Fellini degli Spiriti: ritratto pittoresco di un cineasta

Per tre soli giorni è stato proiettato nelle sale di tutta Italia un piccolo ma preziosissimo gioiello di storia del cinema. Fellini degli Spiriti ci restituisce un formidabile riassunto della vita del “Maestro”, così chiamato dai suoi attori, ma anche dai numerosi amici di cui era circondato. Fellini era un personaggio molto particolare, che merita oggi di essere analizzato su svariati livelli. Anselma Dell’Olio, la regista del documentario, ha compiuto uno splendido lavoro di ricerca di interviste inedite e dichiarazioni di diversi conoscenti, amici, studiosi, storici, registi, musicisti e attori che, nel corso della loro vita, hanno avuto a che fare con Fellini. L’intero documentario è accompagnato da inserti fumettistici, rappresentazioni dei numerosi sogni dell’Autore. Oltre alle interviste e alle rappresentazioni grafiche dei sogni, Fellini degli Spiriti ospita al suo interno diversi spezzoni dei film più emblematici dell’autore.

Il creativo

Il documentario si sviluppa su diversi temi – chiave, propri della personalità del regista Federico Fellini. Una di queste costanti è rappresentata dalla sua grande spiritualità, la parte più mistica di lui. Ciò gli consentì, nel corso della sua vita, di osservare e vivere la vita in maniera del tutto asimettrica e bizzarra rispetto ad una “vita normale”. È proprio questo che Anselma dell’Olio tenta di comunicare allo spettatore: un focus su una personalità influente e inquieta allo stesso tempo. Adorava il mistero e l’aspetto misterioso del mondo, che poi provava a restituire sul grande schermo. Fellini era molto appassionato di Jung e della sua linea psicanalitica (lo studio di Jung influenzò tantissimo le sue successive produzioni). Un’altra passione sempre presente nella vita dell’Autore era quella di viaggiare. Il viaggio si configura in Fellini come l’uscita dai propri limiti protettivi e il conseguente affronto dell’inconscio: la parte più misteriosa (e pericolosa) di noi stessi.

Federico Fellini rappresenta sé stesso in una delle vignette dei suoi sogni

Il viaggio

Il regista amava molto i treni e le stazioni: il documentario inizia con un omaggio al film I Vitelloni, del 1953, con la scena della partenza del treno. Il rapporto tra Fellini e i viaggi è in qualche modo controverso: era affascinato e allo stesso tempo intimorito da essi. Ciò che gli incuteva timore (ma anche una grande curiosità) era il fatto di partire, senza mai sapere dove si sarebbe arrivati. Questo enorme dubbio gli impediva di lasciarsi andare totalmente a viaggiare fisicamente altrove (salvo pochi viaggi reali che effettivamente fece), quindi arrivò a teorizzare che il vero viaggio è quello che si compie dentro sè stessi. Questo tema è uno dei grandi miti narrativi della produzione felliniana; i film di Fellini raccontano o un viaggio sognato, o un viaggio fatto. La Dolce Vita è un viaggio nell’inautentico, mentre Amarcord nella memoria. Fellini “faceva dei viaggi verso l’avventura umana”, amava il pericolo, perdersi, ascoltare le voci…

Ritorno dai viaggi con piccoli dettagli inutili e strazianti, che mi suscitano malinconia…

Federico Fellini

Scena del treno, tratta da I Vitelloni, 1953

L’avvicinamento a Jung e la svolta esoterica

Ci furono due incontri decisivi che determinarono altrettante svolte nella vita del Maestro: quello con Ernst Bernhard e quello con Gustavo Rol. Bernhard, psicanalista e studioso di Jung, diventò il mentore di Fellini. Dopo l’incontro (casuale) tra i due, Fellini iniziò ad appassionarsi assiduamente alle teorie psicanalitiche di Jung. Per lui Jung era una specie di “mago”,

Jung è uno scienziato veggente che ha toccato le corde più profonde e sacre del mistero umano.

Federico Fellini

I celebri film cult 8 ½ (1963) e Giulietta degli Spiriti (1965) sono i due grandi lungometraggi di Fellini, creati sul retaggio psicanalitico di Bernhard e sulla scia dello studio di Jung. Entrambi fuori da qualsiasi tipo di schema cinematografico convenzionale, sono realizzazioni di un diverso modo di comunicare. Quello utilizzato da Fellini è il linguaggio dei sogni, criptico ed enigmatico, essenziale e profondo, ma soprattutto molto sincero. È per questa sua caratteristica che, attraverso i simboli, si distingue dal linguaggio concettuale (più superficiale e menzognero). È possibile affermare che la gran parte dei film di Fellini derivino in qualche modo dall’analisi degli studi di Jung.

Un pezzo di un sogno di Fellini, tratto dal Libro dei sogni

I sogni e la magia: l’essenza della vita di Fellini

Dopo il viaggio, il sogno costituisce un altro punto cardine della vita e della produzione di Fellini. Tutti i film dell’Autore sono pieni di magia, come se l’aspetto di incuriosito stupore dovesse ipnotizzare lui stesso ma anche lo spettatore. Anselma dell’Olio ci restituisce perfettamente la concezione di Fellini riguardo la dimensione onirica: per lui il sognatore è un ospite nel suo sogno e non sa cosa gli sta per capitare da un momento all’altro ma è anche il creatore del suo sogno. I luoghi hanno un ruolo fondamentale nella spiritualità di Fellini: erano presenti, nella sua vita, dei luoghi “energicamente forti”, che gli evocavano delle presenze, degli spiriti, delle voci che passeggiavano insieme a lui (es. Via dei Cessati Spiriti a Roma)… Tutto ciò è testimoniato e documentato dalle numerose voci presenti nel documentario, che ricordano il Maestro in modo tenero ma anche solenne. Ciò che si evince dalle interviste a Fellini è il fattore esoterico, sempre presente e forte nella sua personalità, così come nei suoi film: per lui fare un film è sempre stato uno strumento per raggiungere la realtà spirituale.

Sogno di Fellini

L’uso del colore

Fellini conferiva all’immagine qualcosa di nuovo, di pulito, che consentiva all’occhio umano di percepire un’inquadratura netta e luminosa. Anselma dell’Olio ha scelto di dare un’importanza inedita relativamente all’uso del colore nei film di Fellini. Forse perchè fu uno dei primi grandi registi in grado di fornire al colore un valore emotivo: la composizione di alcune scene colpisce per la scelta perfetta dei colori, per gli accostamenti cromatici inauditi, bizzarri e performanti. Fellini amava le figure, le immagini e le fotografie. Nelle sue inquadrature, è inevitabile notare quella spinta perfezionista che egli aveva nei confronti dei colori, delle prospettive, dell’imponenza emotiva anche del bianco e nero. Solo un mago del cinema poteva rendere commoventi degli aspetti prettamente tecnici del grande schermo.

Scena tratta dal film Giulietta degli Spiriti, 1965

Federico sapeva leggere dentro l’anima delle persone

Un’amica

La musica (mancata)

La musica per Fellini è come una “voce costante che è tra le creazioni artistiche la più misteriosa”. Esisteva una sorta di alchimia magica tra le immagini di Fellini e la musica di Nino Rota, suo compositore di fiducia. Rota traduceva le sensazioni di Fellini in musica, in maniera davvero analoga al rapporto simbiotico tra Angelo Badalamenti e David Lynch. Quando nei film di Fellini iniziava una particolare musica, allora lì, proprio in quel punto, c’era l’intuizione di un momento particolare e misterioso all’interno del film. L’ultimo film di Fellini, La voce della luna , è stato realizzato senza musica. Per Fellini la musica era uno dei motori dell’esistenza e la sua assenza ci indica che il mondo ha ormai perso il suo significato. Si tratta di un film sulla vecchiaia, in cui tutto è disperso e distorto. Fellini stesso, in una delle sue ultime rappresentazioni fumettistiche di un sogno, si descrive e definisce come il “disperso dei dispersi”, come ad indicarci un misterioso ed oscuro presagio sulla fine della sua vita e anche, purtroppo, dei suoi meravigliosi sogni.

Marcello Mastroianni e Federico Fellini in uno degli scatti più eloquenti della loro amicizia

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