Guida a The Good Place, l’irriverente serie tv su Netflix

The Good Place è una divertente serie televisiva statunitense creata da Michael Schur (già sceneggiatore della sitcom The Office). Ambientata in un peculiare e alternativo Aldilà, è stata trasmessa dal 19 settembre 2016 al 30 gennaio 2020 su NBC, approdando poi anche su Netflix.

Giunta alla sua quarta stagione (quella conclusiva), abbiamo deciso di recensire The Good Place per voi. Raccontandovi le principali dinamiche che sono avvenute nella fantomatica Parte Buona – una sorta di Paradiso dalle caratteristiche di certo singolari.

The Good Place
The Good Place è una divertente serie tv americana, ambientata in un utopico aldilà

The Good Place: come tutto ebbe inizio

Ok, prima di iniziare: immaginate di essere morti. E, in base alle azioni che avete compiuto sulla Terra, di avere il diritto di accedere a quella che viene chiamata la Parte Buona: una sorta di luogo ameno e paradisiaco in cui le anime trascorrono l’eternità.

Ma immaginate anche di non meritarlo per davvero. Già, perché forse si sono sbagliati e vi hanno confuso con un vostro omonimo: voi avete preso il suo posto nella parte buona, ma in base ad azioni che nella vita non avete mai compiuto. Anzi, a dirla tutta, la vostra permanenza terrena ha fatto anche abbastanza schifo. Non eravate di certo l’esempio dell’anima buona e pia. Quanto, piuttosto, figure ambigue e non proprio sulla strada della rettitudine. Come vi comportereste?

Attenzione: da qui iniziano gli spoiler!

Le trame delle varie stagioni

The Good Place
Jason (Manny Jacinto), Chidi (William Jackson Harper), Tahani (Jameela Jamil), Michael (Ted Danson), Eleanor (Kristen Bell) e Janet (D’Arcy Carden) sono i protagonisti principali delle quattro stagioni di The Good Place

The Good Place 1: la storia di Eleanor

Eleanor Shellstrop ci racconta proprio un’avventura del genere. Travolta da una pila di carrelli mentre era chinata a raccogliere una bottiglia di margarita, Eleanor si ritrova miracolosamente (sì, perché capiamo già dal primo episodio che non lo merita realmente) nella Parte Buona, confusa con una sua omonima (che, al contrario, ha trascorso un’esistenza dedita alla filantropia).

Ovviamente, in un mondo apparentemente perfetto, un unico tassello fuori posto porta alla distruzione di ogni equilibrio. E la presenza di Eleanor, anima prava anche in quello che dovrebbe essere il Paradiso, porta al sovvertimento di ogni ordine, provocando pian piano uno sgretolamento dell’intera realtà. Che fare allora? Confessare di non meritare una vita paradisiaca (accettando, così, di venire mandata nella Parte Cattiva e torturata per l’eternità) o continuare a fingere?

The Good Place
L’ingresso nella fantomatica Parte Buona di Eleanor Shellstrop

Un mondo in cui ognuno ha la propria anima gemella

La Parte Buona ha lo scopo di appagare in pieno le anime che vi dimorano. Queste hanno diritto ad avere, ad esempio, una casa che rispecchi i loro gusti e li faccia sentire accolti e coccolati. Possono richiedere a Janet, un’interfaccia tecnologica che possiede tutte le informazioni dell’universo, qualsiasi cosa desiderino, in qualunque momento. Non ci sono soldi e il distretto (così vengono chiamati i vari “quartieri” che compongono la Parte Buona, amministrati, ognuno, da un proprio architetto) offre in continuo il piatto che tutti sembrano amare di più: il frozen yogurt.

E, ovviamente, chi ha guadagnato il Paradiso ha diritto a trovare la sua unica e sola anima gemella. La personificazione dell’amore perfetto, che, spesso, non ha avuto modo di incontrare nella vita terrena. Ecco allora la risposta al quesito che ponevamo nel paragrafo precedente. Che fare: confessare o continuare a mentire? Nessuna delle due. Eleanor decide di chiedere aiuto a Chidi (la sua anima gemella: un professore di etica) per imparare a comportarsi bene e guadagnare, così, il suo legittimo posto nella Parte Buona.

The Good Place
La prima stagione di The Good Place ruota intorno al tentativo, principalmente di Eleanor, di diventare una persona migliore, grazie alle lezione di Chidi

Una serie di peripezie

Ma, naturalmente, non può andare tutto rose e fiori. Michael (l’architetto del distretto in cui vivono Eleanor e Chidi) inizia una caccia al colpevole, per capire che cosa stia realmente provocando i danni che stanno distruggendo la Parte Buona (gamberi volanti, piogge di rifiuti o voragini infernali che si aprono sul vuoto). E, nel frattempo, si scopre che un’altra persona è finita lì per sbaglio: Jason. Un buffo e scalmanato ragazzo della Florida, che ha preso il posto di Jianyu, monaco buddhista. Ma il ragazzo non sembra motivato come Eleanor a meritarsi un soggiorno nella Parte Buona, mettendo a rischio l’intero piano.

Subentreranno poi una serie di altre avventure. Alcuni demoni arriveranno per rivendicare i peccatori, la vera Eleanor Shellstrop (finita tra i cattivi al posto della nostra protagonista) si paleserà, incrinando gli animi generali e, alla fine di tutto, Eleanor capirà la triste realtà dell’universo parallelo in cui è imprigionata.

The Good Place 1: un primo parere

Che dire, questa prima stagione di The Good Place è semplicemente geniale. Irriverente, divertente e ricca di simpatici colpi di scena, riesce a sdoganare con semplicità e humor temi complessi e apparentemente ricchi di tabù. Il “Paradiso” che ci viene offerto è un luogo certamente singolare, ma ben orchestrato e piuttosto credibile. Cosa che sicuramente incuriosisce e attira lo spettatore, desideroso di scoprirne le dinamiche e vedere i protagonisti all’opera.

La narrazione è alternata a continui flashback, che mostrano generalmente la vita terrena dei personaggi principali, così da sviscerare le loro peculiarità e contestualizzare meglio i sentimenti che provano durante questa seconda esistenza. Le battute sono spesso argute e sagaci e riescono, così, a catturare rapidamente, e con simpatia, il pubblico di questa realtà alternativa.

The Good Place 2: loop

First reaction: shock. Già perché la seconda stagione inizia con lo scandalo del secolo. Quella che abbiamo visto per tutta la prima parte della serie non è davvero la Parte Buona. Anzi, tutto il contrario. Michael (l’architetto del distretto in cui vivono Chidi, Eleanor e Jason) è in realtà un demone, che ha deciso di torturare i nostri protagonisti (destinati all’Inferno, insieme a Tahani, ricca ed egocentrica ereditiera, altro personaggio ricorrente della storia) in un’apparente parte buona, il cui unico scopo è quello di far sentire a disagio e fuori posto le anime che vi si trovano. Una sorta di tortura 2.0, ancora più devastante di quelle apparentemente tradizionali (come mostri di lava o martellamenti sulle zone pubiche). Un trucchetto subdolo, che si rivela perfettamente funzionante. Finché Eleanor non lo scopre.

Dopo la scioccante rivelazione, il distretto viene riavviato più volte, cancellando così la memoria delle anime che vi sono confinate e facendo ripartire la tortura da capo. Ma Eleanor, ogni volta, riesce a capire l’inganno, portando Michael sull’orlo di una crisi di nervi – poiché il fallimento dell’esperimento porterebbe alla sua distruzione, motivo per cui tiene nascosto a Shawn, una sorta di capo dei demoni, le sue disavventure. Ecco allora che si prospetta, per lui, un’unica soluzione: collaborare con gli umani torturati e cercare insieme una via di fuga, nella speranza di arrivare nella vera parte buona.

The Good Place
I nostri protagonisti dovranno affrontare molteplici sfide, nella speranza di riuscire ad allontanarsi dall’Inferno a cui sono destinati

The Good Place 2: una stagione ponte

Per quanto altrettanto simpatica e ben costruita, la seconda stagione di The Good Place perde un po’ di innovazione rispetto alla precedente – com’è poi naturale, dato che nella prima parte scopriamo l’intera esistenza della Parte Buona e, in questo continuo, accusiamo il colpo della sua vera natura. Ma offre comunque interessanti spunti e ci permette di affezionarci ancora di più al nostro team (composto da Eleanor, Chidi, Jason, Tahani, Janet e Michael), tifando poi per la loro causa.

In più, The Good Place, nel suo complesso, offre un interessante baluardo della complessità umana, indagando l’indole dei suoi protagonisti principali e analizzando i loro comportamenti morali in relazione ad ansie, paure e sentimenti del tutto naturali (per l’appunto: umani).

The Good Place 3: una nuova vita

Ma torniamo alla nostra narrazione. Una sola cosa, dopo tutto questo trambusto, pare certa: la vita post mortem dei nostri protagonisti (con tutte le loro disavventure e peripezie) li ha resi delle persone migliori di quelle che erano state in vita. E allora perché non dargli una seconda possibilità e vedere se, tornati nuovamente nei loro corpi e scampati a un’esperienza di quasi-morte (poiché salvati da quanto li aveva in realtà uccisi), riescono a diventare esseri umani migliori? Michael riesce a convincere il Giudice dell’universo (la simpatica e fanatica delle serie televisive Gen) a iniziare questo nuovo esperimento.

Michael si è infatti ormai dedicato completamente alla salvezza dei nostri quattro protagonisti, con cui ha legato e che ammira in quanto mortali. E nonostante i demoni della parte cattiva (offesi dal suo tradimento nei loro confronti e accaniti sostenitori delle torture tradizionali sui peccatori) facciano di tutto per ostacolarli, l’ex architetto cerca di riunire Chidi, Eleanor, Tahani e Jason durante la loro nuova vita, affinché (ancora una volta) collaborino e diventino migliori insieme.

The Good Place
Michael convince Gen a dare una seconda possibilità a Eleanor, Jason, Chidi e Tahani, ma non tutto va come sperato

Una triste rivelazione

Ma ecco che l’attenzione si sposta da una riflessione sui singoli soggetti a uno sguardo più inclusivo sul mondo intero. I nostri protagonisti, per quanto ci provino, non riescono a migliorare più di tanto durante la loro seconda chance sulla terra (e alterare così il punteggio, dato per le loro azioni terrene, che dovrebbe determinare l’ingresso o meno nella Parte Buona, una volta deceduti). Il che fa sorgere in Michael un eclatante dubbio: che la parte cattiva abbia hackerato il sistema di valutazione delle anime, così da farle finire tutte tra i peccatori?

La terza stagione ruota particolarmente intorno a questo fantomatico dubbio, per il quale i protagonisti cercano risposte. Ma il quesito si rivela più complesso del previsto. Forse non sono stati i demoni ad alterare il sistema di assegnazione dei punti. Forse il mondo è diventato un posto talmente peggiore, per tutta una serie di cause concatenate, che, per quanto uno possa sforzarsi, non riesce davvero a dare un contributo positivo tramite la propria esistenza. Rendendo di fatto chiunque, senza che in realtà ne abbia davvero colpa, un peccatore, destinato alla dannazione eterna.

The Good Place 4: un aldilà migliore

Arriviamo così, infine, al punto focale dell’intera serie: la riflessione sociologica alla base di ogni singola azione umana e del mondo stesso. Oltre ovviamente, in extremis, all’intera concezione di ciò che è “bene” e quanto invece è “male“. Se il mondo, nei secoli, è diventato un luogo ostile e corrotto, anche gli uomini finiscono per subirne le conseguenze. Non riuscendo, per quanto si sforzino, a fare del “bene” e dare così un contributo positivo alle intere esistenze terrene. Inoltre, questo principio nuoce a quello del libero arbitrio, altro tema portante dell’intera serie (essendo le scelte che compiamo la vera misura per valutare o meno la nostra appartenenza, post mortem, alla Parte Buona).

Che fare, allora, se, indipendentemente dal proprio volere, tutte le anime sono automaticamente destinate a soffrire nell’aldilà? Non temete, il nostro team di esperti ha la soluzione anche a questo, fondamentale, dubbio. Semplice: bisognerà creare un nuovo tipo di aldilà. Se il punteggio che guadagniamo sulla Terra, per forze di causa maggiore, non risulta mai abbastanza, allora dobbiamo avere una seconda occasione per poterci migliorare (com’era poi successo ai nostri protagonisti nella prima parte della serie). E questa viene fornita proprio dopo che siamo morti, tramite un periodo di prova e perfezionamento, che ci permetterà di meritarci definitivamente il Paradiso.

The Good Place 4: un lieto fine

Dopo un crescendo così entusiasmante e avvincente (che, con leggerezza e semplicità, riesce a indagare temi profondi e fondamentali), non era facile trovare una degna (e coerente) conclusione per quella che, nel suo complesso, è una serie davvero ben costruita e calibrata dal perfetto connubio di riflessione e umorismo. Eppure gli autori di The Good Place ci sono riusciti. Gli ultimi episodi della quarta stagione pongono infatti un punto definitivo, ed estremamente appagante, a tutti i quesiti sorti nelle precedenti tre parti del racconto, grazie al perfezionamento dell’intera concezione di aldilà.

The Good Place 4 porta all’estrema riflessione sul concetto stesso di felicità, indagando anche la natura di quello che dovrebbe essere il Paradiso: un luogo unico, agognato e perfetto, in grado di appagare in eterno chi vi dimora. Eppure anche questo, nella realtà della narrazione, si rivela incompleto. Tramite l’eccessiva soddisfazione di ogni stimolo e desiderio dei suoi abitanti, li priva di ciò che davvero ne muoveva gli animi. Rendendoli apatici e non in grado di provare, nel concreto, gioia. Insomma, li priva dell’eterna insoddisfazione e della continua ricerca che sono intrinseci all’animo umano. Che si rivelano, alla fine, l’unico modo per raggiungere davvero la felicità. Pur effimera che sia.

The Good Place
The Good Place 4 pone una fine anche al Paradiso. Una volta appagate, le anime possono decidere di terminare definitivamente la propria esistenza, diventando luce.

La scoperta finale di The Good Place 4 completa l’intera riflessione umana, morale e sociologica che è alla base della serie stessa. Un racconto geniale, irriverente ed emozionante che mostra la complessità umana, indagandone tutti i suoi aspetti senza fan mancare risate e divertimento.

E voi cosa ne pensate? Vi è piaciuto The Good Place? Fatecelo sapere nei commenti e continuate a seguirci sulla nostra pagina Facebook per rimanere sempre aggiornati sul mondo del cinema e delle serie tv!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.