Social Distance: una miniserie sul e durante il COVID-19

Social Distance è una miniserie antologica rilasciata da Netflix il 15 Ottobre 2020. La serie è stata girata durante la pandemia con riprese amatoriali e all’inizio di ogni episodio è riportata la data esatta relativa alla storia che ci stanno per raccontare. L’intento è quello di offrire uno spaccato di vita durante la quarantena da diverse prospettive e affrontando le molteplici e complesse situazioni con cui ognuno di noi si è trovato costretto a convivere. Proposito apprezzabile, ma il risultato lo è altrettanto?

Social Distance
Panoramica dei personaggi presenti negli 8 episodi di Social Distance

Le nuove finestre sul mondo

Già dal primo episodio è facile notare come durante il lockdown il principale portale sul mondo fosse inevitabilmente rappresentato dalla tecnologia. Per comunicare, per distrarci e per informarci internet è diventato non solo importante, ma fondamentale. Non a caso noi spettatori siamo spesso allineati con telecamere o display di qualche tipo, tramite cui osserviamo i protagonisti della storia; a volte, invece, vediamo direttamente i display. Non è la prima volta che un prodotto mediale contemporaneo evidenzia il ruolo della tecnologia così esplicitamente (su un altro versante, un’altra serie antologica come Black Mirror mette la tecnologia al centro delle sue narrazioni con risvolti spesso al limite della distopia), la cosa interessante qui è constatare come la distopia (se così vogliamo chiamarla) in questo caso fosse reale.

Social Distance
Marsha Stephanie Blake e Danielle Brooks con la madre nell’episodio 3

Tutti noi eravamo effettivamente costretti a servirci della tecnologia anche per cose per cui prima era sufficiente uscire di casa. Basti pensare allo smart working che vediamo nel terzo episodio o alle riunioni degli Alcolisti Anonimi nel primo, per non parlare del funerale online che vediamo svolgersi nel secondo episodio. Le videochiamate con zoom avevano sostituito le chiacchierate al bar e i social, nati per raccontare la nostra vita agli altri, erano diventati la nostra vita.
La suggestione viene creata facilmente dato che tutti noi abbiamo purtroppo dovuto sperimentare tutto questo. Ma la suggestione non basta. Ad emergere dovrebbero essere le situazioni specifiche, i singoli dilemmi e le singole frustrazioni che ci hanno accompagnati in questi mesi. Il dramma della Social Distance appunto, magari stemperato da momenti spensierati e sorrisi strappati.

Tutto fumo…

Kylie Liya Page nell’episodio 7

Dicevamo che l’intento di Social Distance era di mostrarci le varie situazioni durante la quarantena, da quelle più leggere a quelle più problematiche. Il tono vorrebbe mantenersi in una sana via di mezzo, alternando all’interno di ciascun episodio momenti scherzosi a veri e propri drammi. In realtà quello che si viene a creare è un mix mal bilanciato di leggerezza e depressione. Facciamo qualche esempio per capirci meglio.

Nel secondo episodio viene rappresentato un funerale online tramite zoom. La situazione, già alienante di suo, risulta ancora più assurda se la uniamo ai battibecchi della famiglia che vi partecipa. Battibecchi che dovrebbero alleggerire il tema della morte e del lutto, ma che in realtà sfiorano l’insensatezza con le nipotine che si distraggono col cellulare durante il funerale del nonno e l’interferenza di un balletto pornografico durante la celebrazione.

In compenso, nel settimo episodio, la storia dolce e senza troppe pretese di una ragazza alle prese con la sua cotta si conclude con un risvolto imprevisto in cui vengono fuori temi razzisti molto forti in meno di due minuti. Non che il razzismo non sia un tema importante, anzi. Il problema è che nell’economia della storia tra due normali adolescenti stona e soprattutto risulta poco credibile; la verità “nascosta”, colpo di scena dell’episodio, viene fuori infatti dai social sui quali l’adolescente aveva passato tutta la giornata senza accorgersi di questo piccolo grande dettaglio. E come se non bastasse, giusto per mettere altra carne al fuoco, a fine episodio irrompe il tema delle proteste per il “Black Lives Matter” in America, senza troppe spiegazioni e collegandolo grossolanamente con l’intera vicenda.

…E niente arrosto

Social Distance
Ali Ahn, Peter Scanavino e suo figlio nell’episodio 5

In Social Distance troviamo quindi troppi temi, quando una serie antologica dovrebbe dedicare ad ogni episodio un tema più o meno mirato per approfondirlo al meglio; e troppi toni diversi che non riescono a trovare un equilibrio convincente tra di loro. In tutto ciò qualche parola va spesa anche per i messaggi più impliciti che emergono da certi episodi. Senza dilungarmi nei dettagli o nelle polemiche, spesso sembra emergere un certo scherno nei confronti dei personaggi che più tengono alle misure di sicurezza; inoltre, la stessa situazione dovuta al COVID-19 spesso viene affrontata con quella che pare essere una scarsa consapevolezza.

Nel quarto episodio una coppia gay in crisi per la forzata convivenza decide di movimentare il tutto facendo una cosa a tre. È vero, spesso viene sottolineato quanto sia importante che il ragazzo in questione sia stato molto attento durante la pandemia (e spesso sembra quasi prendersi gioco di tanta attenzione per l’igiene), ma viene da chiedersi perché tra tante opzioni si dovesse ricorrere proprio ad un threesome durante una pandemia.

Tirando le somme

Alcuni membri del cast di Social Distance: Danielle Brooks (famosa per Orange is the new black, Mike Colter il protagonista di Luke Cage e Oscar Núñez di The Office)

Prima di concludere qualche parola va spesa per il grande sforzo tecnico dietro Social Distance. L’idea di girare una serie durante la pandemia, cercando di coordinare tutto a distanza, a volte con attori non professionisti perché parenti e conviventi degli attori principali è lodevole.

Ma nonostante il grande sforzo fatto per le riprese (per cui rimandiamo ad un video behind the scene molto interessante) e il proposito ammirevole, la serie di base non riesce a trovare un suo equilibrio.
Anche le storie più piacevoli hanno una loro nota stonata, spesso dovuta ad un sovraccarico di argomenti che genera solo confusione. Un vero peccato perché si intravedono comunque qua e là degli sprazzi genuini di pura sofferenza o piccoli momenti di gioia tra il grigiore di quella realtà che è stata la quarantena. Forse era ancora troppo presto per focalizzare bene l’obiettivo di una serie su una realtà ancora così fresca e minacciosa.

Video Behind the scenes di Social Distance

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