Milk: una storia alle origini dei diritti LGBT

Siamo ormai arrivati alla fine di giugno. E, con il volgere al termine del mese, si conclude anche il Pride Month, la celebrazione annuale dei diritti LGBTQ. Una ricorrenza che noi di Cinewriting abbiamo voluto festeggiare proponendovi una serie di film a tema, capolavori del grande schermo.

E, ormai agli sgoccioli, non potevamo non inserire nel nostro elenco un’ultima opera, che intreccia vicende private e battaglie pubbliche: Milk (2008). La storia dell’omonimo attivista, Harvey Milk, che contribuì all’affermazione, negli Stati Uniti d’America, dei diritti civili delle persone omosessuali.

Milk: il film

Milk è infatti un film che ci riporta indietro negli anni ’70, alle origini della formazione di una coscienza comune tra le comunità LGBT. La pellicola si apre in America, in un periodo di forti controversie morali. In cui le rappresentanze politiche si trovavano in precario equilibrio, tra la pregnante e bigotta morale cattolica tradizionale e, sul versante opposto, il veloce mutare dei tempi moderni.

Un racconto che grazie alle vicende del suo protagonista, il consigliere comunale di San Francisco, Harvey Milk, ci mostra le quotidiane lotte, di cittadini e rappresentanti politici, per la difesa dei diritti delle persone omosessuali. Lotte che, in realtà, si inseriscono in un periodo in cui la società archetipica tentava di cancellare tutte le conquiste fino ad allora raggiunte.

Il 1970

Il nostro racconto incomincia nel 1970, quando Harvey decide di lasciare il suo lavoro da assicuratore e trasferirsi a Castro, quartiere di San Francisco e cuore della comunità gay. Qui intraprenderà poi una forte campagna politica in difesa dei diritti dei suoi abitanti. Ma il 1970 non è solamente l’anno del nuovo inizio di Harvey. Questa è una data che in realtà, come abbiamo accennato, segna la nascita di un movimento di massa, destinato a cambiare, per sempre, la storia dei diritti civili. A questo periodo risalgono, infatti, le prime, vere rivendicazioni delle comunità LGBT, da secoli osteggiate dalla società. Manifestazioni che costituiranno, con il tempo, il famoso Pride – la tradizionale parata che promuove l’orgoglio gay e transessuale.

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Una delle prime manifestazioni gay pride, nel 1970 in America

Forse non tutti sanno che fu proprio tra il 27 e il 28 giugno del 1970 che, per la prima volta nella Storia, si organizzarono marce di gruppo finalizzate alla promozione dell’orgoglio e dei diritti delle comunità LGBT. Milioni di cittadini sfilarono uniti per le strade di Chicago, Los Angeles e San Francisco, cambiando per sempre il corso dei tempi. Ma perché questa risposta di massa, dopo tanti secoli di restrizioni, avvenne proprio nel giugno del 1970?

I moti di Stonewall: l’inizio di un cambiamento

La risposta a questa domanda va ricercata negli avvenimenti dell’anno precedente, ricordati come i moti di Stonewall. Con questo nome vengono infatti indicati gli scontri che avvennero, sul finire di giugno del 1969, tra la polizia e gruppi di cittadini omosessuali nei locali del Greenwich Village, a New York.

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La prima manifestazione successiva ai moti di Stonewall: l’inizio della formazione di una coscienza comune

In seguito all’irruzione degli agenti nel gay bar Stonewall Inn, venne a formarsi infatti una vera e propria coscienza comune LGBT. Cittadini che sentivano la necessità di tutelare i propri diritti e, soprattutto, le proprie vite (essendo queste sommosse, da parte degli agenti di polizia, chiaramente violente). Nel tentativo di difendere l’orgoglio gay, puntualmente minacciato e sovvertito, sempre più gruppi decisero allora di aderire a questa causa comune, unendosi in una lotta pacifica. Una risposta che, già dall’anno seguente, si concretizzò in marce e manifestazioni, portate avanti ancora oggi.

Milk: dopo i moti di Stonewall, alla ricerca di una tutela

Ed è proprio in questo clima, successivo agli avvenimenti di Stonewall e nel pieno della formazione di una coscienza comune delle comunità LGBT, che si inserisce la storia di Harvey Milk (Sean Penn nel film). Poco dopo l’incontro con il suo futuro compagno, Scott Smith (James Franco), i due si trasferiscono infatti a Castro, quartiere gay di San Francisco, dove sperano di poter vivere con tranquillità la propria storia d’amore. Un sogno che, purtroppo, si rivelerà impossibile.

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Harvey Milk (Sean Penn) nel film

Nonostante gli anni ’70 coincidano con un importante cambiamento nella storia dei diritti civili, non sono poche le difficoltà che Harvey e i suoi amici devono comunque affrontare. Come le continue retate nei gay bar o la diffidenza e la violenza dei loro vicini. Ma, soprattutto, dovranno lottare con le continue mozioni politiche promosse dagli americani più bigotti e tradizionalisti. Come la propaganda discriminatoria che, intorno al 1977, venne portata avanti dalla cantante Anita Bryant e dal senatore John Briggs, in risposta alla progressiva tutela, da parte dello Stato, dei cittadini omosessuali. Una triste parentesi della storia statunitense che troverà, tuttavia, proprio con Harvey (deciso a cambiare una volta per tutte le cose, candidandosi al consiglio comunale della sua città), una risposta chiara e decisa. Che cancellerà, finalmente, anni di silenzio e abusi.

Il racconto di Harvey

Il film Milk si presenta così come un racconto biografico in prima persona, lasciato su nastro dallo stesso Harvey poco prima del suo assassinio. Ormai da tempo minacciato per il suo operato, Harvey decide di raccontare parte della sua vita e delle sue iniziative politiche, così che queste possano essere ricordate dalla memoria comune. Partendo dall’incontro con Scott, ripercorre gli eventi personali e amministrativi che lo portarono a diventare consigliere comunale della città di San Francisco. E, soprattutto, un simbolo di emancipazione e possibilità per tutti i cittadini americani.

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Gli ultimi istanti di vita di Harvey nel film

Nonostante le difficoltà iniziali, la storia di Harvey è diventata infatti, col tempo, un monito delle rivendicazioni legate ai diritti civili. Un racconto che, attraverso l’illustrazione di una campagna politica, racconta in realtà la triste verità delle discriminazioni sociali. Ma, accanto a queste, anche tutta la forza della speranza. La voglia di lottare e cambiare per sempre le cose. Per tutti.

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