Ricordando Ennio Morricone: grazie maestro!

Ennio Morricone è riuscito a incantare il mondo intero, grazie al suo stile unico e poliedrico, lasciando un’eredità culturale senza precedenti. La sua musica ha scosso le immagini e col tempo ha saputo andare anche oltre il semplice immaginario cinematografico. Basti pensare anche solo a qualche mese fa, quando alcune delle sue opere come Nuovo cinema paradiso suite, il tema principale di C’era una volta il West e quello di Mission venivano suonate prima sui tetti di Roma e poi sul Canal Grande di Venezia per accompagnare l’Italia durante gli ultimi momenti del fatidico lockdown.


Non esistono parole per descrivere questa terribile perdita e in questi casi, come ci ha insegnato la sua musica, le parole non servono a nulla. Con gli occhi ancora lucidi, noi di Cinewriting vogliamo rendergli un ultimo omaggio ricordandovi alcuni dei film caratterizzati dalle sue intramontabili colonne sonore. Una raccolta di 15 titoli che anche grazie al genio del maestro sono scolpiti nella storia del cinema.


Le leggende non muoiono mai!

“Io penso che, quando fra cento, duecento anni, vorranno capire com’eravamo, è proprio grazie alla musica dei film che lo scopriranno”

Ennio Morricone

15: The Hateful Eight

Dopo un primo fallimentare tentativo, il sogno divenne realtà per Tarantino che finalmente riuscì a servirsi del genio del maestro nella sua totalità. Le atmosfere western sono un tuffo nel passato per Morricone, un ritorno tanto caro alla sua memoria che gli valse finalmente la famosa statuetta ai Premi Oscar 2016, dopo ben cinque nomination e l’Oscar onorario alla carriera. Il maestro rielaborò alcune sonorità già usate nel film La Cosa, rendendole più complesse, grazie anche ad un apparato strumentale più elaborato.
L’oboe e la notevole estensione dell’organo generano una tensione lugubre e ansiogena del tutto in sintonia con il racconto filmico, dove la melodia del carillon si rivela essere ancora una volta sapientemente inserita. Impossibile non citare L’ultima diligenza di Red Rock, Overture e Neve, tra le tracce più ricordate.

14: La cosa

Se questa pellicola è diventata un cult, nonché una brillante fusione tra il genere horror e quello fantascientifico, lo si deve anche alle inquietanti atmosfere generate dalle note di Ennio che accompagnano lo spettatore tra le lande desolate dell’Antartide. Humanity (Pt1) e (Pt2), con il loro ritmo incalzante, aiutano a trasmettere quell’opprimente senso di claustrofobia ricercato da Carpenter. L’organo svolge poi una funzione primaria con lo scopo di risultare straziante e trasmettere tutta l’angoscia provata dai personaggi che, come topi in gabbia, sono rinchiusi dentro quattro mura e devono sopravvivere. Il tema principale, con la sua andatura quasi ipnotica, è giocato sulla semplicità ma non per questo meno efficace, anzi; introduce pienamente la paranoia e ossessione che il film vuole suscitare nello spettatore.

13: indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Il ritmo scandito dal molleggiare del marranzano, il mandolino suonato come clavicembalo e la melodia straniante del sax soprano fanno da cornice al ghigno beffardo di un insuperabile Gian Maria Volontè. Ingredienti inseriti con arguzia che rendono la colonna sonora assolutamente grottesca, umoristica e claustrofobica. Trasmette insieme alle immagini la teatralità del potere e con i suoi motivetti ne gonfia l’iperbole e ne chiarisce il gioco delle maschere messo in scena, oltre che ricalcare la personalità disturbante del protagonista. Insomma, il genio del maestro è totalmente in sintonia con la volontà di denuncia del regista Elio Petri, rendendo così la pellicola un capitolo fondamentale del cinema italiano.

12: I giorni del cielo

Se ce una qualità del maestro che merita particolare attenzione, è senz’altro la sua capacità di adattarsi quasi senza sforzo, ad ogni situazione cinematografica, e la pellicola di Terrence Malick ne è un perfetto esempio. Fatta eccezione per qualche traccia composta da altri autori (come Enderlin), Ennio realizza l’intera colonna sonora prendendo spunto dall’opera Il carnevale degli animali del compositore  Camille Saint-Saëns. Il film trasmette così i sentimenti dei due protagonisti in maniera delicata e toccante, spostando perfino i dialoghi in secondo piano. A mettere le parole in ombra però è anche l’innegabile lavoro della fotografia, vincitrice del Premio Oscar 1979. Anche Morricone ottenne la sua prima candidatura agli Academy Awards ma quell’anno vinse un altro italiano, Giorgio Moroder con Fuga di mezzanotte. Il maestro si rifarà in seguito, vincendo il BAFTA dello stesso anno.

11: Novecento

Novecento è anche un esperimento umano a detta dello stesso regista: mette insieme l’intimo dei personaggi a cui ci affezioniamo in confronto con quello che è un sogno collettivo, la storia, l’epica. E chi altro sennò la creatività del maestro poteva accompagnare e fare da cornice a questa incredibile pellicola firmata da Bernardo Bertolucci?
Ennio scelse il clarinetto come primo strumento in modo da rappresentare con maggiore enfasi sia l’odissea in cui si ritrovano i due protagonisti che per delineare al meglio l’enorme affresco storico di cui il film si pone l’obiettivo. Inoltre, una particolare sensibilità romantica è in pieno vigore e lo dimostrano nello specifico alcune delle tracce realizzate come Romanzo, che riprende toni enfatici e solenni con fortissimi richiami alla tradizione lirica ottocentesca italiana, il tema di Ada (al pianoforte) e Apertura della caccia.

10: Navajo Joe

Navajo Joe è stato un titolo abbastanza travagliato che solo in seguito, grazie anche al lavoro di Ennio, venne rivalutato. Il ritmo delle percussioni, ispirato dai tamburi di guerra, fa da sfondo ad una serie di cori che rievocano il nome del protagonista, con un tono bellico/celebrativo, come se volessero trasportare lo spettatore nel mezzo di un sanguinoso scontro. Il grido intonato del nome Navajo Joe sovrapposto anche a versi di guerra, fa sì che il tema principale del film risulti una straordinaria caratterizzazione del personaggio. Il maestro poi unisce saggiamente una componente più tradizionale alla calorosa musica dei vaudeville, muovendosi così su più piani, grazie a tracce come The Peyote Saloon. La colonna sonora del film di Corbucci, proprio per la sua particolarità è stata poi ripresa da Tarantino in Kill Bill: Volume 2.

9: Il mio nome è nessuno

Leone e Valerii uniscono con il western classico e quello leoniano anche il fagioli-western comico: chiamano come protagonisti Henry Fonda e Terence Hill e, mettendoli insieme, creano un riuscitissimo metawestern in cui il tema serio e crepuscolare mito/realtà, si stempera con leggerezza fra elegia e commedia. Qui Ennio rende il giusto omaggio ad entrambe le componenti, realizzando un tema principale in perfetta sintonia con il personaggio di Terence Hill (leggero, allegro e spensierato), poi tracce più enfatiche e dai toni mitici e solenni come Il Mucchio selvaggio.

8: Gli intoccabili

Quando si parla del film diretto da Brian De Palma, non si può fare a meno di ricordare la grandiosità orchestrale costruita e messa insieme da Ennio Morricone. Il maestro riprende sia le melodie che i toni swing dell’epoca, riadattandole per l’occasione e dando così la luce a brani come Al Capone e The Man with the matches in grado di evocare la tensione necessaria e ricercata dal film.Dopo aver lavorato con abilità su arrangiamenti cupi, Ennio da energia e forma a una colonna sonora senza tempo, come lo è d’altro canto la pellicola stessa.

7: Mission

Ennio Morricone tentennò inizialmente nell’accettare l’incarico, visto che il film non necessitava a primo sguardo dell’ausilio musicale. Il regista Roland Joffè lo fece però tornare sui suoi passi e per fortuna oserei dire. Grazie a questo film il maestro ottenne una candidatura come miglior colona sonora agli Oscar 1987, vinse il BAFTA e il Golden Globe dello stesso anno. Gabriel’s Oboe resta uno dei brani più celebri della storia del cinema, caratterizzato dalla delicata melodia dell’oboe sopra una partitura di archi che ne amplificano l’intensità. L’intera colonna sonora riprende poi le sonorità caratteristiche delle tribù indigene e le unisce a partiture più celebrative tipiche del repertorio del maestro. Basti pensare ad alcuni brani come River oppure a On earth as it is in heaven per notare il tono arcaico.

6: La leggenda del pianista sull’oceano

Qui la colonna sonora si erge da vero e proprio co-protagonista, affiancando al comando un formidabile Tim Roth. Ennio Morricone collabò con diversi artisti come Cicci Santucci (storico jazzista italiano) per ricreare con attenzione e parsimonia un intero capitolo del Novecento, contrassegnato da attimi di virtuosismi musicali e di puro jazz, La pellicola di Giuseppe Tornatore si dimostra una profonda immersione nel secolo scorso, facendo vincere nel 2000 un Golden Globe al maestro. Impossibile non ricordarsi del brano Lost boys calling realizzato insieme a Roger Waters e con gli assoli di chitarra elettrica eseguiti da Eddie van Halen.

5: Nuovo Cinema Paradiso

Altro titolo indimenticabile nato dal sodalizio tra Ennio Morricone e il regista Giuseppe Tornatore. Il tema principale, affidato in particolar modo alla delicata melodia del pianoforte, è composto da sinfonie orchestrali di stampo classico, in grado di suggerire un profondo senso malinconico e struggente, ma anche uno più smaccatamente leggero e celebrativo.
Il brano Infanzia e maturità realizzato oltre che dal pianoforte, viene sviluppato anche sulla melodia del primo violino, per enfatizzarne l’essenza. Non a caso è inserito durante gli attimi più delicati del film.

4: Per un pugno di dollari

“È molto semplice. Mi telefonò Ennio Morricone e mi disse: ‘Sandro, vieni giù un momento, in sala, che c’è da fare una fischiatina’. Beh, era davvero una fischiatina, nulla di più, ma pensa a cosa è successo dopo…”

Alessandro Alessandroni

In Per un pugno di dollari, la musica assunse un’importanza fondamentale per connotare l’identità e la novità del genere. Ennio Morricone sì allontana decisamente dalle pompose e dolciastre partiture orchestrali di tanti film hollywoodiani, componendo più che una musica, un effetto di straniamento. Con una strumentazione più moderna, anticonvenzionale e anacronistica (composta da strumenti elettrici e strumenti della tradizione italiana decontestualizzati), i temi melodici diventano meno retorici, dimostrando così un segno di riconoscibilità e distinzione, destinato tutt’oggi a fare scuola. L’esempio più significativo è senz’altro il fischio di Alessandro Alessandroni che ne ha reso celebre la colonna sonora, smentendo così tutti coloro che pensavano che un western distante dai metodi statunitensi non avrebbe mai avuto successo.

3: C’era una volta in America

“L’idea di poter dare la voce del mio flauto a uno dei più grandi autori della musica mi dà una gioia indescrivibile. Cockeye’s Song è stata un’esperienza unica per me”

Gheorghe Zamfir

Con questa leggendaria pellicola terminò uno dei sodalizi più proficui e importanti per la carriera del maestro. Qui la musica si muove su due brani in qualche modo dominanti: Il tema di Deborah e Cockeye’s Song. Il primo, scritto in origine per un altro film ma poi scartato, si rifà più alla musica leggera sinfonica, suggerendo un profondo senso malinconico. Il secondo invece doveva dare intensità drammatica a certe scene. Per questo Ennio pensò al flauto di Pan e ai virtuosismi del flautista romeno Gheorghe Zamfir.
Nel film ci sono anche due canzoni pop nel vero senso del termine: Amapola e Yesterday dei Beatles. Inutile dire che il maestro fece incetta di premi e riconoscimenti per questa pellicola.

2: C’era una volta il West

“Morricone mi dà tre note senza una scrittura fatta di sospensioni, tempi, armonie. E mi dice: lavora su questo schema. Leone vuole il massimo della semplicità”

Franco De Gemini

Ci sono scene come l’arrivo di Armonica nella stazione che si connotano per l’urlo inquietante di un’armonica a bocca. A inventarsi quel suono è stato Franco De Gemini, armonicista di assoluto valore, che lo ha riadattato a seconda dell’occasione. Inizialmente le note erano tre, ma Morricone fu costretto a semplificarle poiché Charles Bronson non riusciva a sintonizzare i movimenti seguendo la colonna sonora mentre giravano. Da tre allora divennero poi due, e l’effetto con cui l’attore dimostra il proprio agio è davvero dirompente. Il tema di Jill, legato al personaggio di Claudia Cardinale, è anche il tema principale, ed è cantato dalla straordinaria Edda Dell’Orso. Senza di lei, Ennio non avrebbe mai pensato di mettere una voce femminile in un western.

1: Il buono, il brutto, il cattivo

“La mia colonna sonora più bella per i film di Leone è quella de Il buono, il brutto, il cattivo”

Ennio Morricone

Impossibile non pensare al genio del maestro quando si parla di questo capolavoro. A cominciare dal motivo principale, assomigliante all’ululato del coyote. Ennio compose una melodia di due sole note, ma di assoluta genialità, e usò tre differenti strumenti per legarla ai leggendari protagonisti. Scelse il flauto soprano per Clint Eastwood, l’arghilofono per Lee Van Cleef e la voce umana per Eli Wallach.
Barocca, complessa, con umorismo e lirismo; insomma ricca di elementi che trasportano il film verso un finale composto da mito e tragedia. Prima L’estasi dell’oro, cantata da Edda Dell’Orso, che accompagna la corsa spasmodica di Tuco. Un balletto tra le innumerevoli croci mentre la camera (fuori fuoco) gira frenetica. Poi non il solito duello, bensì un “triello”, neologismo coniato appositamente per definire questo scontro. Nel brano Il Triello, il maestro si servì appositamente della melodia della tromba per simboleggiare una sorta di giudizio divino che sta per compiersi e rendere il momento fatalmente epico. Inutile dire che ci è riuscito.

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