Honey Boy – Tra biografismo e introspezione

Otis (Noah Jupe) e James Lort (Shia LaBeouf) in una scena del film

Honey Boy è un film del 2019, diretto dalla regista di origini israeliane Alma Har’el. La sceneggiatura, scritta dall’attore statunitense Shia LaBeouf, porta sul grande schermo un’esperienza di vita autobiografica, che ci aiuta a riflette e ad interrogarci sulla natura stessa dei legami affettivi, nonché sul rapporto tra padri e figli.

Honey Boy: tra passato e presente

Honey Boy racconta la storia del giovane Otis (Noah Jupe, Lucas Hedges da adulto), un enfant prodige di Hollywood che, a soli dodici anni, inizia a riscuotere un grande successo come star televisiva. La vita apparentemente gloriosa del ragazzo è ostacolata, tuttavia, dal rapporto con il padre, scisso tra l’amore per il figlio e la gelosia per la sua fortuna.

Mentre vediamo progressivamente Otis affermarsi come celebrità, scopriamo il suo difficile rapporto con i genitori: una madre assente, perennemente arrabbiata con il vecchio compagno, e un padre tossicodipendente, James (interpretato dallo stesso Shia LaBeouf), un tempo clown di rodeo. James e Otis vivono in un triste motel, litigando spesso. E, talvolta, sfociando in veri e propri abusi, psicologici e fisici, che si ripercuotono sul minore. Eppure Otis altro non è che un semplice ragazzo, dolce e sensibile, che desidera solamente l’affetto del padre, che puntualmente fatica ad uscire.

Tutto questo si rispecchierà sulla sua vita adulta, fatta di dipendenze e scatti d’ira, che lo porteranno in una clinica di riabilitazione. Un percorso lungo e travagliato, volto all’introspezione e al superamento di alcuni traumi infantili, che ci viene proposto attraverso un sapiente bilanciamento di passato e presente, che ci mostra la prima adolescenza del protagonista e tutte le sue ripercussioni sulla vita che intraprenderà da adulto.

Honey Boy, un viaggio introspettivo

Lucas Hedges, Otis a 22 anni

La sceneggiatura di Honey Boy nasce come esercizio introspettivo, intrapreso dallo stesso Shia LaBeouf durante il periodo di riabilitazione impostogli dal tribunale (in seguito ad una serie di scandali). Su ordine della propria terapista scrisse infatti un racconto, volto al superamento dei difficili trascorsi della propria infanzia. Un racconto che, poco dopo, LaBeouf decise di far diventare un film: Honey Boy, dal soprannome datogli dal padre quando era un bambino.

Questa sceneggiatura, toccante e commovente, incredibilmente intima, porta sul grande schermo la stessa esperienza di vita del suo autore, celebre già nella prima adolescenza e segnato da un rapporto burrascoso con il proprio padre. Honey Boy è infatti un’espiazione e, al tempo stesso, un superamento di tutti i traumi subiti dall’attore quando era bambino. Un percorso difficile ed estremamente personale, che LaBeouf ha portato a termine proprio grazie al cinema, interpretando lui stesso l’origine dei suoi più grandi dolori. In un percorso terapeutico che, nel finale, sembra portare un po’ di sollievo.

Assolutamente consigliato

Honey Boy (2019)

Honey Boy è un film toccante, profondo e incredibilmente intimo, che raccontando episodi personali mette in realtà in luce la natura stessa dei legami affettivi, aiutandoci a riflettere sull’importanza dell’amore. Shia LaBeouf e Noah Jupe, perfettamente calati nei propri ruoli, ci mostrano così un capitolo delicato della vita e uno dei rapporti più confidenziali in assoluto: quello tra padri e figli.

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