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Il loop va di moda. Lo si è visto ritornare alla ribalta con Palm Springs (2020), romcom dal retrogusto scifi, con i comedy horror made in Blumhouse, Auguri per la tua morte e Ancora auguri per la tua morte. Nel 2011, era stato il thriller fantascientifico Source Code a riportare in auge l’anello temporale. L’opera seconda di Duncan Jones, filosofo e figlio d’arte (è il primogenito di David Bowie), condivide lo stesso loop narrativo del cult comico Il giorno della marmotta (Groundhog Day, Harold Ramis, 1993): Jake Gyllenhal e Bill Murray sono costretti a rivivere la stessa porzione di tempo (otto minuti o l’intera giornata) ora dopo ora, alla ricerca della soluzione per spezzare il circolo spaziotemporale vizioso.

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Il paragone è immediato. Allora perché tirare in ballo Hitchcock? Che cosa accomuna Source Code all’opera del Maestro della Suspense?

L’eroe hitchcockiano

Nel saggio “Everything’s Going to Be OK”: Source Code and the Dramas of Desire, lo studioso David L. Smith definisce il personaggio del capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal) un eroe hitchcockiano, individuandone la narrativa eroico-professionale:

«This is what we might call the film’s heroic-professional narrative, involving […] the Hitchcockian or technocratic brand of heroism. Captain Stevens is a consummate professional, disciplined and technically skilled. By means of professionalism he pursues his mission and struggles to keep his own fragilely constructed world together in the face of such bizarre challenges as an environment that disintegrates when he gets confused and the shock of seeing another man’s face when he looks in the mirror»

(Smith, 2012, p. 10)

Professionalità, disciplina, abilità tecnica, la lotta per tenere insieme un’identità fragile e frammentata non sono gli unici elementi che accomunano questi due mondi del thriller. Per scoprire di più, trovare qui sotto il videosaggio con un confronto visivo tra il loop di Source code e i più famosi thriller hitchcockiani, individuando alcuni dei refrains più ricorrenti. A seguire troverete i punti guida alla visione. Buon divertimento!

A.A.A: Potrebbe contenere tracce di spoiler, siete avvisati!

Alfred Hitchcock’s Source Code: il confronto

Il treno

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Cary Grant in una scena di North by Northwest


Il primo elemento che salta all’occhio è l’ambientazione scenica: il treno. Molti dei film di Hitchcock sono
ambientati, se non integralmente (The Lady Vanishes) almeno parzialmente (Noth By Northwest, Secret
Agent, Shadow Of A Doubt
), su un treno. Fin dagli albori del cinematografo, il treno è una metafora del
cinema stesso
. Entrambi mezzi di comunicazione che si muovono da un punto a un altro, da un inizio a una
fine, in maniera lineare, viaggiando su rotaie e carrelli
. Allegorie di quelle velocità e accelerazione che sono
state i propulsori del progresso moderno. Movimento cinetico e cinestetico al quadrato. Inoltre è un luogo carico di mistero.

Come sottolineato dal personaggio di Bouc in Assassinio sull’Orient Express (Kenneth Branagh, 2017), esso non è altro che un gruppo di estranei, senza nulla in comune, a parte la necessità di recarsi in uno stesso
luogo e che poi non si incontreranno più.
Tutto può succedere.

Lo sconosciuto del sedile accanto

A questo punto, il protagonista conosce (apparentemente) per caso un altro passeggero (Strangers On A Train). Spesso si tratta di una donna misteriosa, seduta di fronte a lui, per cui prova un’attrazione istantanea (Source Code, North By Northwest). Ma poi accade qualcosa di terribile – una bomba, una sparizione, un complotto – e l’eroe indaga, osservando i passeggeri, per risolvere il mistero e trovare il colpevole (The Lady Vanishes). O più semplicemente, per togliersi dai guai in cui si è lasciato trascinare.

Che la partita abbia inizio!

Essendo il protagonista non un poliziotto, bensì un uomo comune, l’indagine non ha nulla del procedurale tipico del thriller poliziesco. Sembra più un gioco, una partita a carte contro il tempo, fatto rimarcato dalla presenza di orologi: al polso, in stazione, sulle banchine… Non a caso Colter, dopo aver fatto partire il conto alla rovescia, propone a Christina (Michelle Monagan) di “giocare” a immaginare le identità dei pendolari sul treno, nella speranza di individuare l’attentatore. La presenza delle carte sottolinea ancora di più questo aspetto.

Il doppio

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La donna che visse due volte (Vertigo)

Un tema costante della produzione di Duncan come quella di Hitchcock è il tema del doppio, già al centro del suo esordio Moon (2009) con Sam Rockwell. Il doppio frammenta l’integrità di partenza del protagonista, costringendolo ad agire per non perdere né perdersi. Accade a Colter vedendosi riflesso nello specchio con un’altra faccia, a Scottie in Vertigo, quando osserva Madeleine/Judy davanti al dipinto nel museo. Riflessi, visioni, segni lasciati sui finestrini, mentre fuori il paesaggio corre.

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Alla fine, rimane solo un treno, contenitore di immagini e sogni e storie che si incrociano per qualche breve attimo. Uno spaziotempo in movimento all’interno di un altro spazio – il paesaggio – e un altro tempo – il viaggio -, incastonati nel set più ampio del Tempo e della Storia. Tempi e vite doppie, in parallelo. In cui la partita si gioca all’infinito, sempre uguale a sè stessa, sempre diversa. Come una partita a carte. È un illuso Colter, che pensa di poter creare il proprio tempo – saltare giù dal treno in corsa, evitare l’esplosione, arrivare a destinazione, riscrivere il finale della propria storia – o è solo una mano di fortuna, in attesa che un altro asso esca? Nel frattempo, il treno continua a correre, all’infinito, senza fermarsi.

Bibliografia

DAVID L. SMITH, “Everything’s Going to Be OK”: Source Code and the Dramas of Desire (Journal of Religion & Film 16:2, ottobre 2012, Università del Nebraska)

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