Crashing: come sopravvivere ai vent’anni

Avere vent’anni può essere entusiasmante e terribile allo stesso tempo. Ancora troppo giovani per essere considerati adulti a tutti gli effetti, ma troppo grandi per essere adolescenti spensierati. Le prime responsabilità bussano alla porta e, a volte, il mondo può sembrare un luogo troppo complicato. L’unico rimedio che serve sono degli amici in gamba e (a modo loro) incasinati che ci aiutino a superare tutti i problemi. Questa è, in breve, la trama di Crashing, serie britannica del 2016 ideata dall’attrice e sceneggiatrice Phoebe Waller-Bridge e disponibile su Netflix (qui potete scoprire tutte le ultime novità) in versione sottotitolata. Ecco perché dovreste recuperarla al volo!

Giovani, carini e…abusivi

Crashing segue le disavventure di un gruppo di giovani inquilini di un ospedale abbandonato. I ragazzi abitano l’edificio in qualità di property guardians: in cambio di un canone d’affitto ridotto, devono fare da custodi e rispettare una rigida serie di regole. Tra gli abitanti della proprietà ci sono Sam, donnaiolo incallito segretamente innamorato di Fred, nuovo inquilino timido e impacciato; Melody, artista francese emigrata a Londra e attratta da Colin, uomo di mezza età divorziato che arriva all’ospedale dopo essere stato cacciato di casa dalla ex; Anthony e Kate, coppia (non) proprio idilliaca in attesa di mettere da parte i soldi per un vero appartamento. La vita scorre tranquilla fino all’arrivo di Lulu (Bridge), migliore amica di Sam e con una cotta enorme per lui. Si tratta solo dell’inizio di una serie di rocamboleschi eventi pronti a sconvolgere la vita degli inquilini.

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Crashing è la serie che ha fatto esplodere il talento di Phoebe Waller-Bridge. L’autrice di Fleabag e Killing Eve, dopo una lunga gavetta teatrale, ha esordito proprio con questa dramedy pungente e sgangherata. Una specie di Friends, ma in versione squatters dall’accento britannico. Una serie che è una vera e propria guida di sopravvivenza alla giovinezza, con tutti i suoi casini e rocamboleschi girotondi sentimentali. Un trampolino di lancio strepitosamente frizzante verso il successo targato Fleabag, che (ricordiamocelo!) è valso alla Bridge 6 Emmy e 2 Golden Globes.

Una ventata di british humor

La serie si presenta con un’ironia pungente degna del miglior british humor. Il ritmo della scrittura è coinvolgente e incalzante. La trama presenta uno sviluppo più canonico rispetto a Fleabag, ma contiene già al suo interno alcuni elementi embrionali che faranno il successo della serie: personaggi assurdi e sboccati, parenti decisamente sopra le righe, tanto alcol e dialoghi senza censura. In alcuni momenti si fa viva anche la commedia degli equivoci, che Bridge riesce a giocare con maestria e talento. Si ride, e tanto.

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A rendere Crashing una serie brillante è anche il cast, davvero ben assortito. Il personaggio che brilla più di tutti è sicuramente il Sam di Jonathan Bailey (recentemente visto in Bridgerton), forse il più promettente attore della generazione millennial inglese. La “nemesi” della Lulu interpretata da Phoebe Waller-Bridge è invece Louise Ford, attrice di gran talento e compagna di Rowan Atkinson. Coglie l’occasione per dimostrare la sua bravura anche Adrian Scarborough (nei panni di Colin), uno dei caratteristi più celebri del cinema e della tv Made in UK. I fan di Being Human poi non potranno non riconoscere Damien Molony, promosso da bel vampiro a chef.

Da vedere tutta d’un fiato

Se siete in astinenza da Fleabag, non vi dispiace ridere sul sesso e soprattutto apprezzate la serialità britannica, allora Crashing è un titolo che non dovete perdervi. Per nessuna ragione!

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Unico difetto: ci sono soltanto sei episodi. Come tutte le serie tv britanniche di qualità dura poche stagioni, se non una sola. Una pecca che accomuna tanti piccoli capolavori come New BloodBig School, Catastrophe e la stessa Fleabag: ci seducono con la loro originalità e poi ci abbandonano. Anche se c’è sempre la speranza che prima o poi Netflix decida di riprendere i fili della narrazione, così come ha fatto con altre serie (basti pensare a La Casa di Carta e Cobra Kai, per esempio) che sembravano abbandonate al loro destino. Incrociamo le dita e nel frattempo godiamoci qualche sana battuta. E, soprattutto, a Phoebe Waller Bridge: grazie di esistere!

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