Ghost in the Shell. Il film tratto dall’anime giapponese è riuscito a soddisfare le aspettative?

Ghost in the Shell

Data di uscita: 30 Marzo 2017

Genere: Azione, Fantascentifico Sci-Fi

Regia: Rupert Sanders

Sceneggiatura: Masamune Shirow (opera originale), Jamie Moss, William Wheeler, Ehren Kruger

Produzione: DreamWorks

Distribuzione: Paramount Pictures

Durata: 107 minuti

Ritorno ai tempi d’oro

Negli ultimi tempi sembra che la tendenza comune sia recuperare tutto ciò che proviene dagli anni passati. Lo spirito che si respirava tra gli anni ‘80/’90 appare ora una vera e propria ventata di aria fresca, sia per chi si stà affezionando al genere sia per chi invece rievoca la giovinezza. Ciò sembra accadere in quasi tutti i campi, dalla musica, alle arti visive fino al cinema.

Uno di questi casi è “Ghost in the Shell“, tratto dall’omonimo franchise giapponese, che con la sua atmosfera distopica Cyberpunk è riuscito ad incantare il pubblico adesso come in passato.

Ghost in the Shell

Specchio specchio delle mie brame…

Dire che questo lungometraggio sia in stretto legame con le opere animate da cui è preso sarebbe azzardato, ma di certo le emozioni non gli mancano.
La CGI ed il colorscript riescono ad essere coerentissimi con quella che è la vecchia estetica dell’anime, regalando al fruitore degli scorci ambientali davvero suggestivi ed a dir poco affascinanti. Di certo il merito va anche al genere Cyberpunk e a tutto il complesso lavoro di narrazione estetica che riesce ad essere inspiratorio in tale genere.

Non si può dire la stessa cosa però degli eventi che accadono durante il film, rappresentati in modo troppo veloce e sintetico.
La pellicola infatti non riesce ad essere evocativa tanto quanto la serie originale, nonostante le parecchie inquadrature ricostruite quasi ricalcando i frame. Al contrario si sfocia spesso nell'”Americanità” delle scene d’azione.
Il tutto risulta troppo frenetico sia in relazione ad alcuni dialoghi fondamentali, in particolare per chi non ha visto la serie, sia per la caratterizzazione psicologica dei personaggi.

Ghost in the Shell

Instabilità di spessore

In “Ghost in the Shell”, oltre il fatto che la trama è stata romanzata a causa di particolari scelte registiche più o meno condivisibili, non si ha lo stesso spessore che caratterizzava la serie originale.
Fatta eccezione per il Maggiore, interpretata da Scarlett Johansson, tutti gli altri personaggi rimangono molto anonimi, mentre al contrario nell’anime eseguono una parte di sostanziosa rilevanza drammaturgica.
D’altra parte però l’azione non manca, ed i combattimenti e gli effetti speciali, tipici dei film americani, funzionano in maniera incredibilmente soddisfacente e suggestiva.
Allo stesso modo ottima è la musica, con brani di genere Synthwave, Retrowave, Dreamwave degni delle migliori opere artistiche underground dell’internet moderno e della Cyber Aesthetic.

Questione di stile

Come detto in precedenza, l’atmosfera che offre “Ghost in the Shell” è quella di un tuffo nel passato, ma ci sono alcune differenze da sottolineare.
Il fatto che il film si concentri sull’azione lascia poco spazio alla riflessione sulla tecnologia sempre più invadente e sull’assuefazione da internet, punto focale invece della precedente produzione.
Sembra che il regista abbia voluto vedere tutto da un’altra prospettiva, ed il film pare avvicinarsi più ad un cinecomics in stile Marvel, piuttosto che ad un’opera che echeggia lo stile del paese del sol levante.

Consideriamo poi una questione delicata, ossia il White Washed nei confronti della protagonista, in quanto americana e non asiatica. Possiamo giustificarlo in maniera ottimale, e senza timore affermiamo che il cast è molto più ‘’asiatico’’ di quanto ci fossimo immaginati prima della proiezione.

Ghost in the Shell

 

Vi lasciamo al commento finale…

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Non ce la sentiamo di consigliare a tutti questo film, in quanto a nostro avviso ci vuole una buona conoscenza del brand per capire fino in fondo cosa vuole trasmettere l’opera. In ogni caso, ne raccomandiamo caldamente la visione, ma non prima di un’infarinatura sull’argomento e sulla storyline che tratta “Ghost in the Shell”.
Il film a parer nostro è riuscito, pur con qualche osso rotto, ma è godibile ed interessante, e sinceramente abbiamo visto parecchi film riguardanti Anime e videogiochi molto peggiori.

 

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