Da sinistra: Billy Butcher (Karl Urban), Hughie Campbell (Jack Quaid), Kimiko (Karen Fukuhara), Frenchie (Tomer Kapon), LM (Laz Alon

Attenzione: alto contenuto di spoiler! Il 26 luglio 2019 usciva su Amazon Prime Video la prima stagione di The Boys, tratta dall’omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson; il 9 ottobre 2020 è andato in onda l’ultimo episodio della seconda stagione. The Boys solo riduttivamente può essere descritta come una serie sui supereroi. L’idea che sta alla base di tutto si discosta dalla classica dinamica dei buoni contro i cattivi di turno.

Dietro i supereroi del mondo di The Boys c’è la multinazionale Vough che li gestisce come personaggi dello spettacolo, tra immagini da preservare e gadget da vendere. E i paladini della giustizia indossano tutti una maschera dietro alla quale, il più delle volte, troviamo i vizi più osceni se non pura crudeltà. Un po’ come gli Dei dell’antica Grecia che possedevano tutti i vizi degli umani amplificati data la loro natura divina.

I protagonisti della serie lo hanno potuto vedere di persona: Hughie ha visto morire la sua ragazza Robin trapassata da A-Train che andava a pazza velocità sotto uso di droghe; Starlight, non appena entrata nei Sette, vive in prima persona le dinamiche subdole della Vough e dello stesso team di supereroi. La moglie di Butcher, Becca, viene stuprata niente meno che dal leader dei Sette, Patriota. Per questo, insieme agli altri membri del gruppo (LM, Frenchie e Kimiko) lottano per sabotare la Vough con ogni mezzo possibile. La prima stagione si era conclusa con una gigantesca rivelazione: Becca, la moglie di Butcher, è viva e con lei il bambino frutto dello stupro di Patriota. Butcher lo scopre nel finale di stagione, stupendosi almeno quanto noi. Sono molte quindi le domande rimaste in sospeso, ma soprattutto tutti ci siamo chiesti: la seconda stagione riuscirà a non deluderci?

Politically correct? No, grazie.

The Boys
Queen Maeve (Dominique McElligott) nell’episodio 2×02

The Boys non è, appunto, solo una serie sui supereroi; la storia racchiude dinamiche più complesse e anche temi importanti. Temi che, però, si rifiutano di seguire il classico politically correct che anzi, con ottime trovate, viene deriso evidenziandone l’incoerenza di fondo.

Facciamo qualche esempio

L’esempio più evidente è sicuramente quello di Queen Maeve; Maeve è bisessuale, come già ci era stato rivelato nella prima stagione, ma l’ha sempre tenuto segreto per paura che Patriota venisse a conoscenza della sua vita privata e in qualche modo sfruttasse la cosa a suo vantaggio. Il leader dei Sette lo viene comunque a sapere e non esita a rivelarlo in diretta televisiva durante un’intervista. Maeve e la sua compagna, Elena, vengono travolte da spot, film e trovate di vario genere che mirano tutte ad esaltare una Brave Maeve, fiera di far parte della comunità LGBT.

La Vough ha colto subito la palla al balzo, cavalcando l’onda del politically correct per cui avere una lesbica nei Sette è solo un punto a loro favore per l’esaltazione della diversità. Peccato che dietro a tutto ciò emergono strategie che consigliano ad Elena di vestirsi in modo più maschile per “normalizzare” la loro relazione imitando di fatto le coppie etero.

The Boys
Da sinistra: Stormfront (Aya Cash), Starlight (Erin Moriarty) e Queen Maeve (Dominique McElligott) nell’episodio 2×05

Lo stesso meccanismo si ripete per l’esaltazione del femminismo con l’entrata di Stormfront nei Sette. È la prima volta che ci sono ben tre donne all’interno del team e lo slogan “le ragazze ce la fanno” diventa subito un ritornello della Vough a cui si accompagnano interviste basate su domande come “Le ragazze sono migliori come eroi?”. In compenso le supereroine sono costrette ad indossare costumi aderenti che lasciano ben poco spazio all’immaginazione, a sottolineare come lo sguardo maschile sia comunque la cosa che conta per il successo di una donna.

Si potrebbe andare avanti con il tentativo di Ashley di fare entrare Blindspot nei Sette, in quanto cieco; o con il ritorno di A-Train nel team alla fine della stagione perché di colore e quindi ideale per superare il nazismo di Stormfront. The Boys rende evidente il politically correct e le sue contraddizioni, per poi mostrare come tutto ciò che si tende a ingigantire semplicemente già esiste nella quotidianità, anche senza slogan semplicistici e spot dedicati.

Strizzate d’occhio allo spettatore

The Boys è consapevole degli espedienti escogitati da varie serie tv ed è altrettanto consapevole del suo pubblico. Sa che lo spettatore ormai è preparato alla sorpresa ed ha imparato a prevedere morti e storie d’amore. Per questo The Boys scherza con lo spettatore e così per un momento gli fa credere che Madelyn Stillwell non sia morta (quando sarebbe stato davvero difficile giustificare la sua sopravvivenza), o che Stormfront potesse essere un personaggio positivo nella sua schiettezza; perfino la regia usa una serie di escamotage che ormai siamo abituati a classificare come ingannatori. Un esempio su tutti: nell’episodio 7 i piani alternati di Hughie e Starlight mentre corrono cercandosi a vicenda all’interno della Vough Tower, induce il sospetto che in realtà i due non si stiano per incontrare ma che siano in zone diverse dell’edificio. La sorpresa sta proprio nel fatto che effettivamente i due si riuniscono.

The Boys
Starlight (Erin Moriarty) e Hughie (Jack Quaid) nell’episodio 2×07

Accanto a quelli che possiamo chiamare “finti colpi di scena” abbiamo quelli veri in cui the Boys è così abile. La seconda stagione sicuramente ce ne riserva tanti: da Stormfront che si rivela essere una nazista nata cento anni fa ad A-Train che all’ultimo aiuta i nostri protagonisti, alle teste che esplodono per colpa (come ci viene rivelato alla fine) della deputata Neuman. E di fronte a tutti questi plot-twist ci ritroviamo come Hughie di fronte al suicidio di Fiaccola a chiederci che diavolo stia succedendo.

In conclusione…

Si può dire che la seconda stagione di The Boys non ci ha delusi, anzi. Con l’introduzione di nuovi personaggi (Stormfront, Kenji, Ryan ed altri) è riuscita a non perdersi nel qualunquismo ritagliando momenti d’introspezione preziosi per ognuno di loro. Da Patriota che vediamo dover interpretare una figura paterna che lui non ha mai avuto, fino alla più marginale Ashley, così stressata e terrorizzata da perdere i capelli. È vero, Hughie, il protagonista indiscusso della prima stagione, qui risulta essere un po’ meno centrale. Eppure, alla fine la sua stessa ammissione di aver bisogno di tempo da passare da solo per riprendere in mano la sua vita ci fa un po’ pensare che forse anche questo fosse voluto. Con una trama così fitta ci sarebbe ancora molto di cui parlare. Per ora fermiamoci qui, attendiamo la terza stagione e speriamo che The Boys continui a non deluderci.

The Boys
Billy Butcher (Karl Urban) nell’episodio 2×07

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