con la volontà di prevaricare sul sesso maschile, ma con quella di essere considerati tutti eguali e con i medesimi diritti.

Se non l’avete ancora vista e vi siete incuriositi, le 3 stagioni di Chiamatemi Anna sono disponibili su Netflix. Purtroppo la serie è stata interrotta, ma i fan ancora sperano che venga concessa una quarta stagione.

2. LA FANTASTICA SIGNORA MAISEL (THE MARVELOUS MRS. MAISEL)

Facciamo un salto avanti nel tempo e arriviamo alla fine degli anni ’50 del ‘900. Qui la protagonista non è più una ragazzina, ma una giovane donna: Midge Maisel (Rachel Brosnahan, protagonista anche del film Sono la tua donna di cui trovate la recensione qui). Midge rappresenta perfettamente il prototipo della moglie perfetta: bellissima, spiritosa, ricca e con un invidiabile buon gusto. Proviene da una famiglia ebrea benestante e vive nell’Upper West Side di Manhattan.

Tutto perfetto, insomma, almeno finché il marito Joel (Michael Zegen) una sera non decide di lasciarla rivelandole di averla tradita con la sua segretaria. In preda alla frustrazione Midge si ubriaca e si reca al locale dove il marito si esibiva occasionalmente come stand-up comedian. Sul palco, in un flusso di coscienza spontaneo e senza peli sulla lingua, si sfoga rivelando tutte le sue doti naturali di performer; salvo poi essere arrestata per aver mostrato il seno in pubblico. Da qui inizierà il suo percorso per diventare una comica, con l’aiuto di Susie Myerson (Alex Borstein), proprietaria del locale in questione e poi sua amica e manager personale.

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Midge Maisel (Rachel Brosnahan) nella locandina promozionale della serie

A causa e grazie a questo cambiamento drastico nella sua vita, la Signora Maisel è costretta a cambiare prospettiva e a scontrarsi con molte realtà di cui prima semplicemente ignorava l’esistenza. Man mano, grazie alle varie esperienze, Midge si rende conto sulla sua pelle di come le donne vengano continuamente discriminate e sminuite, relegate al solo ruolo di ragazze immagini o madri modello. Si trova, quindi, a riflettere su ciò che prima dava per scontato e a domandarsi se, per esempio, le donne debbano necessariamente essere madri o se sia così necessario nascondere le proprie imperfezioni perfino al proprio compagno. Riflessioni ancora oggi attuali e che acquistano un nuovo spessore in un contesto quale quello degli anni ’60; se da una parte, infatti, vediamo idee che ad oggi ci sembrano retrograde, dall’altra alcune sono ancora paradossalmente attuali.

La fantastica signora Maisel è una serie che se non avete visto dovete assolutamente recuperare! Tutte le stagioni finora uscite sono disponibili su Amazon Prime Video.

3. SEX AND THE CITY

Passiamo ad un classico delle serie tv, meno recente da un punto di vista produttivo, ma più vicino a noi a livello di ambientazione storica: Sex and the city. Come tutti sappiamo, la serie racconta le relazioni sessuali di quattro amiche: Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha (interpretate rispettivamente da: Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon, Kristin Davis e Kim Cattrall). Siamo ormai prossimi agli anni 2000 e la città di riferimento è New York, soprattutto Manhattan. La serie ha sicuramente costituito una svolta per quel che riguarda la rappresentazione de sesso femminile sullo schermo. Per la prima volta erano le donne a parlare di sesso in prima persona, senza alcun tipo di tabù, inneggiando alla loro vita di single indipendenti e bellissime.

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Carrie (Sarah Jessica Parker) nella locandina promozionale della serie

Tuttavia, a riguardarlo adesso Sex and the city appare indubbiamente un po’ troppo invecchiato e con qualche stereotipo che farebbe inorridire anche chi odia il troppo moralista politically correct. Per i tempi sicuramente ha costituito una rivoluzione, ma adesso è ora di passare avanti e pensare ad un modello di femminismo ancora più evoluto. Di seguito vi proponiamo altre due serie tv più attuali, sia a livello tematico che produttivo. Intanto se vi è venuta voglia di fare un rewatch di Sex and the city trovate la serie su Sky Go e Now Tv.

4. THE BOLD TYPE

The Bold Type è una serie che forse non tutti conoscono, il che è un vero peccato. Simile sotto certi aspetti a Sex and the city, risulta però più moderno e attuale. Le protagoniste sono tre amiche: Jane, Sutton e Kat (interpretate rispettivamente da: Katie Stevens, Meghann Fahy e Aisha Dee). Tutte e tre sono lavoratrici presso Scarlet Magazine -pseudonimo per Cosmopolitan- ma in reparti differenti. Jane è una giornalista, Sutton ama la moda e Kat è social media manager. Durante la serie si parla delle loro relazioni, della loro sessualità e della loro carriera. La differenza con Sex and the city sta nei temi trattati, spesso delicati: si parla di cancro al seno, di stupro, di non volere figli… L’accento però è meno comico e più indagatore.

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Da sinistra: Kat (Aisha Dee), Jane (Katie Stevens) e Sutton (Meghann Fahy)

The Bold Type può essere considerata una serie leggera solo perché non eccessivamente drammatica, ma questo non vuol dire che sia frivola. Anzi, molti argomenti trattati sanno rispecchiare in maniera realistica le problematiche annesse. Inoltre, si perde un po’ quell’alone di vita semplice e ricca di acquisti folli (come quelli di Carrie nei negozi di scarpe) e si scende un po’ più nell’effettiva realtà economica. Serie super consigliata per ridere, per piangere e per riflettere. Prime 3 stagioni disponibili sia su Amazon Prime Video che su Netflix.

5. FLEABAG E IL POST-FEMMINISMO

Concludiamo con Fleabag, un piccolo gioiellino costituito da sole due stagioni. Fleabag (letteralmente “sacco di pulci”) è riferito alla protagonista (interpretata da Phoebe Waller-Bridge, anche creatrice della serie) di cui non viene mai svelato il nome. Tutto ci viene raccontato dal suo punto di vista e, anzi, direttamente con i suoi commenti personali nei momenti in cui rompe la quarta parete e si rivolge a noi spettatori. All’inizio il tono è ironico e disinibito, man mano però si scoprono motivi molto più traumatici che hanno segnato e segnano la vita della protagonista.

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Da sinistra: Claire (Sian Clifford) e Fleabag (Phoebe Waller-Bridge) nel pilot della serie

Con Fleabag veniamo catapultati nel post-femminismo, ossia in quella corrente delle cosiddette “cattive femministe” (dal titolo di un famoso saggio di Roxane Gay): delle donne insicure che cercano rifugio nel sesso, che si sentono inadatte, come la protagonista. A volte, infatti, succede che il femminismo odierno tenti di superare i limiti imponendo alle donne di essere “forti”: come se la forza si dimostrasse nel sentirsi sempre superiori ad ogni uomo che si incontra o nello scegliere di voler fare carriera piuttosto che la madre di famiglia. Non dimentichiamoci che il femminismo è e dovrebbe essere soprattutto una richiesta di uguaglianza dei sessi, di fine degli stereotipi di ogni tipo e di libertà di scegliere chi vogliamo essere e diventare. Fleabag mette in luce questo aspetto spesso trascurato ricordandoci le cose davvero importanti, senza idealizzazioni e rassicuranti lieti fine. Se ve la siete persa andatela a recuperare su Amazon Prime Video!

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