Siamo arrivati al 6 dicembre e anche quest’anno Filmmaker sta per volgere al termine. Tra pochissime ore comincerà la cerimonia di premiazione e sapremo i vincitori delle diverse categorie. Nell’attesa, Cinewriting torna a proporvi un’infarinatura dei titoli migliori presentati in questi ultimi giorni di Filmmaker 2020. Continuate a leggere e non perdetevi la cerimonia di premiazione (qui)!

An Unusual Summer (Kamal Aljafari, Palestina/Germania, 2020) – IN CONCORSO

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Una scena del film

Siamo nel Ghetto, l’ultimo quartiere palestinese della città di Ramla. Dopo la morte del padre, il regista trova i video della telecamera di sorveglianza che l’uomo aveva installato per scoprire chi spaccava i vetri della sua automobile, parcheggiata davanti alla casa. La soluzione del mistero – chi sarà il vandalo? – diviene da punto di partenza a sfondo di un racconto più grande e pieno di vita.

Costruito con un’unica inquadratura fissa, come un moderno film muto, personaggi e profondità di campo sono costruiti grazie a didascalie e suoni applicati in post produzione. Il potere creativo lasciato completamente all’immaginazione, a riempire spazi scoperti. Immagini quotidiane, apparentemente banali, ri-mediate, che diventano non più solo “utili”, ma importanti: esse meritano di essere viste e raccontare qualcosa. E, improvvisamente, la strada si apre e appare tutto un mondo. Una riflessione sul dispositivo, che da strumento di controllo, diviene democratico: un luogo in cui tutti hanno diritto di esistere.

Un film fatto di frammenti di esistenza sottratti all’oblio della memoria, in cui schegge della narrazione privata – la storia famigliare del regista, ricordi d’infanzia ormai perduti – si intrecciano in una narrazione collettiva. Immagini di un’estate strana, dove penetra la realtà di un paese sottratto con la violenza ai suoi abitanti. Folgorante e originalissimo.

Petite Fille (Sébastien Lifshitz, Francia, 2020) – IN CONCORSO

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La piccola Sasha in una scena del film

Sasha ha otto anni, lo sguardo pensieroso e la disforia di genere. Solo dentro casa può essere sé stessa: giocare con le bambole, indossare vestitini e gonne colorati, utilizzare i pronomi femminili che le appartengono. Nel mondo esterno, a scuola e al corso di danza, è ancora intrappolata nell’identità del corpo maschile in cui è nata e che ha rifiutato fin da piccolissima.
Il regista accompagna Sasha, insieme alla sua famiglia, per un anno, dalla fine della seconda all’inizio della terza elementare. La mentalità chiusa del mondo si scontra con quella aperta della famiglia, che non capisce questa rigidità pur facendosi delle domande inevitabili. Il film è un ritratto dolce e potente dei momenti più intimi, felici o dolorosi. La macchina da presa accompagna il processo della scoperta di sé e del diritto all’autodeterminazione: il semplice, sbalorditivo gesto di essere sé stesse. Delicato e commovente.

C’est Paris aussi (Lech Kowalski, Francia 2020) – IN CONCORSO

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Una scena del film

Un road movie nelle strade della capitale francese seguendo i passi di Ken Metoxen, nativo americano, che vive in una riserva negli Stati Uniti e finalmente ha esaudito il suo più grande desiderio: visitare Parigi. Ma le sue traiettorie corrono lontane dai paesaggi più noti, e ci portano nella realtà “invisibile” dei tanti migranti arrivati in Europa cercando una condizione migliore, e che invece hanno trovato la stessa miseria da cui fuggivano.
Col suo cappellino da basket – su cui campeggia la scritta “Pride native” – Ken, “americano a Parigi” contemporaneo, fa incontri, raccoglie storie, ascolta, si confronta. La macchina da presa di Kowalski lo segue, gli è sempre accanto, senza forzature. E al tempo stesso si apre a visioni impreviste, si muove quasi a scartare, delineando un nuovo orizzonte in questa città che ci appare sconosciuta. É una frontiera del mondo, tra sogni, immaginari, aspettative deluse. Un corpo a corpo del cinema che mette in discussione ogni certezza di sé.

Swimming Out Till the Sea Turns Blue (Jia Zhangke, Cina 2020) – FUORI CONCORSO

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Jia Zhangke (Still Life, 2006; Cry Me a River, 2008; I figli del fiume giallo, 2018) ci porta a Fenyang, la città dove è nato e dove ha ambientato molti dei suoi film. Da qui ripercorre la storia della Cina nel 21esimo secolo, intrecciando le opere dei grandi autori Jia Pingwa, Yu Hua, Liang Hong, Ma Feng e il cinema. In diciotto capitoli intervallati dal paesaggio lungo il Fiume Giallo e dai frammenti dei suoi stessi film, il regista restituisce una narrazione composita, che abbraccia gli intellettuali e i contadini, la vita urbana e quella rurale, e in cui si afferma la forza della parola come strumento imprescindibile per tramandare la memoria del Paese alle generazioni future.

E per voi quali sono stati i film più interessanti di questo Filmmaker 2020.

Volete sapere di più sui film presentati a Filmmaker 2020? Potete recuperare la prima parte dello Speciale QUI!

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