Lockdown all’italiana: La nostra fanfiction natalizia

Una fanfiction scritta dal membro di redazione che ha avuto la fortuna (?) di vedere in sala Lockdown all’Italiana di Enrico Vanzina. Scritta con amore, divertimento e rigorosamente in stato di ebbrezza.
Clicca qui per leggere la nostra recensione di Lockdown all’Italiana o qui per vedere il trailer!

gabibbo
Disegno di Marta Lorenzon

BELANDI AMICI DI CINEWRITING!
Come i più temuti venti tropicali, il 2020 e il Covid sono riusciti a spazzare via socialità, libertà e le vostre già misere certezze future, non è vero? Ma non preoccupatevi besughini miei, il vostro caro Gabibbo è qui per rallegrarvi. L’anno che si sta per concludere ha portato tra i tanti il Capolavoro italiano Lockdown all’Italiana”, già diventato istant cult come dicono i gggiovani cinefili di oggi. Avrei dovuto fare un cameo, ma sfortunatamente mi avevano mandato a girare un servizio su un capannone abbandonato adibito alla produzione di mescalina gestito dalla mafia ecuadoregna.
Speriamo possiate passare un sereno natale all’insegna di famiglia, cibo e veline! Il vostro caro Gabibbo vi terrà compagnia con una bella storia natalizia, ispirata al grande capolavoro di Enrico Vanzina.

Attenssione cari besughi, vi informo già da ora che i personaggi saranno menzionati con i loro nomi reali, in modo da aiutarvi durante la lettura. 

Presente – un nuovo Lockdown all’Italiana

Un silenzio assordante avvolgeva la città. Il vento d’inverno preconizzava l’avvento dei cenoni natalizi, dei parenti seguaci di Qanon, l’eco di un’infanzia mai vissuta pienamente.
Le note musicali prodotte dal pianoforte di Ezio Greggio tagliavano come una Miracle Blade serie 3 perfetta quella quiete che per mesi aveva accompagnato gli honesti italiani. Ma nessuna di queste note riuscì a placare i ricordi che pervasero i suoi sconfinati quanto incogniti meandri mentali. Il divorzio con Paola, avvenuto subito dopo la fine del primo lockdown primaverile, lo aveva trascinato in un vortice di alcolismo e maratone esistenzialiste all’insegna della filmografia di Terrence Malick. Non capì nulla, ma si iscrisse comunque a MUBI.
Ezio non era abbattuto per la sua ormai ex moglie, tutt’altro. Quella solitudine mista all’isolamento causata dalla seconda ondata pandemica fecero bussare alla porta quella canaglia che è la nostalgia. C’era un ricordo che Ezio aveva completamente rimosso dalla sua mente, ma che ripenetrò inopinatamente e con invidiabile perseveranza.

Passato – un’estate abruzzese

Quello spettro nostalgico si concretizzò in un tardo pomeriggio estivo a Pescara pochi giorni dopo l’esame di maturità. Con lui c’era il suo migliore amico e compagno di banco Ricky. Avevano legato molto quell’anno grazie all’amore per la storia del cinema e la profonda stima verso il loro docente Guido Baldo Maria Riccardelli che li aveva avvicinati in particolare all’arte cinematografica sovietica.
Dopo una sessione di pesca non particolarmente proficua (seppur lo fu in termini sociali) Ezio e Ricky decisero di accamparsi.

“Dovremmo fermarci qui” disse Ricky Memphis appena dimesse la canna da pesca realizzata e regalatagli dal padre (era una menzogna, in realtà era stata realizzata da bimbi asiatici sfruttati dai capitalisti, il padre non voleva un militante comunista in casa).
– “Ostia che languorino!” replicò Ezio “non vedo l’ora di assaggiare le tue carpe”
“Ti avverto che non sono così bravo a cucinare, eh!”.

Passato – La cena


Fortunatamente le parole di Ricky entrarono in pieno conflitto con il risultato finale. Erano probabilmente le carpe più buone che Ezio avesse mai pregustato. Sapevano di freschezza e libertà tradita. Non riusciva a staccare gli occhi di dosso dall’affamato Ricky mentre si nutriva pure dell’anima delle poche carpe che era riuscito a pescare.
Dopo cena prepararono la tenda e si spaparanzarono vicino al falò per una chiacchierata post cena.

“Vuoi sentire una barzelletta?” domandò Ezio mentre addentava impetuosamente un tozzo di pane.
– “Le tue sono le più squallide”.
“E chi lo sa, magari potrei rimorchiare con queste un giorno…”
– “Dai su, sentiamo…”
“Allora: tu sei di Pescara giusto, Ricky? No perché alle volte vado a caccia, alle volte vado a Pescara!”
Un silenzio agghiacciante interruppe la conversazione, ma non la loro libido.
“Sei tremendo” rispose Ricky inorridito alla battuta di quello che sembrava stesse diventando ben più di un semplice amico.
“Ah aspetta, devo mostrarti una cosa!” Ezio balzò dalla sua postazione e avvicinò il suo borsone da viaggio. Mentre lo vivisezionava, tirò fuori quello che sembrava essere un costume rosso di una qualche strana e bizzarra creatura antropomorfa. Sembrava uscita da un racconto del Dr. Seuss.
“E cosa sarebbe quella, la salma di Togliatti?” sghignazzò Ricky mentre sorseggiava la bottiglia di birra che aveva rubato a un senzatetto qualche ora prima.
“L’ha fatto mia zia Gertrude. Si chiama Gabibbo, è stato il mio migliore amico quando ero piccolo e non avevo nessuno intorno a me”. Ezio sospirò al riemergere di quei ricordi e chinò la testa. Ricky si intenerì e divenne rosso in faccia, assumendo i tratti rossi di Gabibbo.
– “Magari potresti proporla come Mascotte per un programma televisivo, chissà”.

Passato – parte 2

Un vento gelido danzò tra i due ragazzi interrompendo l’intimità scaturita dall’avvicinamento dei loro universi valoriali e corporei. Una volta entrati nella tenda, i due amici si fissarono, in bilico tra razionalità e istinti animali. Il forte ridimensionamento prossemico e il contatto visivo perfettamente simmetrico costituirono il binomio che fece scaturire l’atto carnale tra i due giovani. Lontani da ogni tessuto sociale legittimato dalla cultura dominante patriarcale e dedita alla famiglia tradizionale, Ricky ed Ezio si sentirono finalmente liberi.
Per rendere più eccitante la situazione, Ricky decise di indossare il costume di quello strano e curioso animale. La carica eccitativa si irrobustì ulteriormente insieme al loro membro e al loro amore. La loro passione erculea sovvertì in numerose occasioni la stabilità della tenda.
Non c’era Covid, non c’era internet e Renzi era lontano dalla politica.
Andava tutto bene.

Presente – parte 2

“Essere cazzari significa in un certo senso essere liberi e sani. Sani sì, ma in mondo di malati” pensò Ezio mentre sfogliava La Coscienza di Zeno presente nella sua libreria Leopardiana. I sensi di colpa gli stavano sconquassando la psiche e dilaniando le interiora. “Come ho potuto dimenticarmi di Ricky?”. Ripose con religiosa cura il testo vicino ai suoi libri di Màrquez e Tolstoj. Le lacrime arrivavano puntuali come un tweet sovranista susseguente una strage terroristica.
Ezio Greggio staccò la tv e i social per non sentire più parlare del Covid e delle live di Barbara d’Urso. Dopo cena, andò subito a dormire. Le lacrime non smisero di circumnavigare il suo volto consumato dal tempo e dai riflettori di Canale 5.

Dopo qualche ora, Ezio sentì degli strani rumori. I suoni si presentavano a ritmi irregolari, così come i battiti del suo povero cuore spossato. Preoccupato, imbracciò il fucile che teneva sotto il letto e si diresse gradualmente verso la porta di casa.
“Sarà un ladruncolo che ruba ai pensionati? Oppure è la Guardia di Finanza? Mi hanno sgamato cazzarola!” pensieri irrequieti tuonavano nella sua mente.
“Come avranno fatto a scoprire la mia villa non dichiarata di Monteriggioni? Avranno parlato i maggiordomi? Eppure ricordo di averli incatenati per bene!”. Troppe incognite turiste albergavano clandestinamente nel suo mondo.
Per una frazione di secondo, rifletté sulla situazione e pensò che quella che si stava presentando poteva essere un’occasione per farla finita. Una volta morto, non avrebbe più rimuginato sul passato, poteva essere di nuovo libero, slegato dalle pressioni economiche, dal sistema burocratico atarassico e dai vincoli del corrotto mondo dello spettacolo.
Appena la porta si spalancò, Ezio agì d’impulso. Un colpo, e tutto finì.

Finale di un altro Lockdown all’italiana

Il corpo senza vita di quello che sembrava inizialmente appartenere a uno spirito natalizio Dickensiano giaceva supino all’ingresso. Greggio si avvicinò gradualmente. Una volta tolta la maschera, l’ambiente circostante si fluidificò in un attimo. Presero il suo posto il clima estivo, l’ambiente bucolico Abruzzese, la spensieratezza, il sapore di carpe fresche.
“E’ lui o non è lui?” domandò costantemente a sé stesso. Attaccato al costume da Gabibbo c’era un biglietto che recitava:

SORPRESA!
Non te l’aspettavi, eh? Buon Natale, amore mio.

Asciugatosi gli occhi, Greggio si diresse in cantina alla ricerca di una pala da scavo.

Storia di: Alessandro Vitale Lollo
Illustrazione di: Marta Lorenzon


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