Film sulla morte che ti insegna a vivere, due parole su “Harold e Maude”


• Titolo: Harold and Maude
• Genere: commedia, drammatico, sentimentale
• Anno: 1971
• Regia: Hal Ashby
• Sceneggiatura: Colin Higgins
• Produzione: Colin Higgins, Charles Mulvehill
• Fotografia: John Alonzo
• Musiche: Cat Stevens
• Paese di distribuzione: USA, Paramount
• Durata: 90 min

Oggi vorrei parlarvi di un film a cui sono molto legata. Essendo la mia prima recensione, ho pensato che “Harold e Maude” sarebbe stato adatto.
Innanzi tutto soffermiamoci un attimo sull’anno d’uscita: 1971. Erano gli anni della lotta: operaria, studentesca, dei diversi. Giovani che cercavano disperatamente una nuova identità, stretti e alienati in quella dei propri padri. Per la prima volta si parlava di individuo. Chi era diverso, non cercava più di nascondersi, ma utilizzava quella diversità a suo vantaggio, come punto di forza ed inizio di un radicale passo in avanti. Ci troviamo nell’epoca che meglio di tutte ha segnato il nostro modo di pensare. “Harold e Maude” descrive tutto questo (non a caso il personaggio di Maude da giovane era un’attivista).

Tempi che cambiano

Harold ha diciotto anni e fa parte di una famiglia alto borghese. Privato della figura paterna, è costretto a ricercarla in una madre fredda, che non sembra provare interesse per lui, se non nel tentativo di trovargli una buona moglie. Harold, già stanco della vita, passa le giornate ad inscenare il proprio suicidio, unica attività che sembra dargli sollievo quasi come recarsi ai funerali di persone che non conosce. Durante uno di questi, incontra Maude (Ruth Gordon), donna di quasi ottant’anni che sembra essere l’esatto contrario del giovane: è energica, combattiva ed eccentrica. Maude sarà una brezza d’aria fresca per Harold, grazie a cui egli imparerà ad amare la vita e viverla nella sua pienezza.

“Harold e Maude” è un’opera di una leggerezza magistrale, che nasconde dietro il suo umorismo un significato tutt’altro che banale. Lo spettatore si trova improvvisamente lanciato nella narrazione, trascinato dall’euforia di Maude, proprio come accade al protagonista. In una sorta di catarsi, anche se solo per un paio d’ore, lo spettatore riesce ad intravedere la vita per quello che semplicemente è, dimenticandosi per un momento i problemi di tutti i giorni e i costrutti sociali che ci costringono ad essere quello che siamo. “Harold e Maude” è un film liberatorio, sull’uomo per ciò che è, che sottolinea il mutamento culturale e sociale che investì l’intero mondo alla fine degli anni Sessanta. Pur essendo un personaggio inventato, noi possiamo imparare tanto da Maude: quello che ci insegna non è solo apprezzare la vita, ma farlo mettendo al primo posto noi stessi, amarla e sentirci ricambiati.

Nella scena madre del film, Maude chiede ad Harold quale fiore vorrebbe essere, lui risponde una margherita, perché sono tutte uguali. Allora lei lo corregge dicendo che non è assolutamente vero: “certe sono più piccole, certe più grosse, alcune pendono a sinistra e altre a destra, certe hanno perso i petali… Ma sono tutte diverse”. E poi conclude dicendo: “Sai Harold, secondo me gran parte delle brutture di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa permette che altra gente la consideri uguale”. L’inquadratura cambia e lo spettatore capisce che i due non sono seduti in un prato, ma in un cimitero. Un cimitero di guerra. Quale simbolo di omologazione migliore di questo?

I protagonisti sono agli antipodi e presentano una discrepanza: Harold, che ha ancora tutta la vita davanti, non ne è per nulla interessato, mentre Maude assorbe ogni momento fin quasi all’esasperazione, come se la vecchiaia non la toccasse. I due vanno a completarsi e dal loro incontro entrambi ricevono qualcosa in cambio: un nuovo inizio ed un dolce finale.

Ciò che amalgama e dona equilibrio al film, è la sua colonna sonora, scritta da Cat Stevens, le cui tre canzoni principali sono: “If You Want To Sing Out, Sing Out”, “Where Do The Children Play” e “Don’t Be Shy”. Quest’ultima in particolare apre il film, accompagnando il piano sequenza dei titoli, in cui è Harold stesso ad azionare il giradischi, per poi prepararsi al suicidio fittizio. La musica lo accompagna in tutte le sue azioni e la macchina da presa lo segue lentamente, senza mai mostrarne il volto, se non alla fine, quando lo spettatore intuisce la messa in scena.

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Commento finale:

In conclusione, “Harold e Maude” è un film che può non piacere, ma di sicuro lascia molto spazio alle emozioni, in un finale volutamente aperto che perfettamente conclude il viaggio introspettivo di Harold. Se cercate un film diverso dagli altri e non la solita commedia romantica, avete scelto bene: nella sua unicità sopra le righe, “Harold e Maude” sa essere un film che può ancora sorprendere, attuale o forse più semplicemente una favola senza età come la sua protagonista.

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