Tiro libero

Tiro libero

Regista

Alessandro Valori

cast

Simone Riccioni, Maria Chiara Centorami, Antonio Catania, Nancy Brilli, Paolo Conticini, Biagio Izzo

sceneggiatore

Valentina Capecci

produttore

Rainbow, LinfaCrowd 2.0

durata

93 minuti

Offerte
Data di uscita

21 Settembre 2017

Tiro libero. Il Cinema italiano incontra la pallacanestro con leggerezza e simpatia, ma non solo…

Tiro lbero

Trama

Dario è un talentuoso giocatore di pallacanestro, capitano di Montegranaro. Il ragazzo è pieno di sè e arrogante, ma anche idolatrato dalla città, circondato da fan e amici e coccolato dai ricchi genitori. La sua vita perfetta però cambia improvvisamente. Una fatale distrofia muscolare lo costringe a lasciare lo sport professionistico e, come se non bastasse, viene condannato ai lavori socialmente utili a causa di una denuncia dovuta all’umiliazione inflitta a una ragazza.

Tiro libero

La pena consiste nell’allenare una giovanissima squadra di disabili che risiede in un centro di riabilitazione. Il viziato e presuntuoso protagonista incontra proprio qui la volontaria Isabella, la quale crede nella bontà d’animo di Dario. Ma il percorso di crescita non sarà esattamente una passeggiata…

Poco sport, molto dramma

Mettiamo subito in chiaro che “Tiro libero” di Alessandro Valori non è un film sulla pallacanestro. E’ poco presente sia nella drammaturgia (spezzoni rapidi di partite e allenamenti), sia nei rimandi iconografici (salvo le belle apparizioni di leggende come Carlton Myers e Carlo Recalcati). Le stesse modalità di messa in scena rinunciano a una resa spettacolare, non cercano minimamente di trasmettere il senso di velocità e fisicità tipico del basket. Anzi se vogliamo c’è in questa assenza di testosterone e sudore un sottile senso parodico, un trasferimento del culto della competizione e della spettacolarizzazione americana (“Any Given Sunday”, “He Got Game”) in un contesto, quello italiano, dove vige il compromesso, lo stallo e il pareggio. In questo senso molto efficace ed intelligente è l’aver sostituito il dramma sportivo con il dramma umano, la pena con l’espiazione ed il castigo con il perdono.

Tiro libero

Dunque se di gioco, schemi, schiacciate o vita di spogliatoio si vede molto poco (e in maniera, forse, volutamente insipida) c’è una precisa ragione. Dario non è un vincente o un perdente, ma è un malato e un peccatore. L’improvviso handicap motorio riflette l’oscurità di un’anima corrotta, di un ragazzo destinato contemporaneamente al Purgatorio dello spirito ed al Calvario della carne. In effetti le vere potenzialità del film risiedono nelle frizioni esistenziali che affliggono questo antipatico e ingenuo Peter Pan (che bello il lavoro sui costumi e sulle acconciature), un bamboccio cresciuto tra genitori amorevoli ma inadeguati. Il discorso con il padre e con “Il Padre”, fondamentale e coraggiosa la tematica religiosa, è il centro nevralgico del film. Oltre alla necessaria (anche se un pò banale…) storia d’amore.

L’ambizione di un Cinema pedagogico

Tiro libero“Tiro libero” non è un film così facile da tradurre. O meglio, presenta delle dinamiche e tematiche molto riconoscibili, codificate ed “importanti” all’interno di un contesto leggero, per dialoghi, intreccio e impianto audiovisivo. A volte pare che l’equilibrio e la coerenza di questo coraggioso affresco riesca a reggere ed in parte riesce nel suo intento. Ci troviamo davanti a un esempio di Cinema pedagogico che trasmette con efficacia i suoi semplici messaggi.
Ma la semplicità potrebbe essere un’arma a doppio taglio. E di conseguenza compromettere gli incassi: lineare e preciso nella sostanza, ma poco “erotico” graficamente e scarsamente appetibile per un vasto ed esigente pubblico. Il film gode però di una distribuzione importante e merita di essere seguito, anche solo per questo inusuale approccio del Cinema italiano con il mondo dello sport.

Commento finale

Non ci troviamo davanti a un grande film, ma neanche a un prodotto privo di qualità. Ammirevole la partecipazione tra l’altro di nomi molti importanti del nostro Cinema e del nostro sport. L’unico dubbio resta sulle possibilità al botteghino, in quanto l’aspetto visivo del film è alquanto banale se non addirittura difettoso tecnicamente ed esteticamente. I punti di forza andrebbero cercati altrove, ma non escludiamo la possibilità che gli occhi esigenti ed abituati a ben altri livelli di sofisticatezza del pubblico possano condannare “Tiro libero”, un film modesto ma simpatico.

 

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